username: password: dati dimenticati?   |   crea nuovo account

Andarsene d'estate

Andarsene d'estate quando gli alberi ti sbattono in faccia il colore della speranza.
Mentre moltiplicano al calore del sole il manto di freschezza.
Sentire il gelo avvolgere il cuore, i pensieri, i ricordi...
Vivere quando si ha il vuoto dentro...

Stai seduto davanti al muro specchiandoti nelle rughe della parete, dove la parola felicità non arriva in superficie nemmeno in trasparenza.
L'abisso accoglie l'anima che non pulsa più, cancellata dal bianco del pennarello della vita.
Il tuo corpo è la mela che avvizzisce senza succo acerbo o zuccherino, prosciugata dal bruco che si è insediato nella tua mensa senza essere invitato.
Non si tramuterà in farfalla come i suoi simili.
Le tue braccia come rami di salici piangenti ricadono sui braccioli dove lasci l'impronta di uno scricciolo.
Prendo la tua mano e la stringo forte.
L'istinto mi dice di lasciarla andare e lei cade come piuma sul corpo che riconosco vivo solo dal movimento della camicia.
Le mie parole d'amore ti investono come acqua di cascata. Dissetano l'orecchio ma l'istinto le permea nel rigetto.
- No!
Un no secco.
La voce è il filo che si spezza nel chiedere perdono per non potermi ascoltare, chiuso nell'oscurità.
Lo sguardo corre lontano, si sofferma nello spazio dove l'immagine si tramuta in essenza d'etere senza tempo né dimensione.
Sfuggi al mio sguardo, diventi serpente che striscia nell'antro nero che si allarga a macchia d'olio.
Mi offro a te senza speranza.
Il dolore senza perché penetra come il coltello nella ferita invisibile del rifiuto del domani.
È tempo di andare, di lasciarti. È il tuo desiderio.
Ti lasci annegare nel nulla dell'esistenza.
Ascolto le tue parole :
- Addio sofferenza di vivere.

 

0
6 commenti     0 recensioni    

un altro testo di questo autore   un'altro testo casuale

0 recensioni:

  • Per poter lasciare un commento devi essere un utente registrato.
    Effettua il login o registrati

6 commenti:

  • MAURO MONTEVERDI il 04/06/2011 11:36
    Questo racconto-poesia come dice bene ethel, mi ha emozionato tantissimo, entrando nelle profondità dell'anima. Ci sono, a mio avviso, versi di pura poesia che arricchiscono di significato il senso del racconto, pur se non approfondisce(racconto) la trama: Brava.
  • Ethel Vicard il 05/04/2011 15:44
    Salve.
    Lascerò un commento abbastanza breve, non perché la storia non meriti più parole ma per il fatto che secondo me andrebbe postata nella sezione poesia piuttosto che in quella racconti brevi.
    Infatti non critico la metrica, che innegabilmente caratterizza il racconto:
    "dove la parola felicità
    non arriva in superficie nemmeno in trasparenza."

    Non critico nemmeno la costruzione delle frasi che, a mio avviso, sono appunto più adatte ai versi di una poesia, essendo palesemente legate più da un flusso emozionale che da legami logico-sintattici. Mi sovviene solo di suggerirti una maggiore coerenza di stile, visto che alterni frasi brevi e secche ad altre eccessivamente lunghe e pesanti.
    Per la parte grammaticale, non posso fare a meno di notare che dopo "permea" sarebbe più corretto scrivere "di rigetto", reggendo il verbo un complemento di specificazione.
    Le parti riferite come discorso diretto mi sembrano fuorvianti, e sarebbe probabilmente più scorrevole ed altrettanto chiaro se venissero trasposte come discorso indiretto.
    Infine qualche parola sul contenuto, premettendo che in generale lo scritto mi piace: innanzitutto il riferimento ai vermi è inesatto, visto che sono i bruchi a trasformarsi in farfalle; inoltre la mano se cade non può assomigliare ad una piuma, visto che dai l'idea di scendere a peso morto.

    Concludo il commento con l'augurio sincero che continuerai a scrivere visto che hai delle potenzialità, anche se devi, a mio avviso, affinare un po' lo stile.
    Saluti.
  • rainalda torresini il 10/09/2010 19:43
    chi ha visto soffrire di depressione e poi andarsene una persona cara sa cosa si prova a non poterla aiutare. È frustrante e ti porta nel fondo un po' con lei. È duro poi riemergere e amare di nuovo la vita.
    Grazie, luce...
  • Luce... il 10/09/2010 19:37
    È un magnifico racconto da ci vede sfofferenze ogni giorno, ingiustamente e poco commentato.
  • Anonimo il 03/08/2010 11:24
    A volte bisogna restare a guardare la vita andarsene, senza opporsi, senza accanirsi. È un estremo atto d'amore, immensamente doloroso. Ma a volte bisogna farlo.
    Bellissimo.
    Ciao.
  • Michele Rotunno il 01/08/2010 10:35
    Brava, un racconto dal sapore.. chirurgico.
    Dalle mie parti c'è un detto che recita così: "Medico pietoso fa la piaga verminosa"
    Scritto benissimo, sei riuscita a esprimere fortemente sensazioni e sentimenti.
    Ti do un altro cinque, vediamo se anche stavolta il meccanismo s'inceppa di nuovo.
    Ciao