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I grandi Santi: Edith Stein

Non è facile parlare di Edith Stein, la santa-filosofa che nel corso della sua vita ha dedicato i suoi studi al problema dell'empatia, ha aderito alla fenomenologia, si è occupata dell'antropologia filosofica e religiosa, della metafisica etica e, non per ultimo della mistica.
Una vita, quella di Edith Stein, vissuta nella pienezza intellettiva, relazionale e spirituale. I suoi testi sono difficili e nel corso del tempo sono stati spesso travisati, non compresi o mal reinterpretati, o non tradotti, perché ancor oggi, la personalità della Stein, risulta ingombrante, specie per coloro che non accettano che in una donna possano concentrarsi tante e tali qualità, come di difficile spiegazione è la sua conversione al cristianesimo ed il suo ingresso nel Carmelo.
Edith nasce il 12 ottobre del 1891 a Breslavia (Polonia) che all'epoca faceva parte della Germania. Ultima di sette figli, rimane orfana del padre ad appena due anni, dopo la sua morte, la madre ne rileva l'attività di compravendita di legname. Erna ed Edith, le sorelle più piccole, crescono coccolate dai fratelli e dalle sorelle più grandi, ma già in tenera età, Edith rivela un carattere forte e deciso e reagisce con il pianto agli accessi di collera ogni qualvolta ottiene un insuccesso, o che non risulta la migliore.
La sua memoria è eccellente, tanto che riesce ad imparare a memoria la Maria Stuarda di Schiller, ma il suo animo è affettuoso e sensibile. L'esordio scolastico non è dei migliori, infatti dalla sua autobiografia apprendiamo che: "Quando, all'età di sei anni, Erna cominciò ad andare a scuola, fui molto dispiaciuta di non poterla accompagnare. Non avendo più nessuno che mi tenesse compagnia a casa, venni iscritta all'asilo: trovai tutto ciò molto al di sotto della mia dignità e ogni mattina bisognava litigare per portarmi fin lì. Non ero molto socievole con gli altri bambini e accettavo malvolentieri l'obbligo di prendere parte ai loro giochi... Quando fui vicina al mio sesto compleanno, decisi dimettere fine alla mia presenza all'asilo, che detestavo. Dichiarai che a partire da quel giorno volevo assolutamente andare a scuola e che questo era l'unico regalo che desideravo per il mio compleanno".
Molto dotata e con una volontà di ferro, in poco tempo Edith diventa la più brava della classe, l'istituto Viktoria diventa la sua seconda casa, qui impara il francese, l'inglese, lo spagnolo, il latino, il greco e l'ebraico. Raggiunta l'età di 13 anni, Edith abbandona gli studi, una decisione che sorprende il direttore della scuola Victoria e la madre suggerisce alla figlia di andare a riposarsi presso la sorella Else, che sposata e con prole, vive ad Amburgo. Edith soggiorna sei mesi presso la casa di Else compiendo i lavori domestici e prendendosi cura dei tre nipoti. La lontananza dagli studi però si fa sentire e dietro l'invito della madre a ritornare a Breslavia, Edith acconsente immediatamente.
Il ritorno agli studi aggiunge alla giovane Edith allegria e dinamicità, ma è lei che riesce a stabilire un giusto equilibrio tra lo studio e il divertimento: gioca a tennis, le piace la danza, sperimenta il canottaggio, fa lunghe passeggiate distensive e tra i suoi desideri comincia a nascere il progetto dell'insegnamento. Nell'aprile del 1911, Edith si iscrive all'università di Breslavia alla facoltà di storia e germanistica (filologia e letteratura tedesca) e alla facoltà di psicologia sperimentale che comprende dei corsi di filosofia, il fatto è rilevante perché da appena tre anni l'università è accessibile alle donne, ma non a tutte, solo alle meritevoli. Nell'aprile del 1913, Edith si trasferisce a Gottinga e qui conosce il professor Reinach, responsabile dei corsi universitari e assistente del professor Husserl, padre della fenomenologia.

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4 commenti     1 recensioni    

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1 recensioni:

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  • Don Pompeo Mongiello il 09/03/2016 13:32
    Da gran scrittore e merita il mio omaggio tutto.

4 commenti:

  • Anonimo il 24/12/2010 22:13
    Ciao! Mi fa piacere trovare un racconto su questa filosofa. Sia perchè mi interessa molto la fenomenologia, che tanta parte ha avuto nella cultura filosofica del secolo scorso, dall'esistenzialismo al gestaltismo, sia perchè mi hai ricordato una scena del bellissimo film "La settima porta". Un saluto.
  • Giacomo Scimonelli il 29/09/2010 04:22
    scritto veramente bene... un bel racconto... complimenti
  • Fabio Mancini il 28/09/2010 20:15
    Ti ringrazio, Michele. Ci sarebbe molto da riflettere e da dire sulla vita di Edith Stein, ma finora il tuo è l'unico commento. Ciao, Fabio.
  • Michele Rotunno il 28/09/2010 19:01
    Fabio, è sempre un piacere leggerti. Mi affascinano le tue storie, scritte bene e senza appesantire.
    Bravo.

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