- Benvenuti all'edizione delle 18. 30 del nostro Telegiornale, edizione che avrà come piatto forte il mio licenziamento in diretta - sorrido ammiccante verso la telecamera, il grande Gigi sta riprendendo tutto, siamo chiusi dentro e in cabina di regia c'è solo Michele.
- Verrò licenziato, non dico bugie. So che adesso lo share sta aumentando per cui in fin dei conti il mio direttore di rete non potrà che essere contento. Anzi per fargli guadagnare qualche soldino in più gli faccio quest'ultimo regalo - estraggo una pistola e la poso sulla scrivania.
Mi slaccio la cravatta e sbottono la camicia. Mi siedo sulla scrivania, sono brillante come se fossi al mio matrimonio.
- Sapete tutti chi sono. Non è vero. Non lo sapete ancora. Perchè questa è la prima volta che appaio "on screen". Sono Adelmo Vertute. 110 e lode alla facoltà di Sociologia di Trento, Master di II grado in Giornalismo con il massimo dei voti, decine di premi per mie varie pubblicazioni, una piccola gavetta e poi l'ultimo grande salto: il mezzo busto televisivo. Ho 35 anni. Mi reputo un fenomeno. Finalmente posso dire la mia attraverso il media che maggiormente coinvolge il popolo italiano: la televisione. Media che lentamente sta compiendo l'ingrato compito di lobotomizzarvi, ovvero ridurvi come vegetali, con tutto il rispetto per i vegetali.
Il mio è un mestiere che mi obbliga a informare. Far conoscere. Già. Peccato che non mi sia permesso. Cosa dovrebbe essere un telegiornale? Una trasmissione di informazione. In circa mezzora noi giornalisti dobbiamo riportare al pubblico presente ciò che succede in Italia e nel mondo.
Qua tra le mani ho la scaletta delle notizie che vi avrei dovuto enunciare. Leggo testualmente:
a) L'economia italiana è in ripresa.
b) Cristiano Ronaldo è diventato papà e lo fa sapere tramite Facebook.
c) La nuova amante di Alberto Stasi.
d) È tornato di moda il fiordilatte.
e) Partono le selezioni per il Grande Fratello 11.
f) Marcello Dell'Utri: un eroe perseguitato.
g) Cotto e mangiato, la rubrica gastronomica del nostro telegiornale.
h) Un cane rivela l'esistenza degli alieni.
i) Il ritorno di Paola Barale in televisione.
l) La nuova vita di Lapo Elkann.
m) Previsioni del tempo.
Mi vien da vomitare. Nonostante il culo che mi son fatto nel corso della mia brillante carriera universitaria e post, mi ritrovo a dare notizie su cazzate e cazzate e cazzate.
Ma tutto questo accade soltanto grazie a voi. Voi che non avete mai protestato. Voi che amate queste genere di idiozie. Voi che non volete pensare. Voi che avete dovuto aspettare me per prendere coscienza di quello che sta succedendo.
In tutto il mondo esistono più di 5 miliardi di persone. Più di 100 Stati. Attualmente sono in corso una ventina di guerre. Esistono circa trenta dittature. Più della metà della popolazione mondiale vive sotto il livello minimo di povertà. Muoiono migliaia di bambini quasi ogni ora. Bambini. Ogni ora. Bambini che non hanno Facebook per poterlo dire.
E noi siamo qui.
A lamentarci. Ci lamentiamo di quanto costi la benzina ma continuano a comprare macchine che consumano 1 litro ogni 200 metri e continuiamo a fare benzina. Esistono le macchine ibride. Esistono i GPL. Esistono le macchine a idrogeno, a batterie, a sputo. Ma non ci fermiamo.
Ci lamentiamo delle tasse che paghiamo. Non ci lamentiamo se il salumiere non ci fa lo scontrino. Facciamo la cresta sugli onorari. Non emettiamo fatture. Abbiamo paura di dire al pizzaiolo di farci una ricevuta, per non offenderlo, per non rischiare che ci sputi nella pizza.
