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L'ispettore Arnaldo e il killer notturno prima parte

Erano le sette e trenta in una fredda mattina di dicembre,
precisamente il sette del mese,
un lunedì, un giorno come tanti altri. <<NEW York si è svegliata
all'insegna del crimine>>
disse l'ispettore Carlo Arnaldo, un uomo sui 45 anni non molto alto,
un po' paffuto e con una pettinatura che gli dava una aria un po' pazzoide.
il suo assistente, l'agente Alex Mogano, un giovane di trent'anni,
compiuti esattamente quel giorno, educato e con
tanta voglia di fare, aveva un aspetto gentile e pacato e
dato che era da poco stato rimosso dal lavoro d'ufficio,
non era ancora abituato a quel "bel vedere", trattenne un conato di vomito e annuì.
<<di questo passo dove andremo a finire>> disse,
<<come può un uomo uccidere un suo simile con così tanta violenza?
si avverte quasi l'odio e l'atrocità dell'assassino guardando le ferite>>.
<<Questi sono i misteri della psiche umana>> disse Arnaldo,
<<per quanto possiamo sforzarci, non lo capiremo mai credimi>>.
La vittima che la città offriva questa volta era un ragazzo,
poteva avere al massimo diciotto anni, era ben vestito, tutta roba di
marchi famosi, <<doveva avere un bel portafogli per permettersi tanto lusso>>
pensò tra se l'agente Mogano.
L'ispettore Arnaldo gli disse di non toccare niente e di aspettare il coroner,
altrimenti avrebbe potuto compromettere la scena del crimine.
Il giovane agente ubbidì senza fare storie e si accostò al suo superiore che
stava prendendo appunti su di un taccuino, ferite, tagli, nome, cognome
e quant'altro riguardava sia la vittima che il luogo del delitto.
<<Il ragazzo si chiamava Paolo Serrati, è stato trovato qui insieme ad un suo amico,
anche lui ferito ma fuori pericolo>> disse Arnaldo e il suo assistente replicò
<<mi dica chi li ha trovati così nel frattempo vado ad interroga...>>Arnaldo lo
interruppe, <<no, non è il momento. A trovarli è stato lo zio della vittima che è
il proprietario del minimarket qui di fronte, è ancora sotto shock.
ha detto che stamattina è uscito presto di casa come al solito per venire ad
aprire. È arrivato qui verso le cinque, perché, sia il panettiere, sia il

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3 commenti:

  • allegra sonego il 19/02/2011 15:00
    carino questo racconto e bella l'idea di New York!!
  • luigi castiello il 31/08/2010 14:14
    grazie per i consigli, in effetti questo è il mio primo racconto, di sicuro nella seconda parte si accenderà di più. E metterò in atto i tuoi consigli.

    p. s. se ne hai altri da darmi, mi fa piacere
  • Anonimo il 31/08/2010 05:48
    La buona volontà si nota, apprezzabile il movimento alla scena apportato dalla presenza di vari soggetti, non male l'idea di ambientare il racconto in America e dare dei nomi italiani ai protagonisti. Però l'insieme è piatto, sembra quasi più un resoconto che un'opera di fantasia. A mio modesto parere devi cercare dei descrivere in maniera molto più accurata i vari personaggi, e soprattutto dare movimento al racconto, magari descrivendo vari punti di vista e piani di osservazione.
    Scusa se mi sono permesso di darti dei consigli, se non li itieni utili puoi sempre ignorarli.
    Ciao Luigi.

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