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Da Posillipo a Scampia

Sabato 2 maggio. Un sabato apparentemente come tanti altri in quell’appartamento all’ultimo piano di Via Manzoni.. Melissa, quasi 18 anni, figlia di un importante medico chirurgo e un facoltoso avvocato si prepara ad uscire con le sue amiche. “Dove andiamo stasera?” chiede Ilaria, spazzolandosi i capelli biondi. “Andiamo a mangiare da qualche parte! Ho una fame!” risponde Melissa scoppiando a ridere. “Pensi solo a mangiare, sei un caso disperato! Ma come fai a rimanere così magra?” le urla Francesca lanciandole un cuscino addosso. Ride ancora Melissa e raccoglie il cuscino. “Andiamo al Gatto e la Volpe, è carino quel posto” suggerisce Monica. “Speriamo di rimorchiare qualcuno di carino!” Le quattro amiche ridono gaie. In quel momento entra la madre di Melissa in camera e inizia la solita paternale “Ma come faccio ad avere una figlia così disordinata? È mai possibile che questa stanza è un’immondezzaio?”. Ride ancora Melissa. È talmente abituata a quelle sgridate che ormai non le fanno più alcun effetto. Osserva la sua bella stanza, le mura completamente ricoperte di foto e il disordine che regna sovrano. Dappertutto magliette, jeans, mutandine, quaderni di scuola, CD, scarpe. Un giorno la metterà in ordine, forse. Ma non certo di sabato sera. “Mi metto il mascara e usciamo” dice alle amiche. Eccole pronte, quelle quattro ragazze, studentesse dell’ultimo anno di liceo classico, tirate a lucido per il tanto atteso sabato sera. “Meli non fare troppo tardi! Non dopo le 2!” le urla la mamma dal salotto, mentre la ragazza afferra le chiavi. “Che palle!” le urla di rimando quella figlia un po’ ribelle e si tira con forza la porta alle spalle. “Speriamo di divertirci stasera!” dice Ilaria sistemandosi la frangetta.
“Un sabato come tanti altri” pensa Melissa, del tutto ignara che quel sabato 2 maggio avrebbe cambiato completamente la sua vita.

La luna è alta nel cielo, le stelle brillano come diamanti nel notturno. E sveglia Scampia, è pronta ad affrontare il sabato sera quella parte della periferia nord di Napoli. Tutti sono allegri e smaniosi di uscire, tutti tranne Alfonso, anzi tranne Alfonsino come tutti lo chiamano. Pensa a suo padre, al suo papà morto da pochi mesi in un incidente stradale, lo rivede in ogni dove. Nella sua mente i ricordi, i sorrisi, le partite insieme a lui, i suoi racconti, i suoi consigli, le sue prediche. Un gran vuoto lasciato nel cuore di quel bel ragazzo da papà Giovanni. Sono ormai circa tre mesi che Alfonsino di notte viene assalito da quella tristezza che gli svuota l’anima, da quella mancanza di affetto che nemmeno sua madre riesce a colmare. Le sue vecchie preoccupazioni sono passate in secondo piano, i problemi di scuola, come vestirsi, dove andare il sabato, sono ormai piccole sciocchezze rispetto alla morte del padre. Nemmeno la sua amata Federica riesce a farlo sentire felice, nemmeno quella donna che lo ha accompagnato per tutti e cinque i lunghi anni di liceo. Alfonsino durante quella sua permanenza nel liceo Scientifico Elsa Morante, durante quel suo stare continuamente a contatto con le ragazzine che si buttano addosso, non ha mai tradito Federica perché l’ama come non avrebbe mai più amato nessuno. 5 anni passati a sorprenderla, a ricoprirla di tutto, a farla sorridere sempre e dovunque.

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3 commenti:

  • sara rota il 01/10/2007 08:44
    Bellissimo racconto... anche in questo caso l'amore ha vinto su tutto... in amore come è giusto che sia non vi èdistinzione tra le classi sociali! Brava Federica.
  • CLAUDIO CISCO il 13/09/2007 19:16
    davvero bello, brava

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