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Aegusa, poesia del mare

E ritrovo l'antico incanto di riflessi di luce sui muri delle case edificate con pietra viva strappata al mare, intessuta di conchiglie e coralli, cavallucci marini e pesci dai mille colori, segata tra le onde già da schiavi e operai cotti dal sole, sbarcati sull'Isola da galee o velieri.
Le stradine lastricate, le gradinate, i vicoli che improvvisamente s'aprono su piazze, salotti di'incontro e conversazioni, con i vecchi edifici che osservano stupiti torme di turisti variopinti nell'abbigliamento, di tutte le età, abbronzati, perché in quest'aria che riflette sull'acqua, anche all'ombra s'acquista il color del bronzo dorato!
E la Chiesa grande che fa da sfondo, con la sua Madonnina dei pescatori, tutta bianca, e la tonnara con i suoi archi ogivali e i giardini sul fondo di cave di tufo ove crescono i limoni a riparo dalla salsedine che tutto impregna e rende sapido! E la vita a misura d'uomo, fra la spesa giornaliera e il porto ove ogni giorno piccoli pescatori vendono la faticosa mercanzia che ha il gusto autentico del mare e... il mare, oh il mare! Occhio color zaffiro sotto la volta celestina, specchio dell'anima innocente dei fanciulli nella trasparenza delle acque che strappa sospiri e ansiti di commozione, nel suo abbraccio gelato, timore e amore coinvolgente nel rimescolio del sangue, nella sensazione di sentirsi vivi e fortunati, nel salmodiare lodi a Chi tutto dispose per la felicità dell'uomo.
E il dolce Favonio che lievemente agita le palme donando il ritmo della danza ancestrale, della sinuosità di membra nude nel vento.
E l'abbaglio degli occhi, organo privilegiato da tanta bellezza che pur tuttavia nutre l'orecchio nel silenzio vivificato dalla natura, dalla risacca, dal strepito dei gabbiani, dallo stormire degli alberi e dall'allegria di grida di bimbi che scherzano con le onde.
Anche l'olfatto si sfama d'aromi d'alghe vive e mare, antichi profumi che si spandono per le stradine carichi di spezie e capperi che con eleganza germogliano e fioriscono a ridosso di rocce protese sul mare, in un delirio di innata armonia!
E il gusto s'inebria al sapore di mattanza e arabe vivande, celestiale saporosità di ricci e saraghi, d'umile pesce azzurro che sotto abili mani si trasforma in espressività della sicilianità vera, pura, non inquinata da malcostume e malaffare!
Come trascurare il tatto? Il contatto con le onde cristalline che accarezzano la pelle e rinnovano lo spirito?
Aegusa, farfalla su un mare di cristallo, emersa per essere contemplata e goduta da chi amore nutre per la bellezza e la poesia!

 

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1 commenti     1 recensioni    

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1 recensioni:

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  • Anonimo il 17/10/2012 09:12
    ... una narrativa asciutta e pulita
    la tua, dove il tema del viaggio
    vissuto con forte
    senso di partecipazione,
    ottima...

1 commenti:

  • Anonimo il 06/08/2010 05:28
    Quando avevo vent'anni, durante un viaggio in Sicilia ci recammo fino a Trapani, da dove vidi quelle isole azzurre, e ne rimasi incantato. "Un giorno tornerò, e visiterò quelle isole" pensai tra di me. Aspettai molti anni, finchè un giorno, ripensando a quei profili eterei, partii, in compagnia di mia moglie. Mai viaggio valse la pena di essere compiuto più di quello. Favignana, antica Aegusa, è proprio come l'hai descritta tu, un sogno in due ali di farfalla. Grazie per le dolci rimembranze, scrivi molto bene.
    Ciao.

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