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Quelli che hanno paura

La classe sedeva ammutolita, ognuno al proprio posto senza fiatare, ma in classe non era presente alcun professore. Solo una persona mancava all'appello quel giorno, Michele.
Molti guardavano fisso davanti a loro sperduti nei loro pensieri, altri avevano incrociato le braccia al petto e guardavano il banco vuoto davanti a loro.
Era una bella giornata di inizio inverno e il sole splendeva alto nel cielo spandendo i propri raggi sull'asfalto che, grazie alla pioggia del giorno prima, li rifletteva.
I ragazzi sapevano che quel giorno non ci sarebbe stata alcuna lezione ed avrebbero fatto a meno di venire, se solo non ci fosse stato quel legame di dolore che si era creato in quella circostanza, quella specie di forza che tiene unite le persone nei momenti più amari e che le spinge all'aggregamento. Probabilmente in quel momento la professoressa di italiano, quella che avrebbero dovuto avere in quell'ora, stava parlando con i suoi colleghi per decidere sul da farsi.
Solo alla seconda ora di lezione entrò in classe il professore di matematica che si andò a sedere alla cattedra, appoggiò la cartella su di essa e fissò la classe ammutolita. Il silenzio era totale, si potevano persino sentire gli altri professori spiegare la loro lezione al di là del muro che separava le classi.
Le prime ed uniche parole che disse furono: «Ragazzi... so che molti di voi già lo sanno, ma mi sento in dovere di informarvi comunque di ciò che è accaduto... » ci fu un attimo di silenzio che sembrò durare ore intere, ma tutti già sapevano che cosa stava per dire il professore, e questo sarebbe stato solamente una conferma di quello che avevano saputo già la sera prima tramite il classico passaparola.
«... Ieri sera, il vostro compagno Michele ha avuto un incidente stradale insieme alla sua famiglia... il padre e la madre sono ricoverati in ospedale, mentre Michele... non ce l'ha fatta».
La classe rimase in completo silenzio.


Ai funerali erano presenti tutti i compagni di classe di Michele.
Era una giornata splendida come quella precedente, nel cielo non era presente nessuna nuvola e l'aria era fredda e pura. Il funerale si stava svolgendo all'aperto, nel campo santo vicino alla casa dove abitava la famiglia di Michele. I parenti e gli amici erano disposti in cerchio attorno alla bara ed accanto ad essa il prete stava enunciando la messa. I ragazzi erano tutti disposti alla sinistra della bara mentre i parenti a destra. I genitori della vittima non erano potuti venire al funerale del figlio a causa delle loro condizioni critiche e probabilmente non erano ancora venuti a conoscenza della sua sorte. Alla fine della cerimonia la zia del defunto si inginocchiò accanto alla bara e cominciò a piangere e a pregare il ritorno del nipote. I compagni di classe invece stavano in silenzio e guardavano la bara con un certo distacco. Nessuno si avvicinò per dare un ultimo saluto al compagno e rimasero fermi in quella posizione per diversi minuti, ma non guardavano la bara, cercavano di eliminare quella visione. Alla fine alcuni ragazzi cominciarono ad avviarsi verso l'uscita del cimitero, seguiti a ruota dagli altri.

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1 commenti:

  • Anonimo il 19/02/2011 22:38
    Una triste testimonianza. Grazie

    Suz

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