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Affittasi camera arredata con gusto, prezzo modico

Tempo fa vivevo insieme a un musicista.
E adesso è andato via. Peccato, perché pagava bene. Certo si prendeva tutto il suo spazio: e troppo spazio per lui significava poco spazio per me. Ma almeno pagava bene. Essere schizzinosi, alla mia età, è un lusso che non ci si può concedere. Devi pigliare le cose per come sono.
Questo tipo veniva dall'America. Jazzista convinto, e si chiamava Harold. Harold Qualcosa. Era nero come il carbone e suonava la tromba. Non la suonava così divinamente, comunque. Brutto affare tenerlo in casa. Pesava mezza tonnellata, era basso e tozzo: non esattamente una persona piacevole. Ma il peggio era davvero avercelo tra i piedi. Soprattutto quando dormiva. Come russava!, quasi che giù nei suoi condotti respiratori ci fossero milioni di trombettisti incompetenti almeno quanto lui.
Però pagava bene. Sul serio, alla mia età non puoi essere schizzinoso.
La sera suonava nei bar del centro e raccoglieva un po' di spiccioli. Di solito rincasava a notte fonda. Il che era fastidioso, perché Harold non era veramente una persona delicata. Allora mi svegliava regolarmente. Mi pare ancora di sentirlo: la serratura che scatta impietosa, gli stivali che scavano solchi tra le assi del pavimento, i suoi sbadigli, le molle del letto cigolanti, le luci del corridoio infuocate. Avevo l'impressione che facesse di tutto per avvertirmi che era ritornato sano e salvo. E si serviva di tutti quei segnali empirici per non essere proprio fastidioso. Ma oltre a essere troppo fastidioso, non capiva quanto me ne infischiassi della sua presenza. Il nostro era un rapporto professionale, e basta.
E qualche volta me lo diceva. Sì, giuro che me lo diceva.
«Badrone, sono a casa. »
«Fottiti, Harold» questa era la mia risposta. Ma non sono razzista, me ne frego del colore della pelle e dei modi di pensare, e me ne fregavo pure allora. Sono robe da medioevo, queste. Bleah.
Mi ricordo di Harold come di una brava persona, comunque. Diciamo che era uno che non te la voleva mettere nel culo a tutti i costi. E ho conosciuto gente anche di quel genere. Ormai li fiuto dalla distanza. Harold, Harold: forse non era proprio Dizzy Gillespie con la tromba, ma pagava bene. E alla mia età... sì, lo sapete, non si può certo essere schizzinosi.
Vi ho detto di Harold perché tre o quattro mesi fa sono successe delle cose. Uno: quel negro mi aveva lasciato - ma prima aveva pagato l'affitto, e aveva pagato bene. Poi era partito per il successo. «Amo la tromba, badrone. Voglio fare fortuna e diventare famoso. »
Due: qualche giorno dopo mi era capitato di leggere un giornale. Cioè, qualche giorno dopo, cavolo. C'era un articolo. Harold veniva dipinto come la nuova promessa del Jazz, avrebbe inciso un disco e sarebbe diventato un pezzo grosso. Aveva scelto il nome di Randy-O'Jass, ma il suo faccione stampato in bianco e nero era inconfondibile.
Tre: un altro mese e Harold era morto di infarto. All'improvviso. Giusto in tempo per registrare i nove pezzi del suo disco. Il giornale gli aveva dedicato un timido trafiletto. Povero Harold.
Vi dico io cosa farò. Comprerò una copia del suo vinile, al diavolo i soldi. E al diavolo il lettore che non ho. Suppongo che se dovessi avvicinare il vinile alle orecchio, riuscirei comunque a sentire qualche nota roca e ruvida venire fuori dalla sua tromba, un segno indistinguibile del passato e del passaggio.
Mi accontento di poco, sapete. Alla mia età non si può davvero essere schizzinosi.

 

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4 commenti     1 recensioni    

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1 recensioni:

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  • Anonimo il 28/06/2014 03:30
    apprezzato... complimenti.

4 commenti:

  • Anonimo il 06/06/2011 17:11
    Simpatico, ben scritto
  • Noir Santiago il 08/09/2010 10:16
    Prima cosa: Ma quanti anni ha il narratore? Secondo, mi piace quella specie di affetto e nostalgia che lega i personaggi. Troppo scontato il jazzista nero che "barla cozì".
    Il tutto è scorrevole e divertente, ma per essere COOL, andava continuato, le basi c'erano, lo avevi cominciato bene, ma il finale lascia un po' d'amaro in bocca. Almeno a me.
    Spero di rileggerti, credo tu abbia ancora delle buone cartuccie da sparare. Ciao
  • Anonimo il 03/09/2010 11:50
    Bello! Mi fa pensare ad un'atmosfera da film anni'80 e alla vita disordinata di un'artista "maledetto"!
  • Daniela Di Mattia il 03/09/2010 10:57
    Bel racconto!!! Bravo Dario!!!

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