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Lo sconosciuto, parte 1

- Solo Beemoth, prego - disse lo sconosciuto quando il consièrge gli chiese il nome.
Lui non obiettò. Scrisse il nome, poi girò il registro al nuovo cliente perché firmasse.
- Anna, aiuta il signore col bagaglio - da dietro il bancone spuntò una bambina bionda di non più di tredici anni.
Il nuovo arrivato sorrise sotto la tesa del suo cappello nero: - Non si preoccupi, ho solo quella - disse accennando alla valigetta in pelle nera poggiata accanto al bancone.
Il consièrge, il padre di Anna, si strinse nelle spalle: - Come preferisce -
Gli porse la chiave, che lo sconosciuto prese con una mano guantata di pelle nera. Il padre di Anna se ne dimenticò subito, ma sul momento gli sembrò di percepire un netto senso di repulsione mentre gli dava la chiave. Anche se le loro dita si erano appena sfiorate, fu come se avesse ricevuto una spiacevole scossa elettrica, e, pur non ricordandosi assolutamente quando fosse cominciato, passò tutto il giorno con uno spiacevole formicolio alla mano, così fastidioso che continuava a massaggiarsela, soprappensiero, senza però saperne individuare il momento d'origine.
Ritirando la mano troppo di scatto disse: - La sua stanza è in fondo sulla sinistra, numero diciannove. Come ha chiesto lei, le due accanto sono libere -
L'uomo sorrise scoprendo denti stranamente puntuti - almeno così sembrò ad Anna, che ancora lo spiava da dietro il bancone - ma il suo tono, benché avesse una voce metallica, sembrò assolutamente sincero e cordiale: - Grazie mille, ci vediamo domattina allora -
Si girò in uno svolazzo del lungo cappotto nero.
Guardandolo, Anna non riuscì a capire dove finisse il suo corpo e dove iniziasse il cappotto. Sotto quel lungo soprabito nero, per quanto si sforzasse, non riusciva a percepire la fisicità dell'ospite, la sua corporeità. Per qualche istante si chiese addirittura se ci fosse un corpo sotto quel cappotto.
Andiamo, hai tredici anni, datti un contegno si disse, lieta di poter utilizzare la parola contegno, che aveva appreso giusto il giorno prima.
Appena l'uomo si avviò verso la porta Anna sgusciò fuori. Si sentiva terribilmente incuriosita, e la sua curiosità vinceva il timore non ben decifrato che provava.
L'uomo aprì la porta e i raggi del sole morente dietro la collina lo investirono, proiettando la sua ombra sul pavimento dell'ingresso.
Ad Anna sembrò improvvisamente enorme e minaccioso. Ora lo vedeva come una gigantesca sagoma nera, un continuo svolazzo indistinto del soprabito sovrastato dalla larga tesa del cappello, bordato dal rosso degli ultimi raggi del sole.
Anna si trovò nel mezzo della sua lunghissima ombra, e per un secondo si sentì come inghiottita. Sentì freddo. Come quando in cucina le capitava di entrare nella cella frigorifera... quella lenta aria gelida che ti prende prima le caviglie - a scuola aveva imparato che l'aria fredda è più pesante, per questo il freddo lo sentiva prima in basso - per poi arrampicarsi sui polpacci e su su fino ad inghiottirti.

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1 commenti:

  • Michele Rotunno il 02/08/2010 23:18
    Ottima tensione, come va a finire? Sarà giallo? sarà nero? sarà horror? Non farci stare troppo sulle spine.
    Tecnicamente perfetto,
    Ciao

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