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Antica rabbia di un'antica arrabbiata - Parte III

Dopo il bagno serale, Elettra decise di dedicarsi al ricamo: doveva in qualche modo trovare un'occupazione per cercare di liberare la mente. Riprese il mantello che tempo prima cominciò a lavorare per il padre, ma non riuscì a concentrarsi nonostante i numerosi tentativi: la recente scoperta le aveva procurato troppa tensione.
Qualche giorno prima si trovava infatti in compagnia del suo precettore e, tra la lettura di un testo e l' altro, le era venuta sete: la giornata era molto calda e a furia di recitare versi la gola seccava velocemente. Così Elettra si reco' verso la fontana poco lontana in giardino e, passando davanti al magazzino della corte, r ascolto' la discussione tra la madre e il cugino.
 <<Stiamo imboccando una strada molto impervia, Clitemestra: voglio che sia assolutamente certa di ciò che dovremo fare.>>. Egisto posò sulla bella regina un profondo sguardo indagatore. Quella stava con gli occhi puntati verso la piccola finestra che dava sul cortile: la pelle chiarissima era illuminata lievemente dalla poca luce che riusciva ad entrare ma che mostrava il pallore dell' indecisione.  
<<Sono consapevole di questo e non provo alcuna pietà per quell'uomo che non è più mio marito. Tuttavia temo di poter così facendo perdere l'affetto dei miei figli: loro adorano Agamennone e potrebbero soffrirne>>. Clitemestra si sedette dando le spalle ad Elettra che stava corrucciata dietro la grande porta socchiusa: era sconvolta da ciò che stava sentendo, ma furono le successive parole di Egisto a darle il colpo di grazia.
 Il possente ragazzo, avvicinatosi a Clitemestra, la cinse tra le braccia dicendo:<<Questo spargimento di sangue e' necessario per legittimare il nostro amore e per risollevare Micene: l'inutile guerra a Troia dura ormai da anni ed economicamente ci troviamo in gravi difficoltà. Se non interveniamo Agamennone potrebbe decidere di bandire una nuova campagna militare: sappiamo tutti quanto sia smisurata la sua superbia e che certamente metterà in ginocchio la città solo per soddisfare il suo amor proprio. Tesoro mio, se lo uccidiamo faremo solo il bene di tutti, credimi>>.  Egisto bacio' la donna che lo fissava come se fosse un profeta e con ciò la discussione fu chiusa.  
Elettra si allontano' in lacrime dal magazzino, non riuscendo nemmeno a reggersi per la troppa commozione. Sua madre e suo cugino, i suoi parenti più stretti, coloro con i quali aveva trascorso dieci affettuosi anni adesso la tradivano, tramavano per uccidere il suo adorato padre.  
"Oh possente Giove, ti prego, dimmi che le mie orecchie si ingannano! Loro non possono desiderare la morte di un uomo lontano da casa, colpevole soltanto di nutrire affetto e solidarietà per il fratello offeso. Divino, parlami e dimmi che ciò che ho udito è falso!". La povera fanciulla correva tra le splendide Erme del giardino rosa da questi gravi quesiti, ferita nel profondo dalla madre che cominciava a sentire sempre più lontana quando una voce maschile la chiamo'.  
<<Elettra cara, hai conosciuto il funesto destino di tuo padre e, ahimè, non puoi fare nulla per impedire che diventi realtà>>. La fanciulla volse il lacrimoso sguardo verso quel giovinetto che impudentemente le parlava. <<Come osi proferire con me, vagabondo? Non ho tempo da perdere con perdigiorno del tuo stampo!>> disse al ragazzo ricacciando indietro le lacrime e fulminandolo con lo sguardo più iracondo che le riuscisse di lanciargli.  

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1 commenti:

  • Anonimo il 03/06/2011 11:25
    NOOOOOOOOO!!! Non partita...

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