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I tempi dell'onore

Ancora una volta mi rivolgo alle memorie dei miei antenati per narrare questa volta la storia di una donna che fu costretta a uccidere l'amante per recuperare l'onore perduto.
Molti anni fa viveva in un paesino dell'entroterra siciliano una ragazza di nome Rosalia che aveva lunghi e ondulati capelli neri, occhi castani, statura bassina e forme esili. Costei era accanitamente corteggiata da un uomo chiamato Calogero (volgarmente Lillo) un giovane alto con occhi e capelli chiari che diceva di volerla in moglie, ogni volta che la ragazza andava ad aiutare il fornaio per guadagnare qualcosa, andava dai parenti, portava il pranzo al padre in campagna, Calogero era in un vicolo pronto a serrare la corte. Inizialmente Rosalia respinse le sue avances perchè non voleva passare come una donna di cattivi costumi, ma poi la sua natura femminile prese il sopravvento e la ragazza incominciò a nutrire fantasie per Calogero e immaginava uno sfarzoso matrimonio con lui oltre ad amplessi intimi. Un brutto giorno il padre di Rosalia si ammalò e morì e la sua famiglia si trovò in difficoltà, cosa che prostrò la ragazza facendola cadere in depressione.
Una sera mentre Rosalia tornava dal lavoro fu sorpresa da Lillo che come al solito iniziò a corteggiarla, promettendo di farla sua moglie, di riverirla e non farle mancare nulla. Moralmente indebolita dalla perdita del padre, le difficoltà attraversate dalla famiglia, e dai pensieri che da tempo nutriva per Lillo, la ragazza si abbandonò ai suoi amplessi e lui con somma gioia penetrò nel più intimo della sua femminilità.
Dopo aver gustato i piaceri proibiti però Calogero divenne freddo e distante con Rosalia e quando questa si gettò tra le sue braccia e gli chiese di mantenere le sue promesse, lui la respinse con parole che schiacciarono l'animo della giovane come un masso schiaccerebbe una lepre: io so saggiare le stupide e le accorte e tu mia cara sei una povera stupida, ti sei aperta prima del tempo per dolci paroline e senza concrete credenziali, ora rimani sola con la porta aperta, io una come te non la voglio.
Rosalia pianse e supplicò Lillo di non rovinarla e prendersi le sue responsabilità, ma Lillo le rispose che era una povera idiota e le responsabilità erano solo sue. Di lì a poco per giunta il dolce Lillo mise in giro la voce che Rosalia era una cocotte che dava via per nulla le sue grazie, così la ragazza perse il rispetto di tutti, fu selvaggiamente bastonata dalla madre e cacciata di casa, tanto che si rifugiò in un convento.
Ma un cugino di Rosalia che viveva in città venne a sapere della vicenda, quindi si recò in paese e andò a trovare la ragazza, le consegnò una pistola e le disse: cerca di sorprendere da solo quel mascalzone e ribadiscigli che deve sposarti, se cambia idea e accetta meglio così, se non accetta e continua ad insultare allora usa questa e recupera il tuo onore.
Poco tempo dopo ci fu in paese la festa di San Calogero che prevedeva cerimonie, sagre e una sfarzosa processione, così tutti si recarono alla manifestazione. Calogero però non andò alla festa e preferì rimanere da solo in campagna, fu raggiunto da Rosalia che lo supplicò accoratamente di sposarla e toglierle il disonore, come al solito si rifiutò e disse che non voleva una povera ingenua che si concedeva per nulla. Ma stavolta Rosalia estrasse la pistola da una tasca del grembiule e disse: a te che le virtù mi hai tolto e il cuore mi hai spezzato io il cuore spacco e gli sparò due colpi al cuore che non furono uditi da nessuno per via dei canti, le musiche e il vociare della festa. L'indomani venne ritrovato il cadavere di Calogero e tutto il paese sbalordì e si mise a lutto, furono celebrati i funerali con grande strazio dei parenti e cordoglio degli amici, ma a parte i familiari tutti sotto sotto lodarono la santa mano che aveva commesso l'omicidio.

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6 commenti:

  • Guido Ingenito il 28/09/2010 11:03
    tutto vero, tremendamente vero. una volta si ricorreva alla legge d'onore, l'omicidio passionale era legittimato. Io sono contro l'omicidio a prescindere, ma devo dire che una volta certi pensieri e certi principi erano maggiormente difesi.
    ottima cronaca Salvatore.

    Guido
  • Salvatore Cipriano il 16/09/2010 22:48
    Vi ringrazio ragazzi, ma questa non è una storia inventata, ma un fatto realmente avvenuto che ho voluto trascrivere e pubblicare perchè vi rendeste conto di come i nostri avi ragionavano e su quali basi e valori strutturassero famiglia e società. Un abbraccio.
  • Daniela Di Mattia il 16/09/2010 08:45
    Bravo bel racconto, lascia riflettere sul valore dell'onore, dell'onestà di sentimenti... Piaciuto
  • Anonimo il 15/09/2010 11:41
    splendido racc onto scritto con grande maestria... analisi di ieri... per capire... comprendere il non senso di oggi... grande sensibilità e grande cultura...
  • Michele Rotunno il 14/09/2010 17:37
    Anche salendo di latitudine non credo che siano tempi poi tanto lontani. Ne ho le prove certe.
    Però devo confessarti (sperando di non essere frainteso) che certi fatti di sangue fanno rimpiangere i cosiddetti tempi remoti.
    Bravo Salvatore, scritto con un bel taglio giornalistico.
    Ciao
  • Anonimo il 14/09/2010 16:45
    Hai proprio ragione! Per fortuna ora i tempi sono altri!
    Bravissimo!


    A. R. G

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