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Il galletto bianco e rosso

Piazza Navona, a Roma, si trovava nel periodo di maggiore affollamento. Mancavano pochi giorni all'Epifania e tutto il grande perimetro della piazza era occupato dai banchi dei giocattoli e da quelli dello zucchero filato.
I pasticcieri, in camice e berretto bianchi, estraevano da caldaie piene di un denso sciroppo bollente, lunghe bacchette che avvitavano su se stesse con attrezzi di ferro.

Le bacchette assumevano sotto i loro gesti precisi una forma a spirale bicolore: bianco e rosso, rosa e verde, bianco e verde. Poi venivano tagliate e offerte a tante mani di bambini che avevano seguito l'operazione con meraviglia ed impazienza. I banchi dei giocattoli erano molto più numerosi di quelli dello zucchero filato. Davanti ad essi si affollavano bambini e genitori che, in genere, non compravano niente perché i bambini dovevano essere certi che ai banchi poteva rifornirsi soltanto la Befana. I bambini guardavano i giocattoli con occhi incantati e i loro sogni si allargavano oltre le normali aspettative. A casa, poi, cercavano di essere più obbedienti, nella speranza che la Befana comprasse per loro proprio quei giocattoli che sembravano un sogno proibito. Davanti ad un banco stava una bambina con gli occhi spalancati su un galletto di gomma che, sotto i soffi poderosi del venditore, diventava sempre più grande. Il galletto era tutto bianco, un bianco che faceva un bel contrasto con la grossa cresta frastagliata e la coda, entrambe rosse. Il venditore gonfiava il gallo dietro il banco ma la bambina, anche a quella distanza, poteva vedere la grana porosa della gomma di cui era fatto il galletto e che accresceva il suo desiderio di avere un animale così bello, grande e robusto. Il padre della bambina la stava osservando da un pezzo e ad un tratto, violando le regole del gioco, comprò il galletto, sgonfio, e lo mise nelle mani della sua bambina alla quale sembrò di assistere ad un miracolo, in primo luogo perché il suo forte desiderio era stato subito esaudito e poi perché pensava che il galletto, per essere così grande e bello, dovesse costare troppo per le tasche del suo papà. Volle subito tornare a casa perchè voleva che quel pezzetto di gomma che aveva in mano diventasse subito il magnifico gallo che ora era suo. Entrò in casa molto eccitata e lo divenne ancora di più quando si accorse che c'era lo zio preferito, tanto giovane e allegro rispetto agli altri zii. Corse ad abbracciarlo e volle che fosse proprio lui a gonfiare il galletto. Lo zio soffiò, soffiò e il gallo diventò enorme. "Basta" - disse la bambina, terrorizzata dall'idea che il galletto potesse scoppiare. Lo zio era sicuro di sé. Soffiò e soffiò e... ppaff, il galletto scoppiò. Rimasero tutti male e assicurarono la bambina che avrebbe avuto un altro gallo uguale. Poi se ne dimenticarono, ma la bambina non ne soffrì molto. Tutto il suo dolore era stato consumato nel momento in cui il galletto era scoppiato.

 

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