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Selvaggia

Racconta di una donna questa storia.
Di una donna dalle vesti leggere e il sorriso a denti stretti.
Racconta di lei che è stata bambina in mezzo al grano e alla polvere, che fu ragazza dentro ad una minigonna troppo corta e sopra un motorino acceso, di quello che di lei è rimasto e di ciò che oggi compone i frammenti di una vita ancora aggrappata a qualche scoglio.
Quelle minuscole parti d'anima e corpo che ha sparso come pioggia nei lunghi viali dove si è smarrita negli anni.
Si guarda allo specchio e cerca le cicatrici.
Trova Milano nelle sue gambe e la sua metrò sporca ed affollata, trova la strada che porta in centro e lo svincolo 27.
Trova Roma sulle sue braccia e la sua leggerezza d'amianto, gli specchi rotti, la cocaina e i locali costosi e platinati dal nulla.
Trova Palermo dentro i suoi occhi cenere e come fosse un miraggio vede acqua fresca e farfalle nei vicoli siciliani.
Guarda le sue mani e trova il presente.
Trova Torino insieme a graffi e lividi sottopelle.
Questa donna porta un nome che non ricorda.
Porta addosso identità confuse e arrabbiate.
Nomignoli dei giri dello spaccio e della prostituzione.
Sono lì addosso a lei che inzuppano i suoi abiti come fossero acqua salata.
Fuma amarezza, boccate intense di caffè forte e sigarette rosse.
Legge poesie per nutrirsi perché per mangiare le servirebbe un almanacco come promemoria.
Ha visto passare moltitudini di treni qua nella periferia piemontese.
Ha visto fuggir via veloci gli odori e i cappelli delle signore snob.
I jeans arruffati e i panini arrangiati di giovani in viaggio verso nuovi miraggi.
Ha visto passare anche se stessa.
Si è vista dentro le carrozze lise dagli anni.
Diretta all'inferno però e con addosso i biglietti del suo tonare e andare continuo.
Delle rose conserva le spine nei barattoli di maionese vuote da mesi e dei racconti solo prologhi tristi conserva tra le mutande e le calze in basso, vicino al letto.
Alle volte, di notte si chiama da sola.
Si da sempre il solito nome.
Rosa del Deserto.
Anche se non c'è mai stata lei lo sa di essere come le dune.
Un eterno ballare tra il cielo e la sabbia ma un continuo stagnare nello stesso identico involucro.
Come le dune lei danza, cammina e calpesta ma rimane immobile la dove Dio l'ha messa.
Ferma e passiva ha subito.
Ferma e passiva ha regalato.
In ore, minuti e attimi si è lasciata consumare.
Lungo gli anni ha scoperto abbandoni idilliaci.

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7 commenti     0 recensioni    

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7 commenti:

  • Anonimo il 23/05/2012 15:40
    strabiliante, crudo e fantastico... che dire di più? Complimenti!
  • Anonimo il 04/08/2011 12:13
    una donna dalle mille sfaccettature... non sa cosa sia affetto, non sa cosa sia amore...
    danza tra le dune... e come le dune si lascia trasportare dal vento...
    la trovo bella giulia... credo che tu l'abbia scritta con il cuore... quindi non posso dare un voto al tuo cuore... brava
  • Anonimo il 04/08/2011 12:02
    Bel racconto, che evoca miriade di immagini e sentimenti. Molto originale il modo di scrivere, a tratti altamente poetico perchè usa metafore ed allegorie dotate di una certa forza espressiva. Un esempio:

    So che il bacio
    è una finestra che sbatte
    regala un tremito
    e le carezze
    sono come quei compleanni speciali
    pieni di brividi e coraggio.
    Messo in questo modo, con il titolo baci e carezze sarebbe una bella ed originale poesia
    ciaociao
  • Sergio Fravolini il 17/03/2011 09:44
    Un racconto pieno di rabbia ma molto bello.

    Sergio
  • Michele Rotunno il 22/08/2010 10:23
    La rabbia è espressa molto bene. Ottima la scrittura. Vista la nuova moda dovrei esprimere un voto. Lo faccio distinguendomi dai media: Radice quadrata di 85.
  • Anonimo il 22/08/2010 10:12
    Secondo me ci sono un po' troppe ripetizioni, ragion per cui ti do 7 per la forma e 9 per il contenuto!
    Selvaggia evoca piacevoli sensazioni!
    Molto brava!


    A. R. G
  • Noir Santiago il 22/08/2010 08:13
    Il racconto è scritto molto, molto bene. Ha STILE. Scorrevole, non diventa mai stantio, non annoia né confonde, mai.
    Caratterizzato da un personaggio pittoresco, malinconico e tosto. Selvaggia, di nome e di fatto, una donna che ricorda lo spirito gitano, capace di amare in tanti modi, attratta da tante vita, città, luci, ma imprigionata da niente. Divora e si fa divorare dalla vita, come se avesse sempre bisogno di emozioni nuove per "sentirsi" viva, ma purtroppo molto sola.
    Fosse stato per me, non le avrei dato il nome, non l'avrei caratterizzata ancora di più, lasciando al lettore la possibilità di "incontrarla" da qualche parte nella vita reale.
    8/9 per lo STILE 8 per la forma.