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Happy end

I condannati a morte erano quattro, ognuno seduto sulla propria sedia elettrica, intorno ad un tavolo quadrato di cristallo nero riflettente. Io ero uno di loro.
Mentre andava la sigla, guardai in faccia i miei compagni e lessi sui loro volti la muta domanda che mi attanagliava da ore: "Perché proprio io?". Certo non avevo mai nascosto la mia avversione per il premier, certo facevo parte di un club di scrittori sovversivi, certo mi ero sempre rifiutato di cantare l'inno di Mameli ogni mattina alle sette come prescriveva il regolamento... ma la morte c. zzo, la MORTE! mi sembrava davvero una punizione eccessiva.

Aprendo una parentesi, da quando la pena di morte era stata reintrodotta in Italia, veniva grassamente dileggiato chi si mostrava così "antico" da chiamarla con il suo nome. Adesso era per tutti graziosamente "Happy end", veniva eseguita in diretta TV, animava talk show e dibattiti e faceva il 300% di share.

Nonostante la pillola esilarante che ci avevano somministrato prima di entrare in studio, il cuore batteva all'impazzata e il terrore riusciva a farsi strada dietro i nostri sorrisi stirati. Una checca sgargiante e compassionevole sculettò leggera a tergerci il sudore e a sistemarci i capelli, mentre l'algido regista faceva portare qualche pianta di crisantemi a ravvivare il set. Due telecamere si accesero in sinc ed il pubblico, costituito per lo più da famigliole fameliche, esalò il primo timido applauso. Qualcuno aveva posato davanti a me il riso-e-latte della nonna che avevo chiesto come ultimo desiderio e dovevo solo aspettare il ciack per prendere in mano il cucchiaio e affondarlo in quel biancore che mi ballava davanti, dietro un sipario di lacrime.
Perché c. zzo stavo piangendo? Non potevo invece ribellarmi, urlare tutto il mio disgusto per quella macabra messinscena, fare una piazzata memorabile e andarmene sbattendo la porta? Già, ma era esattamente quello che tutti si aspettavano per aumentare gli ascolti! Se mi fossi dato la briga di girare intorno lo sguardo, avrei notato fior di poliziotti e militari acquattati contro le pareti e pronti ad intervenire. Senza contare che, in caso d'insubordinazione grave la pena di morte, pardon l'"Happy end" sarebbe toccata in sorte al più vicino dei miei parenti.

"Pronti?... Azione!". Ronzano le telecamere e ronza il fine presentatore nel suo solenne saluto ai telespettatori. Ingollo senza alzare il capo il mio riso-e-latte, lascio che un'accorata velina mi asciughi la bocca con un tovagliolo di seta e mi appresto a soffiare le ultime parole della mia vita terrena dentro un microfono a palla che il fine presentatore tiene davanti alle mie labbra.
Lo guardo, scuoto la testa, vorrei dire "Brutti porci bastardi..." e invece chiedo "Perché, perché, perché?" dentro un fiotto di lacrime e singhiozzi che mi fanno accasciare sul tavolo, con la testa tra le mani. Ma la telecamera è già passata al secondo condannato e sento la sua voce roboare commossa: "Viva la libertà, viva l'amore, viva il coraggio di morire. Qui, ora, per voi!".

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8 commenti:

  • Massimo Bianco il 11/12/2011 00:49
    Ecco, questo racconto me lo sono letto oggi - insieme ad un altro - e l'ho trovato veramente ottimo, una storia notevole sotto ogni punto di vista, senza pecche, molto riuscita. Fantastica sì, ma fino a un certo punto, ormi il deterioramento delle tv mondiali è già giunto a riproporre, soprattuto negli U. S. A., ma non solo, spettacoli non poi così diversi da quelli del Colosseo di 2000 anni fa anche se ancora senza spargimento di sangue. Saluti.
  • marco carlino il 08/12/2010 12:35
    Il racconto che hai scritto fila via che è un piacere. Potrei farti la doccia di complimenti, ma siccome non mi piace leccare li sottendo e ti lascio invece solo due piccole critiche, personali: non mi è piaciuto "il piccolo mostro" e soprattutto non condivido il "non interessa a nessuno".
    Sinceramente lieto di averlo letto, Marco.
  • Anonimo il 06/12/2010 07:47
    Scritto molto bene e questo fatto basterebbe di per sè a farti i complimenti e darti un bel voto... ma andando oltre, nel contenuto, c'è pure da dire che l'idea, oltre che originale, è emblematica della decadenza di una società.
    Stupenda la parte finale nella quale è descritta l'ascensione dell'anima che si fonde con l'universo... sembra quasi che accada al lettore. Bravissima. Ciaociao
  • Anonimo il 03/12/2010 22:51
    ok... anche con la prosa te la cavi, mi pare...
    ciao, scrittrice!
  • Verdiana Maggiorelli il 03/12/2010 22:38
    Grazie per i vostri commenti. Pochi qui dentro leggono i racconti!
    E attenti alla TV: dopo La Talpa, tutto può accadere!
  • Guido Ingenito il 19/10/2010 12:43
    un racconto cinicamente disperato, ottima l'ultima frase che chiude e apre il tuo pensiero. l'ultima parte, quella dell'ascensione suona diversamente dal resto, ma ci sta. il tuo è un messaggio molto importante. solo lo stupido chude gli occhi davanti la verità, a prescindere dalle proprie convinzioni politiche
    ottimo

    Guido
  • Michele Rotunno il 18/10/2010 13:08
    Immagino i cronisti di un Giornale Libero (trionfalistica fusione di due antiche testate del secolo scorso) tra uno stacco e l'altro con il solito buontempone don il pugno chiuso e il pollice alzato.
    Paola dice non molto lontano, io credo che di questo passo lo vivremo direttamente sulla nostra pelle.
    Bellissima satira con finale religioso.
    Complimenti
  • Paola B. R. il 18/10/2010 00:28
    Strano non ti abbiano chiesto: "Come si sente?"
    Scherzi a parte, potrebbe essere in un futuro non molto lontano...

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