Ci lamentiamo della nostra nazionale di calcio. Non ci lamentiamo del monopolio del calcio a livello sportivo. Non ci lamentiamo dei miliardi che ci gravitano attorno. Sappiamo solo essere invidiosi, sputandoci sopra per poi anelarli. Come la volpa con l'uva.
Basterebbe poco. Basterebbe un minimo di coscienza per risolvere qualche problema.
In Italia il ruolo della televisione è sempre più alla deriva. Non ci sono più programmi culturali. Solo intrattenimento. Solo boiate per non farci pensare. Reality, quiz, talk show. Il sogno di essere famoso. Si vive ormai solo per questo. Diventare famoso.
Ci lamentiamo degli stranieri e paghiamo colf rumene e lavapiatti marocchini per evadere il fisco.
Prendiamo multe e non facciamo che prendercela con il vigile di turno "troppo zelante" invece di prendercela con noi stessi, che abbiamo preso il semaforo rosso oppure abbiamo sorpassato il limite di velocità di trenta chilometri orari senza una motivazione certa.
Abbandoniamo i bambini davanti alla tevisione, popolata da donne nude, idioti patentati, palestrati senza un minimo di istruzione, cartoni animati censurati fino all'inverosimile, uomini e donne famosi perché passano le loro vite tra champagne e yacht, calciatori, baby fenomeni musicali di quattordici anni.
Li stiamo violentando.
Ma la colpa non è nostra.
No.
È di qualcun altro, come nella migliore delle tradizioni italiane, quella dello scarica barile.
Bravi. Bravi. Complimenti.
Questo telegiornale (come altri) vi sta sciogliendo i neuroni da più di dieci anni. Nessuno ha mai alzato una parola in contrario. I miei, mi vergogno a chiamarli così, "colleghi", vi travolgono di cazzate e aria fritta da un decennio, ma non vi siete mai mossi dal divano, anzi. Continuate a seguirli, famelici di nuove stronzate che vi aiutino a non pensare, a sognare la vita che fanno degli idioti che solo in Italia godono della fama che non godono nemmeno dei Premi Nobel.
Preferite sapere chi ha vinto la Fattoria piuttosto di conoscere il nome dell'ultimo Premio Nobel in Economia e del perché l'ha vinto.
Si dovrebbero fare migliaia di programmi di approfondimento con intellettuali, pensatori, storici, professori, scienziati, scrittori e chi più ne ha più ne metta ma continuiamo a richiedere la loro presenza solo per dire la loro su chi vorrebbero dopo Lippi e cosa ne pensano di Rosa e Olindo.
Ah già dimenticavo - prendo la pistola e la punto alla tempia.
Premo il grilletto.
Colpo a vuoto.
- Scusate, dovevo riattivare la vostra attenzione, giusto per puntualizzare nel tamburo c'è solo un proiettile, una sorta di roulette russa, come nel Cacciatore. Dicevo.
Dicevo.
Nient'altro da dire.
Basta poco per dire la propria. Basta un piccolo gesto, come il mio. Potreste ad esempio creare una petizione per cancellare questo telegiornale. Potreste scegliere un paio di giorni per non fare benzina tutti insieme. Potreste non comprare SUV e prendere la bicicletta.
Potreste.
Potreste.
Potreste fare un sacco di cose. Ma non le fate. Non le farete.
Un'ultima cosa - afferro la pistola e me la punto di nuovo alla tempia - guardate.
Secondo colpo a vuoto.
Terzo colpo a vuoto.
Quarto colpo a vuoto.
Quinto colpo a vuoto.
Manca un colpo.
Un solo proiettile.
- Guardate ancora.
Sesto colpo a vuoto.
Butto la pistola per terra e ritorno a fissare la telecamera.
- Vi avevo mentito.
Ora potete pure cambiare canale. L'edizione di Studio Aperto di oggi è conclusa.