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Il pasto del vagabondo

"Siamo ciò che mangiamo!".
Quel barbone ripeteva questa insignificante frase ogni volta che gli passavo davanti, eppure gli davo sempre qualche spicciolo, con l'intento di comprarmi il suo silenzio, odiavo essere disturbato e fermato per la strada, raramente mi trattenevo a chiacchierare con gli amici, anche perché di amici non ne avevo e non ne volevo, neanche persone sdolcinate, mmmm ragazze dolci che ti chiamano amore, che ti danno carezze, decisamente no, non è mai stato di mio gradimento.
Continuai a scendere per la strada del borgo, poi entrai in una macelleria, decisi di comprare qualcosa da cucinare. Vidi un sogno, lì tra il vetro del bancone, ancora unta di rosso, una splendida testa integra di vacca, il sangue fresco le colava ancora dal collo a brandelli, tranciato (mi piace pensare) da colpi di macete.
Chiesi al macellaio: "Voglio quella!".
Il macellaio: "Le tolgo il cervello e gli occhi?!"
Matteo: "No! per l'amor di Dio non osi compiere un tale scempio, prendo tutto!".
Il macellaio prese una busta grande in plastica trasparente, vi avvolse la testa in carne viva del bovino e gliela consegnò in un sacchetto.
Il macellaio: "Per lei non prende nulla?!"
Matteo: "No grazie!"
Il macellaio: "Arrivederla allora, oggi il suo cane farà festa, eh sì sì festa ah, beh"

Matteo prese la busta e si diresse a casa, era solito fermarsi al bar vicino la stazione per un aperitivo prima del pranzo, ma oggi fece una eccezione, il commento del barbone da qualche giorno lo irritava.

Matteo era un ricco imprenditore milanese, da qualche anno si occupava di case, gli bastava affittare le sue per vivere in completa agiatezza. Aveva però un difetto, non amava le persone, che con gli anni lo avevano cambiato tantissimo, ma nonostante il suo pessimo rapporto con la gente continuava a gestire lui stesso le sue proprietà.

Tornato a casa sbatté con forza la testa del mammifero contro il muro del corridoio, le ossa del cranio si ruppero e strapparono le buste, lasciando segnato sul muro bianco una grande chiazza di sangue di un rosso vivo, unito a delle maculazioni più scure dello stesso.
Matteo aveva un carattere particolare, gli è sempre piaciuto la vericidità delle cose, la naturalezza con cui fossero presenti in natura. Fece quel gesto perché gli piace molto il senso di crudo, di sporco, di sofferenza immaginaria che un simile gesto potesse creare.

Lasciò a terra la testa e accese il fuoco, mise dell'acqua in un pentolone grande e lascio a bollire, dopo un po' vi mise dentro la grande testa del bovino.

Non si curò mai di pulire casa, era uomo, sosteneva sempre che non spettasse a lui, ma al suo cane invisibile: "Rodeo", un bassotto di tre mesi completamente rasato e con le ali d'argento. La casa di Matteo era enorme, 5 stanze da letto, una sala da pranzo tinta di nero, un bagno senza tazza ma con una grande ciotola ed una cucina appena pitturata di marrone con un caminetto a parete e grandi fornelli in pietra.

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5 commenti:

  • cesare massaini il 14/04/2013 22:11
    non male, solo alcune sequenze temporali spesso ripetute.
  • Gè Marcia il 14/07/2010 18:36
    Grazie mille manuela, eheh si la fantasia non manca.
  • Manuela Magi il 14/07/2010 18:28
    Comprensibile il comportamento dell'uomo... ripensando alla frase del barbone.
    Hai una fervida fantasia.
    Pranzo disgustoso!!!!
  • Gè Marcia il 14/07/2010 11:16
    Ciao Laura, grazie, spero ci sia stato abbastanza schifo ahah.
    Di solito non tratto horror, questo è il mio primo esperimento, mi fa davvero piacere che tu lo abbia trovato come vuole essere.

    Un saluto Gè
  • laura cuppone il 14/07/2010 10:52
    vomitevole, questo é sicuro, ma non ha corpo, sequenzialità temporale, vi sono azioni spiegate due volte...
    insomma l'effetto "skifo" tipico di alcuni horror l'hai raggiunto pienamente, ma avresti dovuto curare di più la storia e l'intreccio psicologico col barbone..
    ciao
    Laura

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