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Codice segreto

Nessuno come lei sapeva leggermi dentro.
Il suo sguardo penetrava negli anfratti del mio cervello.
Mi avvicinavo sorridendo e fissandola.
Nessuna insicurezza traspariva dal mio incedere.
Non tolleravo il dono che Dio le aveva regalato.
La sua presenza tagliava l'aria come una lama di luce in agosto.
La mia era una sfida perenne.
Sentir pronunciare il mio nome da lei mi dava i brividi.
La mia torturatrice conosceva bene le regole del gioco e mi faceva cadere nella trappola col boccone più dolce.
Sentimenti contrastanti si dibattevano in me. Si inseguivano intersecandosi e mentre camminavo si separavano correndo su binari paralleli.
Alla sua prima richiesta, l'odio prendeva il sopravvento e la passione finiva nelle sabbie mobili.

Nella spiaggia assolata distesa come lucertola bionda lei mi appare come l'arcobaleno dopo il temporale.
Dieci anni non l'hanno cambiata.
Incerto mi allontano ma una mano invisibile mi spinge verso di lei.
Il mio passo ricorda il passato.
Sorpresa, sorride :
- Certo che mi ricordo di te - ed esclama il mio cognome. Aggiunge anche il nome... che dimostra non aver rimosso.
Le emozioni mi investono come il fiume in piena e scendono a valle riportando in superficie il sentimento represso.
È lei a rivelarmi il codice segreto del nostro rapporto.
Il suo sguardo è eloquente : il sole d'agosto brilla solo per me.

Non c'è più la cattedra a dividerci.

 

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5 commenti:

  • rainalda torresini il 10/08/2010 14:32
    Quindi pensi che io abbia ragione.? Forse mi riferisco a quando ho iniziato ad insegnare e avevo ventitre anni.. l'importante è aver dato qualcosa di positivo in qualsiasi senso. Anche trasmettere un po' di sicurezza può contribuire a formare un giovane ragazzo e io ne sono pienamente consapevole. Qualcun o dei miei alievi è diventato un personaggio importante nella società e la sua sicurezza gliela ho trasmessa io e ne sono fiera. Con questo il raccinto non ha nulla a cxhe fare. Il rapporto con i giovani mi manca ma ora ho quello con i bambini che sono molto più spontanei e creativi.
  • Michele Rotunno il 06/08/2010 18:43
    Questo racconto, Rai, mi ha portato indietro nel tempo di circa quarantanni quando in V^ geometri abbiamo avuto una supplente di lettere di soli ventuno anni. Ancora oggi mi chiedo chi tra le due parti fosse più imbarazzata. I feticci di cui parla Nunzio non riuscivano a lambire la nostra mente per l'emozione dovuta all'imbarazzo. Forse erano altri tempi e noi dei poveri fessacchiotti. Oggi, invece, pare sia ammesso di tutto. il telefonino insegna.
    Bravissima Rai.
    Ciao
  • Anonimo il 06/08/2010 04:45
    Mah, intendevo magari un indumento intimo femminile, una parte del corpo, ecc. Cose così, nulla di trascendentale.
    Ciao.
  • rainalda torresini il 05/08/2010 20:49
    Quello che ho scritto non è molto lontano dallla realtà tranne per il finale. ti svelo un segreto ho insegnato matematica a studenti più che adolescenti fin dalla laurea :la differenza di età era minima e a mia volta sono stata studentessa quindi... Quali sonoo i feticci maschil idi cui parli? Mi interesserebbe molto saperlo visto che anche a me risulta spesso difficile capire gli uomini.
    Ciao, e grazie del commento. aspetto il tuo racconto...
  • Anonimo il 05/08/2010 19:57
    Mi chiedevi se condividevo il pensiero maschile visto da una donna. Non vorrei usare luoghi comuni, ma credo che la fantasia maschile debba essere alimentata da qualche feticcio, non penso che basti un sogno ad occhi aperti. Vedo che in questo racconto ti piace ripetere il gioco. Anche se personalmente colgo più la psicolgia dell'esperta maestra che quella dl giovane allievo. E qui, in quanto donna giochi in casa.
    Bello. Molto bello.
    Ciao.
    Ciao.