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La montagna

Una mattina come tante. Sveglia alle 6. 30, alle 7. 00 alla stazione e poi via, a prendere il treno per andare a scuola. Era proprio questo che pensava Gianni, una di quelle solite mattinate di fine marzo, col cielo limpido, e sai che l'unica cosa che ti aspetta è una deprimente interrogazione di latino, che sicuramente andrà male. La scuola di Gianni si trovava in un altro paese, non molto lontano, un 15 minuti scarsi di viaggio. E in quei 15 minuti Gianni, in quella deprimente mattina uguale a tutte le altre se non per il fatto che il cielo era privo di nuvole, decise di ripassare un po'. Era da circa una settimana che c'erano nuvole, che pioveva, che tuonava, e l'unica cosa da fare era stare in casa a studiare... Comunque, partito il treno, prese dallo zaino il libro di latino, e cominciò a ripassare. Che noia... stanco di tutte quelle capricciose desinenze della terza declinazione da mandare a memoria, tolse gli occhi dal libro e guardò dal finestrino. La conosceva bene quella strada, e sapeva che, appena imboccata la curva, poteva trovarsi davanti la montagna, che da tanto non vedeva perché le nubi, nei giorni precedenti, la coprivano totalmente.
La vista della montagna era il momento clou del viaggio. In qualche modo, a Gianni piaceva ammirarla, in quel periodo era appena innevata sulla cima. Guardandola pensava: chissà quant'è distante, chissà quanto sarà alta, chissà da quanto tempo si trova lì... e pensando tutte queste cose il treno aveva già imboccato la curva, e gli occhi di Gianni si stavano preparando alla vista della montagna. Ma evidentemente si era confuso: non era quella la curva giusta, perché la montagna non c'era. Nella curva giusta c'era, su un lato, un albero di ulivo con una particolare forma del tronco. No, si era sbagliato: l'ulivo c'era. E allora perché la montagna non compariva? Cercò meglio: la montagna non c'era. Era scomparsa una montagna! Forse era ancora stordito dal sonno, quindi chiese a quello seduto di fronte a lui: " ma come mai la montagna non si vede ancora?" si aspettava di tutto: una risposta logica, e invece quello rispose con un'altra domanda: " quale montagna?" Come quale montagna? O quel tizio aveva qualche serio problema o non aveva mai fatto caso ad un piccolo cosino di 3000 metri. Guardò di nuovo dal finestrino, sperando di aver avuto un'allucinazione. Ma la montagna non si decideva a comparire! E il cielo era completamente limpido! Decise di lasciare perdere, e si dimenticò della montagna per tutta la giornata ma, il giorno dopo, ci ripensò. Quindi formulò alcune ipotesi, e la più impossibile era quella degli alieni che, approfittando delle nuvole, avevano rubato la montagna. Certo come no, omini verdi che rubano un colosso. E che dovrebbero farci? Arrivati al punto dell'ulivo guardò dal finestrino. La montagna c'era! Solo che mancava qualcos'altro, ma non riusciva capire cosa... l'ulivo! Mancava l'ulivo! Com'era possibile? Il giorno dopo guardò dal finestrino per tutto il tempo del viaggio, ma dell'ulivo neanche l'ombra. Che l'abbiano abbattuto? Impossibile, non potevano abbattere un così bell'albero. Perché, poi? Chiese al suo compagno di viaggio, ma dell'ulivo non ne aveva mai sentito parlare. Possibile? Gianni ci pensò su: aveva le allucinazioni? Era forse pazzo? Si era immaginato tutto? O c'era qualche strana spiegazione? Una montagna e un albero scomparsi: qualcuno doveva pur essersene accorto: non era razionale! Quando scese dal treno era quasi convinto di essere pazzo. Il giorno dopo, la stazione era scomparsa.

 

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1 commenti:

  • Anonimo il 11/03/2011 16:44
    Sensazionale, non hai idea delle risate che mi ha estorto il protagonista

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