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Scatti di compleanno

Un respiro. Lento.
Lo ascolta, Valerio. Rattrappito nel parco, tra salse di fanghiglia di un autunno piovoso, lo ascolta scendere dal naso in un sibilo di dolore, graffiare la laringe, espandersi come una bomba incendiaria nei polmoni.
È solo un respiro spezzato, un bastardo di respiro che fa male, eppure, se potesse, Valerio piangerebbe di gratitudine, perché sa che questo è il suo ultimo atto di vita.
Quando il respiro tornerà indietro, dai polmoni al naso, tutto finirà.

Ha appena festeggiato il suo diciassettesimo compleanno e lo ha fatto con l'ansia puntata alla tempia.
- Morirai oggi - gli aveva detto poche ore prima la sua immagine allo specchio.
Lui aveva abbassato gli occhi, ma l'immagine era stata rapida a filtrargli nella mente. Così aveva continuato a vederla, anche sul pavimento della stanza.
Era quella di un ragazzo scavato. Scavato dalla depressione, scavato dal niente che riempiva suo padre, sua madre, sua sorella. Un Valerio riflesso che gli parlava con il sorriso storto di chi assaggia l'amaro ogni giorno in una smorfia di delusione.
- Morirai e sarai eterno - lo aveva rassicurato prima di essere spezzata dal clacson dell'auto degli amici.
Era uscito di corsa, senza salutare i fantasmi della sua famiglia, assorti a preparare i pacchi regalo del compleanno.
L'ultimo sguardo domiciliare si era arrampicato sulla mensola dell'ingresso, alla ricerca della macchina fotografica di suo padre, una digitale che fino ad allora aveva catturato solo apparenze di sorrisi. Sorrisi a fianco di monumenti, facce stampate senza storia accanto a memorie del passato. L'aveva presa cercando di non fare rumore e quindi si era chiuso la porta alla spalle in un soffio di vento.

All'interno dell'agriturismo "Km 76", tra sorrisi e pacche sulle spalle dei compagni del liceo, Valerio aveva visto il suo riflesso seguirlo a distanza, discreto, ma sempre presente. Si era messo in posa accanto a ogni suo amico, mostrando il sorriso storto all'obiettivo della macchina fotografica.
Valerio scattava, sapendo che non era per questo che aveva preso la macchina.
Tutti conoscevano il vero motivo della festa. Si sentivano protagonisti. Le immagini degli amici erano la testimonianza prima dell'evento che avrebbero infranto la noia. I protagonisti della trasformazione di Valerio si infilavano nella memoria della macchina digitale per rimanervi per sempre. Uniti nel rendere Valerio un personaggio.

Anche Arnaldo è qui per questo. Ha accettato l'invito, perché Valerio è figlio dell'uomo che gli ha ucciso il padre e la madre. Falciati dalla sua automobile, all'uscita dalla palestra. Un volo senza ritorno verso il cartellone pubblicitario di un trattamento autoabbronzante e, per il padre di Valerio, la seccatura della patente sospesa, della sanzione amministrativa, di una ramanzina in tribunale, con condanna alle spese oltre ai mille euro di danni all'auto nuova.

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3 commenti:

  • Giovanni Sicuranza il 28/08/2010 18:25
    Ottima deduzione, complimenti Michele!
    Fanno parte di una più ampia raccolta, "Storie da Città di Solitudine e dal Km. 76", che ho scritto vittima di furore creativo proprio dopo avere letto l'Antologia di Spoon River.
    170 pagine di racconti, su questo filo, con la ricostruzione di Città di Solitudine. Un delirio. Grazie dei commenti.
  • Michele Rotunno il 28/08/2010 17:59
    Correggimi se sbaglio ma ho l'impressione che il "km 76" sia l'equivalente del cimitero di Spoon Rivers. Se così è avremo di che stare allegri.
    I tuoi racconti sono abbastanza sciolti, ovviamente per i particolari "clinici" giochi in casa ma ogni tanto alcuni passaggi necessitano di una rilettura.
  • rainalda torresini il 28/08/2010 17:02
    Per essere noir come la tua immagine ci riesci in pieno. Bravo.

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