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Il sogno di Anna

In quel torrido agosto del 1931, persino le risaie della Lomellina sembravano essersi prosciugate. L'unica consolazione per Anna era sapere che il suo Lorenzo respirava l'aria salubre delle montagne del Trentino, lassù dove i boschi lambivano il paese e la sera un'aria frizzante scendeva da Monte Mezza fino a valle, una valle benedetta dalla vegetazione rigogliosa, dai pascoli color smeraldo e dalle acque del torrente, che scorreva, fra dirupi e massi, ora impetuoso, ora tranquillo. Certo, lassù era costretto a vivere senza la sua mamma, la nonna non era mai tenera con lui, ma nonno Nini l'avrebbe protetto dalle sfuriate della moglie, che mal sopportava quel bambino vivace, come tutti i suoi coetanei, nato dalla figlia non sposata: una vergogna per la famiglia.
La bambina si mosse nella culla accanto a lei: l'afa le impediva di dormire tranquilla. Anna la prese in braccio per allattarla. La stanchezza, dovuta al duro lavoro nella riseria, le provocò una sorta di dormiveglia. Un fischio lacerante la destò completamente, il cuore che pareva scoppiarle nel petto: "Il treno - pensò - sta arrivando il treno", mentre le appariva un'immagine e sulla fiancata di un vagone vide un cartello, con una scritta: "Il ferragosto di quest'anno ti porterà...", l'ultima parola scomparve con il treno, oltre una curva. Aveva sognato, era stato soltanto un incubo, provocato da un momentaneo assopimento, solamente il fischio del treno era vero, visto che la sua modesta stanza in affitto, l'unica che poteva permettersi, si affacciava sulla massicciata della ferrovia. Ma allora perché l'angoscia la soffocava, quel sogno non significava nulla, eppure l'ansia non l'abbandonava... Floretta si era finalmente addormentata, sazia, con il sorriso beato dei bambini sul visetto paffuto.
L'indomani, Lorenzo ed i suoi amici erano corsi fino al torrente e si erano tuffati nelle sue acque fresche, nonostante la stagione; a metà pomeriggio, un violento temporale li aveva sorpresi. Erano corsi a casa, grondando sudore, sotto le gocce di pioggia, improvvisamente fredde, come spesso succede in montagna, anche d'estate.
Due giorni dopo, Anna era salita su di un treno, dopo aver affidato la bimba ad una vicina, fra le mani, un rettangolo di carta sgualcito, un laconico telegramma: "Lorenzo grave, torna subito". Il rumore assordente del convoglio sulle rotaie sembrava ripetere una cantilena senza fine: "Lorenzo, Lorenzo", mentre il suo cuore di mamma le diceva che non sarebbe arrivata in tempo per raccogliere l'ultimo sorriso di suo figlio.

 

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1 recensioni:

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  • Lunetta il 06/04/2014 12:14
    Complimenti, testo scorrevole e chiaro.

4 commenti:

  • Musa Alienata Inquietante il 31/05/2013 11:27
    Angosciante, l'ho letto con un peso sul cuore. Complimenti.
  • Anonimo il 29/04/2011 19:17
    Mi piace, scorrevole nella lettura, e concisa, dolore di Mama prominente, come molte realtà della vita... bravissima...
  • Giuseppina Iannello il 07/11/2010 09:46
    Bello: espresso con intensità di sentimento ed in modo chiaro. Riposante.
  • Anonimo il 30/10/2010 21:11
    Davvero molto bello e con non poco senso storico. Complimenti.

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