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Una Pulce Nell'orecchio

"Un perdente non può farci niente."
"Dici?"
"Fidati di un cretino."
[Cit.]

Avevo appena posato la penna, mi ferì rileggere ciò che avevo scritto: mi accorgevo sempre più che essa viaggiava da sola su quei fogli, e che le verità che mi nascondevo (e mi nascondo tutt'ora) agli occhi uscivano liberamente, mentre dentro di me restavano solo le balle che inventavo per spiegarle.
Ero a metà circa di un romanzo che non volevo scrivere, ma che nel contempo mi esauriva per l'infinità di piccoli dettagli che intendevano esaltare me stesso e le mie idee, per mettere una firma in una storia dove non c'entravo assolutamente nulla. Per la precisione, mi era stato commissionato uno scritto che parlasse di una storia d'amore vissuta durante la prima guerra mondiale in Italia, una specie di romanzo rosa tragico e colmo di consapevolezza e esaustiva ricerca e mine antiuomo e morti. Cosa non si fa per sopravvivere.
Ovviamente la scadenza non era stata rispettata, e al secondo rinvio mi era stato dato l'ultimatum: se non l'avessi finito entro due mesi avrei dovuto pagare io, e una penale molto cara.
Lo continuavo quindi, per forza, a malavoglia intrecciavo questioni amorose e epiche battaglie sanguinose con decanti alle bellezze femminili e inni bellici. Ma la mia attenzione e tutto il mio tempo libero lo passavo a scrivere e correggere poesie, le mie poesie, l'incarnazione di ciò che non sapevo spiegare e di tutto ciò che sapevo, le poesie che un giorno avrei pubblicato e che mi avrebbero fatto diventare uno scrittore conosciuto, se non apprezzato. In effetti, non è che facessi molto altro durante la giornata se non star chino su dei fogli.
Ero all'ennesima poesia dedicata ad una donna, quel giorno, senza romanticismo e sentimentalismo alcuno, tuttavia. Anche perché una donna non l'avevo, ma la bramavo. Ero all'ennesima poesia sulla solitudine in effetti, e le parole che fluivano da dentro il mio corpo probabilmente non sarebbero mai neanche state lette dal soggetto in questione. Eh, ma è difficile provare sentimento per la donna di qualcun altro, specie se quel qualcun altro è il tuo vicino di casa, un macho man statuario, che non deve chiedere nulla a nessuno. E se impazzisci quando la senti rimbombare dentro tutte le pareti, di notte, o quando il marito torna a casa rigando la porta con le chiavi. In tal caso si sentono anche rumori di mobili per terra e urla isteriche, solitamente. Ma poi tutto finisce e ricominciamo i rimbombi alle pareti. Se tu invece sei un poveraccio che fa fatica a pagare l'affitto, e a salutarla senza balbettare nascondendosi dietro a una barba non fatta e dei vestiti malmessi, quando la vedi. Accetti la tua condizione e ti illudi che rigettando tutto ciò che non ti va della vita, magari poi descrivendo ad altri le immagini che ti portano ad affermarlo, nei tuoi scritti, e magari anche ricevendo dei consensi, potrai ottenere un briciolo di rispetto per te stesso. Ma non funziona così, e dietro quel sorriso stanco puoi solo continuare a mentire.
Mah.. mi accesi una sigaretta, guardando il cielo nuvoloso appena al di là della finestra: le nubi di fumo si sollevarono presto dalle mie labbra a riempire anche la stanza di tristezza e grigiore, un idillio di giornata, proprio. Ed era appena iniziata, erano solo le 9 del mattino e lei era appena partita in macchina, tra l'altro, l'avevo sentita scendere. Ripensandoci ora, mi viene da ridere riguardo alle mie fievoli speranze e ai miei sogni, diventati ossessioni. Ero un uomo sporco che viveva da solo con un grosso cane, che usciva di casa svogliato e annoiato, che con andatura goffa e curva cercava di adattarsi ad uno stile di vita che non gli apparteneva. Mentre lei, lei era una donna di quelle che potrebbero avere tutto e a cui invece ha tarpato le ali l'ingiusto mondo che la circonda da quando era bambina: splendida, ma non si rendeva conto di quanto questa sua arma fosse potente. Splendida per questo. Lei, Aura, una bellezza divina, perfetta. Io, Maurizio, grigio di città, mi accendo un'altra sigaretta.

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2 commenti:

  • G. Von D. il 09/11/2010 18:58
    Ti ringrazio, questo racconto è stato un "incubo vinto", egli stesso è stato pulce.. sono orgoglioso che ti sia piaciuto, nonostante le scivolate grammaticali!
  • Giancarlo Stancanelli il 05/11/2010 11:34
    Cacchio se è bello... una delle cose più belle mai lette su questo sito.
    Intenso, doloroso, disperato e insieme assolutamente vitale.
    Un fantastico "guazzabbuglio" di idee, emozioni e oensieri che si rincorrono e si legano gli uni con gli altri, in maaniera perfetta.
    Meravigliosa la descrizione della luna.
    Veramente bravo.

    P. S. solo una cosa: hai saltato due o tre accenti, ma sono sciocchezze.

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