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Risveglio

L'uomo giaceva supino sul freddo impiantito della piccola caverna immersa nel buio totale. L'unica entrata era sbarrata da un grosso macigno e non vi erano altre fonti di possibile luce, nessuna finestra né uno sfiatatoio che immettesse aria dall'esterno. L'uomo giaceva esanime in quella posizione già da molte ore. Era alto più della norma, quasi un gigante, aveva capelli lunghi sciolti e il corpo martoriato da profonde e numerose ferite. La schiena, poi, portava i segni di una lacerante flagellazione. La punizione che aveva subito, secondo le usanze del posto, era stata dolorosa e di indicibile sofferenza.
Esternamente alla caverna l'aria notturna era fredda e umida, senza vento e quasi senza luna, sembrava immersa in un cupo silenzio, anche gli animali notturni tacevano come soggiogati e atterriti di far sentire la propria voce.
All'interno l'aria si era fatta stantia e pesante e ancora non era sfumato l'odore acre delle lampade a olio spente molte ore prima e il silenzio, già cupo e innaturale dell'esterno, ora appariva ancor più opprimente. Sebbene la temperatura non fosse del tutto invernale tutta la fauna e gli insetti che popolano la notte sembravano essersi volatilizzati quasi a presagire un incombente evento.
Nella caverna l'unica presenza era rappresentata dall'uomo che giaceva immobile e privo di vitalità disteso orizzontalmente sull'impiantito a secco posizionato sulla naturale levigatura della roccia.
Come da migliaia di cateratte improvvisamente apertesi l'aria inondò i polmoni dell'uomo ridandogli la vitalità perduta.
Con essa il sangue riprese a circolare impetuosamente e pochi istanti dopo anche la mente si risvegliò.
L'uomo, come colpito sul viso da un getto di acqua ghiacciata aprì gli occhi trovandosi ancora immerso nel buio. Ingoiando aria a pieni polmoni tentò invano di muovere il corpo, imprigionato nel sudario che lo copriva interamente davanti e dietro per tutta la sua lunghezza dalla testa ai piedi. Inoltre larghe fasce esterne girando intorno al corpo lo avvolgevano strettamente impedendogli qualsiasi movimento.
Preso da istintivo terrore, divincolandosi invano, l'uomo lanciò un urlo agghiacciante che riuscendo a oltrepassare le pareti della grotta, benché attutito, si sparse nei dintorni squarciando, unico segno vitale, il silenzio della notte.
Con gli occhi sbarrati, per alcuni interminabili secondi, la mente dell'uomo si perse nel nulla mentre i polmoni inspiravano ed espiravano aria a ritmo frenetico. Il terrore, comunque, durò solo pochi secondi, una luce bianchissima si sprigionò da ogni millimetro del suo corpo e irradiandosi in ogni direzione. Un istante dopo l'uomo si ritrovò ritto e tremante al centro della grotta. Un freddo intenso lo pervase, si strinse in sé avvolgendosi nelle proprie braccia, cercò di rannicchiarsi poi lo sguardo gli cadde su dei logori cenci abbandonati in un angolo. Febbrilmente li raccolse e li indossò. Infine si guardò intorno più attentamente per capire dove si trovasse.
Prima la vita ora la coscienza, ovvero la consapevolezza di sapere dove fosse, come ci fosse arrivato, quando e perché. Chiuse gli occhi rilassato mentre anche il respiro si normalizzava. Ora sapeva tutto quel che c'era da sapere.

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0 recensioni:

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10 commenti:

  • Dino Borcas il 24/12/2010 00:20
    buone feste anche a te, ciao
  • Michele Rotunno il 23/12/2010 23:13
    Dino, non ho uno stile preciso, molto dipende da quello che mi èassa per la testa. In questo racconto ci sono due ovvietà, la prima che il personaggio è solo e la seconda che sono stato costretto alle descrizioni.
    Grazie per il commento Dino, colgo l'occasione per augurarti buone feste.
  • Dino Borcas il 23/12/2010 22:40
    avrei forse reso meno evidente sin dall'inizio chi fosse, magari facendo pensare da alcuni particolari messi per "depistare" che ci si riferisse a qualcun altro (Lazzaro, un mendicante, un assassino...) e solo alla fine svelata l'identità, rendendo ancora più forte il contrasto umano/divino e l'esclamazione finale.
    Come stile di scrittura, siamo diversi, come anche tu hai sottolineato, la mia è più sintetica e meno descrittiva...
  • Guido Ingenito il 28/09/2010 10:45
    Molto bello Michele, molto bello.
    Alessandro ha ragionissima, ma condivido la tua scelta di dare uno zoom "cinematografico" alla vicenda. Ha reso comunque, sei riuscito a darci ciò che pensavi.

    Guido
  • Michele Rotunno il 20/09/2010 15:14
    Un grazie infinito a tutti.
    Nino, grazie per i puntini espressivi... eheheh!
    Giovanni, hai poi risolto quel problema?
    Alessandro, ti ho lasciato per ultimo per spendere due parole in più.
    Hai detto bene l'Idea, ed è quella che mi ha parzialmente bloccato. Non è facile interpretare qiel personaggio ed io ho avuto paura di strafare.
    Aggiungervi riflessioni mie? veramente non me la sono sentita e mi sono fermato sulla riflessione scenografica, senza alcun intercalare.
    Grazie comunque per la tua nota nient'affatto critica ma esortativa.
  • Anonimo il 20/09/2010 11:15
    Racconto denso di emozioni da scoprire tra le righe. Complimenti Michele
  • Paola B. R. il 19/09/2010 17:28
    Già dalle prime battute si individua chi è il protagonista, un'ottima idea, poi, rivedere le drammatiche scene vissute... anche se Lui è al di sopra di ogni cosa, non poteva che rivolgersi così, al Padre!!!! Bravissimo!!!
  • Anonimo il 19/09/2010 11:30
    L'idea di fondo mi piace. Ed applaudo. L'Idea (con la i maiuscola) è la prima cosa che vado a cercare quando leggo un racconto. Il modo in cui essa trova trasposizione su carta (o su video...) avrebbe dovuto trovare una migliore realizzazione. Il discorso, su questo punto, è abbastanza complesso ed è pressoché impossibile farlo (in modo che risulti chiaro) in via indiretta. Dirò per sommi capi ciò che intendo. La narrazione, per essere godibile, deve essere sempre accompagnata da riflessioni dell'autore in particolar modo quando non c'è dialogo, o quando (per necessità il focus è incentrato sulle azioni del/dei protagonista/i. Diversamente essa si trasforma in un elenco di azioni che tolgono godibilità a ciò che si racconta.
    Il tuo racconto - a mio modestissimo parere - rivisto in questa chiave da buono, quale io reputo che sia, diventerebbe ottimo.
    So che il discorso che faccio è difficile e non pretendo di essere capito. Mi limito a tirare un sasso nello stagno.

    Buona giornata
  • Anonimo il 18/09/2010 12:02
    Meraviglioso!
    Sei come il vino... più il tempo passa e più migliori



    A. R. G
  • Giovanni Barletta il 18/09/2010 08:59
    Bravo Michele, i tuoi lavori mi piacciono sempre di più. Si vede che li curi meglio. Di questo mi ha impressionato la scelta del punto di vista e la grande dimensione umana che hai saputo dare al Gesù che si risveglia. Continua così!

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