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L'incantesimo del Sorapiss

L'incantesimo del Sorapiss.

Quel sentiero era quasi una catarsi per Giorgio, lì riusciva a liberarsi dalla quotidianità, pensava ai suoi racconti, alle sue poesie e certe volte si ritrovava perfino a pregare.
E'il sentiero numero 215 che partendo dall'albergo Tre Croci conduce attraverso boschi di larici, pini mughi ed abeti al lago Sorapiss. Tutte le volte che Giorgio veniva da queste parti non poteva fare a meno di rivedere il colore di quel lago, un colore che considerava irripetibile e che nessuna fotografia e nessuna descrizione riusciva a restituire: era un colore grigio come il cielo ed azzurro come il mare ma con sfumature improvvise percepite solo dal sentimento.
A terra le radici dei pini sporgenti dal terreno rendevano difficoltoso il cammino ed il sentiero saliva sempre di più e la fatica aumentava. C'era un tratto nel sentiero da cui si poteva osservare il lago di Misurina, lì, ferma a scattare foto Giorgio incontrò Mara: fuseaux neri, scarponcini, camicia e zainetto a fiori; i capelli castani portati a caschetto le incorniciavano il viso grazioso ed un foulard colorato le copriva la fronte. La camicia appena sbottonata sul davanti faceva immaginare seni piccoli ma dritti. "È sempre bello salire al Sorapisss, veramente bello" esordì Giorgio mentre la donna continuava ad inquadrare la valle di Misurina, aveva una Pentax manuale con montato un grandangolo, e scattava una di quelle foto pensò Giorgio inutili perché rendono quasi nulla della bellezza originaria del paesaggio. L'uomo le si fermò vicino ed appoggiato lo zaino su di una roccia sporgente, tolto il berretto si passò una mano sui capelli e guardano la donna si rassegnò ad interrompere il suo ritiro meditativo.
Eh si perché Mara aveva un'aria sbarazzina e nel riporre la macchina nello zaino i fuseaux le modellarono perfettamente le natiche e procurarono all'uomo una sottile eccitazione. Rimesso lo zaino in spalla ripresero il viaggio ed iniziarono a conoscersi.
Mara, che era insegnante di educazione fisica programmava spesso giornate in montagna, di solito con amici ma quel giorno per una rinuncia improvvisa era venuta sola. Doveva avere una quarantina di anni, un po' meno di Giorgio, marinaio per nascita ma che non disdegnava un paio di volte all'anno passare una settimana in montagna.
Da quel momento più che camminare, parlarono, ma più che parlare Giorgio era impegnato a rispondere, e ben figurare, alle domande di Mara che, un po' perché la curiosità è femmina, un po' perché lei curiosa e petulante la era proprio di natura, di domande gliene fece parecchie.
E così Mara scopri che Giorgio al momento single come lei era un appassionato lettore ed amava le poesie, anzi provava ogni tanto ed in particolari stati d'animo a scriverne e ne aveva perfino pubblicata qualcuna, scoprì che Giorgio era un bravo fotografo che aveva iniziato dal bianco e nero, appassionato anche di sviluppo e stampa.
Arrivati ad un passaggio in ripida salita favorito da corde metalliche Mara, più per femminile disponibilità che reale bisogno, lasciò lo zaino a Giorgio e lo precedette nella salita. Erano le su natiche di forma rotonda e nervose, uno sbalzo accompagnava l'inizio delle cosce i cui muscoli erano protesi nella salita, la gamba sinistra piegata accompagnava la mano nell'arrampicata e la gamba destra dritta tesa esaltava il solco delle natiche, l'ispirazione dell'uomo fu completa.

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3 commenti:

  • Fernando Piazza il 01/06/2011 11:27
    Davvero incantevole. Un'immersione totale in quest'angolo di paradiso: la "scalata "fino in cima val bene lo spettacolo!
  • Michele Rotunno il 24/07/2010 20:39
    Nin conosco il Sorapiss ma sono stato a Valvestino, perciò quando tu parli di incantesimo immagino a cosa ti riferisci, oltretutto scatenandomi on'orda di emozioni.
    Bel racconto e scritto benissimo. Coinvolgente.
    Ciao
  • laura cuppone il 23/07/2010 12:50
    l'acqua apparentemente ferma del lago.. il suo riflesso di cielo cangiante... quell'attimo colto da entrambi...
    piaciuto l'incanto.
    Laura

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