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Si fa quel che si può (terza parte)

Saltellava stizzita nel suo salottino privato, pensando che non si poteva andare avanti così. Nossignore, avrebbe trovato un vero gentiluomo che incarnasse la perfezione umana (e che non fosse suo fratello). Con lui avrebbe discorso brillantemente e avrebbe fatto tante altre cose interessanti. Sì!
Ma lei quel tizio non l'avrebbe mai trovato. Oh. Smise di saltellare. Era di nuovo a terra.
D'un tratto, si rese conto che un ragazzo era comparso sul divanetto di fronte a lei. Ci mise pochi attimi per rendersi conto che era puramente frutto della sua immaginazione. E che immaginazione! Lo guardò liberamente, stupita delle proprie capacità creative. Si sorprese per i capelli biondi e la magrezza quasi eccessiva, che andavano contro i suoi canoni estetici, ma l'effetto complessivo era notevole. Erano notevoli soprattutto quei lineamenti e quel modo squisito di fumare la pipa.
Fumava, già, e mentre faceva ciò un po' di cenere finì accidentalmente sul suo nero cappotto. Pazienza.
"Frustrata?" chiese lui fissando un punto davanti a sé.
Mary in quel momento più che altro era compiaciuta e deliziata, eppure senza nemmeno pensarci le uscì fuori dalla bocca un "Oh, già" dall'aria vissuta e convinta. Era suo il palcoscenico e lei era la regista, che aveva creato tutto questo, e anche la prima attrice. Si sedette sulla poltroncina più vicina per godersi lo spettacolo.
"Siamo tutti frustrati, tutti dalla stessa persona: un omaccione che, sedendo comodamente sulle nostre schiene, ci tratta come animali da soma, e ci frustra, incitandoci a non fermarci, a fare presto, e ad andare avanti."
"E chi si ferma?" chiese lei con voce strozzata.
"Viene schiacciato dagli altri. Oppure scappa, e nessuno lo vedrà mai più, né si ricorderà di lui."
"Chi è il padrone cattivo?"
"L'essenza dell'indifferenza, della carriera e dell'accumulo di beni economici."
Lui era terribilmente serio, e diceva cose terribili, e Mary sentiva un'orribile nube di pesantezza incombere verso di loro. Ma il giovane la scacciò.
"Guardiamo un po' cosa c'è dentro questa scatola." disse con fare organizzatore, afferrando una scatola marrone chiaro che era comparsa dal nulla.
"Che cos'è?" chiese Mary, ma non ottenne risposta, e così si avvicinò, tremante, al tizio.
La scatola era pressoché vuota, se non fosse stato per qualche pezzo di carta colorato riposto su fondo. Rappresentavano tutti immagini. Una cosa mai vista.
Lui ne prese in mano una. Sul pezzo di carta erano riprodotte, rimpicciolite, due bambine: la più grande era bionda, imbronciata, con dei brutti occhialetti tondi, e l'altra la guardava alzando la testa, con il sorriso più soprannaturale che avesse mai visto: era radioso, intenso, caloroso, pieno di vita e di complicità. Il tutto con un tocco di malvagità e di follia.

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