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Espansioni chimiche

Un giorno rischiai di cadere tra i binari di un treno inesistente. Barcollavo come ubriaca, cantavo una canzone di cui nemmeno ricordavo le parole. Gli occhi erano secchi, già morti. Le dita erano calde, i palmi delle mani fredde, la sigaretta sapeva di acido. Le suole delle scarpe mi portavano a camminare sull'universo, proprio dove c'era il confine tra cielo e nulla. Avevo bottiglie di vetro rotte a farmi compagnia, e un allarme in testa. Mi ronzavano le orecchie e una chitarra risuonava nel ventre vuoto. Virginali tuffi nel passato mi si espandevano dal petto, quasi una mega bolla come quelle di Donnie Darko. Che caldo avevo quel giorno. Stavo bene solo quando dimenticavo che era solo un sogno.

 

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3 commenti:

  • Anonimo il 11/07/2010 12:23
    Forse hai fatto un piccolo errore di distrazioni con palme. Brava, è sinteticamente intenso.
  • Anonimo il 10/07/2010 05:55
    C'è un momento particolare, quando al risveglio ancora siamo concentrati sui nostri sogni, in cui non percepiamo bene la realtà, in cui siamo ancora pemeabili alla dimensione onirica. È in quel momento che gli Dei ci parlano che ci svelano i loro oscuri voleri.. Bello il tuo racconto, molto bello. Ah, un piccolo consiglio: le nostre mani hanno palmi, non palme.
    Ciao!!
  • Guido Ingenito il 09/07/2010 15:28
    davvero bellissimo. sogno, non sogno, allucinazioni, realtà... tutto funziona.

    Guido

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