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Confessione di un angelo desolato

Con la freschezza della loro giovane età e il professionismo di musicisti maturi, cantano mettendo l'anima in ogni nota, che si tratti delle complicate armonie d'un madrigale o del ritmo trascinante di un valzer viennese. Sono tutti ragazzi minori d'età, dotati di voci di una purezza celestiale: sono "Angeli della Guardia cristiana". Il coro canta la messa domenicale nel maestoso Duomo di ***, e le sue esecuzioni sono tra gli eventi musicali più notevoli nella città. Sono trentadue componenti: otto sono ragazze. Ai ragazzi del coro non viene corrisposto alcun compenso, ma ricevono alloggio, vitto e istruzione gratuiti, a parte l'eccezionale preparazione vocale e strumentale, e il fatto che i viaggi nazionali che compiono raramente farebbero felice il più instancabile giramondo.
La sede è l'elegante palazzo settecentesco Dorigandi, diretta da don Luigi, prevosto in *** e direttore musicale del coro. Egli ne va tanto orgoglioso dei suoi pargoli che li ha voluti vestire di bianco con l'emblema nazionale, che riconosce loro il ruolo di "Giovani ambasciatori del canto dell'Italia". Sono appena reduci da una registrazione per un programma televisivo locale, e don Luigi, fiero e soddisfatto, li guarda nel loro divertimento mentre scorrazzano lungo i corridoi di marmo del palazzo, come se fossero stati su una pista di ghiaccio. Un insegnante arbitra un'animata partita di calcio, il passatempo preferito dai maschi, nell'apposito spazio esterno.
Don Luigi, infinitamente gaio, si rintana nel suo ufficio per sbrigare alcune pratiche e successivi programmi per teatro, oltre che stilare le preparazioni sui canti da tenere nel Duomo della città.
A un tratto, ode il bussare alla porta. Don Luigi invita ad entrare.
"Cristina! Accomodati! Vuoi dirmi qualcosa?"
Cristina, una voce incantevole del coro; un incanto di ragazza, un viso acqua e sapone che può e vuole raccontare tutta la gioia della vita di una quindicenne.
"Voglio confidarmi con lei; poi, mi faccia tutte le domande che vuole. Don Luigi, credo lei faccia bene punirmi! Sono una sgualdrina, o meglio una puttana non degna di cantare nel coro di Gesù!"
Il prelato non reagisce. Resta di stucco per dieci secondi.
"Santi numi! Cristina, dimmi che mi stai prendendo in giro!"
"No, don Luigi!"
"La tua età considero giusta, ma che tu vada con tanti ragazzi o uomini sposati..."
"No, solamente uno, uno del nostro coro: Matteo!"
"Il biondino! Oh, mio Dio! Egli è nipote del vescovo di ***! Cerchiamo di contenere i fatti, ma almeno dimmi, mia cara, a che età hai avuto il primo rapporto sessuale con lui?"
"Avevo dodici anni. È avvenuto casualmente. Io e Matteo ci siamo trovati da soli in casa. Non ho un bel ricordo. Tutto è durato poco. Giusto il tempo per la madre di andare a prendere all'asilo il bambino più piccolo. Da quella volta mi sono ripromessa che non sarebbe più capitato."
"Invece, che cosa è accaduto?"

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l'autore Gianmarco Dosselli ha riportato queste note sull'opera

Storia ispirata da un'intervista ad Anna B., allora studentessa di un liceo milanese nel 1991, rispondendo a una serie di domande sulla sua esperienza sessuale.


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3 commenti:

  • Anna G. Mormina il 09/07/2010 18:12
    ... la parentesi iiiiiiiiiii è diventata una faccina... ma non centra!!!
  • Anna G. Mormina il 09/07/2010 18:10
    ... ognuno di noi è diverso, ha esperienze diverse... a chi capita a 12 a chi a 18... e, per una ragaza, la sua prima esperienza, è sempre traumatica soprattutto se non è sposata (almeno, una volta era così...
    Cristina e Matteo hanno avuto la fortuna di potersi confidare con una persona che, a suo modo, ha cercato di rassicurarli, e questo, a mio parere non è poco...
    ... racconto letto tutto d'un fiato, scritto molto bene..., bravo Gianmarco
  • Michele Rotunno il 02/07/2010 19:35
    Una storia che lascia un amaro sapore in bocca. In evidenza ho notato solo una certa ipocrisia della Chiesa a salvaguardare soprattutto i propri interessi. Se leggiamo le attuali cronache è piuttosto ripetitivo.
    Comunque è un racconto che invita a meditare, profondamente.
    Molto apprezzato.
    Michele

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