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Romantico robotico nessuno

Qualche mese fa mi sono scoperto robot. Penso di averla presa abbastanza bene. Prima di ogni cosa è arrivato lo sconforto,
poi un certo imbarazzo: come sarei riuscito a spiegarlo alle persone che mi circondavano? Poi capii che, essendo io un'automa, non necessitavo del coraggio per dichiararlo: l'ansia che sentivo al pensiero non era che un inganno del mio microprocessore.
Del resto, se così non fossi stato programmato, avrei passato un'esistenza molto meno pavida della mia e forse, correndo qualche rischio di troppo, avrei potuto scoprirlo prima.
Allora ne ho parlato agli amici di sempre, che non sembravano troppo credere alla mia rivelazione. Quindi gli ho fatto sentire che il battito del mio cuore era un semplice suono registrato, riprodotto a bassissimo volume per poter essere udito solo ravvicinatamente; nessuna pulsazione, nessuno spostamento seppur lieve dei tessuti sovrastanti. Si chiesero come avessero fatto a non accorgersene prima. Io credo sia perchè non mi hanno mai abbracciato forte, ne io l'ho fatto. Non c'è da fargliene una colpa, dunque. Poi successivamente l'ho detto alla mia ragazza.
Lei era incredula. Ha iniziato a domandarsi quale fosse allora il motivo per amarsi, dato che quello che io provavo non poteva che essere fittizio, come l'esibizione in playback di un cantante stonato. Pensai che non aveva tutti i torti. Io le feci notare che un motivo ci poteva ancora essere, ovviamente dal suo punto di vista, non dal mio. Il mio sentimento era posticcio e quindi in effetti non avevo pieno di titolo ad esprimer la mia.
Però un consiglio nel suo interesse pensai fosse giusto darlo, ovvero che rimaneva il sesso. C'è da dire che chiunque mi abbia costruito, è stato un buon Geppetto. Fisicamente nulla da eccepire, perfettamente nella norma da capo a piedi, e con una funzionalità sessuale veramente indistinguibile da quella umana. Io non me ne sono mai accorto, per esempio.
Mi sembrava un consiglio sincero e altruista, per quanto questi due aggettivi potessero voler dire ancora qualcosa.
Lei si infuriò e mi disse di sparire. Allora me ne andai e piansi. Poi ad un certo punto realizzai che piangere era stato concepito come reazione alla sensazione di dolore che il mio microprocessore riproduceva. Però io non stavo veramente male,
a rigor di logica. Non potevo semplicemente. E mentre lo pensavo, il dolore piano piano sfocava, perdeva definizione.
Io non sapevo cosa stavo provando, mi rendevo solamente conto che qualcosa stava accadendo, ma se mi ci concentravo, c'era semplicemente il nulla. Allora mi sono accorto che potevo benissimo non amare. Il pensiero lì per lì mi diede motivo di sentirmi malinconico però, per induzione, quanto poteva valere?
E mi distrassi dunque dalla situazione col passaggio del primo piccione nell'aria. Allora tornai a casa. Ormai privo di qualunque timore nel comunicare la notizia, ne parlai a mia madre. Lei si chiese come poteva essere possibile, uno scambio nella culla forse. Però non c'erano ragioni apparenti perchè questo avvenisse. È anche vero che io non sono mai stato troppo simile a nessuno dei miei famigliari. I geni che si rimescolano in nuove ed infinite combinazioni, chi può dirlo. Ora la cosa si poteva guardare da un'altra prospettiva. Concordammo di non dirlo a mio padre, che ha già tanto d'altro a cui pensare.

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4 commenti:

  • Mr Wedge il 05/04/2012 17:18
    Bello anche questo, bravo veramente! Alla fine siamo tutti robot, o no? Vado a cercare il mio interruttore, a rileggerti! Mr W
  • Noir Santiago il 02/10/2010 11:04
    Idea originalissima. Svegliarsi e capire di essere un robot. Tutti lo siamo, basta non farsi trasportare dalle emozioni. Anche se mi sembra più uno schizofrenico...
    Scritto davvero bene, coinvolgente, entusiasmante. Letto tutto d'un fiato. Non leggevo un racconto così da parecchio. I miei complimenti.
  • Guido Ingenito il 27/09/2010 16:01
    è un percorso tortuoso. l'idea mi piace. un suggerimento: approfondire maggiormente lo stato dello sconvolgimento, il protagonista risulta troppo (paradosso!) robotico, se un giorno scoprissi di essere un robot non ne prenderei solo atto. Comunque un racconto a mio giudizio brillante, che comunica qualcosa. bel lavoro

    Guido
  • Giorgio Davì il 26/09/2010 16:40
    lascia un po' perplessi. sembra un esercizio...
    "E mi distrassi dunque dalla situazione col passaggio del primo piccione nell'aria" in altri fa ridere
    cmq l'inizio non è male, sembrava dovesse far ridere invece, invece no

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