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Quella casa

Quella casa può tutto su di me.
Da quando mi sono svegliata i miei occhi non vedono più le stesse cose, ora vedono quella spada lucente con il manico finalmente rivolto verso di me come per dirmi prendimi sono tua e adesso che ho finalmente le braccia l'afferro.
La sento potente nella mia mano ferma risuonare in armonia con il mio respiro profondo e regolare.
Cammino in mezzo a mille e mille maschere bianche inorridite dal passare dei secoli senza più paura, non possono toccarmi, non più, ora posso camminare fiera, indomita squarciando le ombre che si sovrappongono sciogliendo il cielo e la terra come un mare di fango che assorbe tutto trasformandolo in un'infinita distesa di niente, le stesse ombre che per molti anni si sono infiltrate in me.
Vado avanti per ore, giorni finché come per una maledizione lanciatami da una strega cattiva mi ritrovo ancora una volta qui, davanti a questa casa, la mia casa. So che non dovrei fermarmi, so che dovrei continuare a lottare giorno dopo giorno ma il solo vederla mi svuota, la spada improvvisamente è troppo pesante per me. So che non dovrei entrare, so che non è questo il posto in cui devo fermarmi, so che non è questa la destinazione e che li dentro c'è il male, il mio male ma la spada l'ho già lasciata cadere.
Voci inquietanti e familiari mi chiamano, mi desiderano, hanno bisogno di me per sopravvivere, hanno bisogno di divorare, il mio corpo, la mia mente, la mia anima lasciando solo quel poco che basta per tenermi in vita. Lo so, me ne rendo conto ma non posso farci nulla sono così assuefatta da quelle sirene che cantano il mio nome e penetrano in ogni fibra del mio essere impossessandosi della mia coscienza così entro, non posso farci nulla, e una volta dentro è tutto come era una volta, ruvido, di quel bianco velato di grigio avvolto in un'atmosfera ovattata al di fuori del tempo. Migliaia di corpi senza occhi premono incessantemente contro le pareti diventati specchi di ricordi
dimenticati dal mondo, lasciati lì a coltivare la loro bellissima accogliente disperazione mentre il silenzio palpabile intona vecchie preghiere, le mie preghiere. Vago per le stanze inseguendo la risata di una piccola me che continua a nascondersi, a giocare con me, improvvisamente mi rendo conto che tutto è tornato a essere troppo grande o che forse, più probabilmente sono io a essere tornata troppo piccola, senza braccia, senza difese, senza voce, senza scelta.
La spada è ancora là che mia aspetta, lo so ma ormai è troppo grande per me, in fin dei conti questa è la mia casa, è questo il mio posto, è qui che devo aspettare... aspettare!? Aspettare cosa? Non ricordo ma non ha importanza, la cosa più importante ormai che mi impedisce di uscire da qui è che la rivoglio, so che fuori potrei trovarne un'altra magari più forte e duratura ma io rivoglio proprio questa, non posso andarmene abbandonandola qui, quella parte di me così pura e semplice... la mia risata. Resterò qui per cercarla anche se una parte di me lo sa che non la troverò mai e che se dovesse succedere non potrei mai portarla con me perché fuori da questa casa, da questa illusione non esiste più.

 

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