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Lieve abbandono

Io me lo ricordo sai quel cielo di stelle e di lacrime.
Mi ricordo dell'odore di quel vento che sembrava non volesse smettere mai di alzare quella gonna e quei nostri visi giovani.
Raccoglievo abbracci come fossero conchiglie con l'impulso irrefrenabile di sentirmi apprezzata.
Ripenso ad ogni momento con una lacrima che non scende sul viso ma nasce dal cuore e si mischia al sangue e all'aria.
Muore e rinasce costantemente dentro me.
Cartoline volanti di luoghi vissuti con i piedi e con la pelle.
Foto di attimi e gente entrata e uscita dalla mia vita come uno di quei treni presi per un soffio al fischio del ferroviere.
Nata nell'Ottobre del 1990 come una pallina sono rotolata dentro questa vita e da lì non mi sono più fermata.
Ho cercato a tentoni pezzi di vetro per ferire le dita e bloccare l'andare dei giorni.
Ho gioito, amato e portato poco rispetto a tante cose e persone.
Ho voluto poco bene e ancor di meno ho apprezzato me stessa.
Oggi arranco dentro alle ore che batte questo orologio.
Sento il mio cuore alle volte.
Non mi capita spesso.
Fumo i lamenti, la noia e la rabbia.
Li fumo per gioco.
Li fumo per vizio.
Grandina ancora sopra i tetti delle case.
Argento e cobalto gridano i miei occhi.
Sento di essere chiusa dentro a questo labirinto di specchi.
Mi vedo riflessa e ogni volta son diversa.
"Chi sono?" Mi chiedo e mi rispondo "sei Giulia".
So che non basta ma frugo e non trovo.
Cerco e non vedo.
Tempeste di schegge pungenti e onde oceaniche di nastri oleosi avvolgono la mia testa.
Mi chiedo di ieri.
Quale fosse il pezzo mancante e quale quello troppo ingombrante.
Essere adulti è un gioco meschino se a giocarlo è una bambina bionda con la bambola di pezza in mano.
Essere adulti è giocare al vampiro.
Succhiare la polpa dell'ingenuità e con avidità scoprire il peccato e lo sbaglio del mondo.
Oggi difendo me stessa scrivendo che mi sarebbe piaciuto se qualcuno mi avesse insegnato a ballare sulle punte e mi avesse cullato nel grembo della terra con fiori e coralli.
Desidero tornare la bambina sudata che correva sui prati affannata dal sole e dai giochi.
Desidero godermi ogni giorno con l'innocenza primordiale dei cuccioli di leone.
Desiderio una cuccia calda e un seno accogliente come fosse una madre tra le mani.
Desidero ieri come un tesoro.
Desidero vedere i tuoi occhi.
Li ho sognati alle volte.
Sei mio padre ma in realtà non ho mai scorto un tuo lineamento.
Oggi non sei più su questo mondo e come fosse una ninna nanna ti dedico due righe perché tu sappia che non porto rancori.
Nessuna violenza hai fatto al mio cuore solo a te stesso.
Solo al tuo corpo.
Aspetto il giorno in cui ci incontreremo, ci conosceremo e sapremo da subito di essere stati da sempre uniti da un fuoco di dolore e amore inconfondibili.
Come fiamma hai bruciato il tuo tempo.
Come semente hai sparso tra l'acido i tuoi giorni.
Ora vivo io questa mia corsa.
Ora voglio essere io la maratoneta che corre al traguardo e lo farò fino in fondo.
Lo farò guardando in alto.

 

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2 commenti:

  • Anonimo il 24/09/2010 14:12
    Fallo anche per te stessa, non solo per dovere di riconoscenza. Fallo, perché adulti si diventa ma bambini si nasce. Fallo, perché adulti ci si riscopre ma bambini ci si rimane.
    Fallo, perché l'unica cosa da non fare è rimanere immobili. Fallo, in silenzio e sulle punte, ma fallo
  • Noir Santiago il 08/09/2010 12:35
    Nostalgia, malinconia, ricordi, forse rimpianti. La vita certe volte ci trascina verso strade che non vorremmo prendere e il tuo racconto ce lo ricorda e lo spiega a chi non lo sa.
    Ottima forma, scritto benissimo, punteggiatura importante e perfetta. Mi è piaciuto.