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Apparenze

Giancarlo Bonaffini scese frettolosamente le scale che conducevano alla metropolitana, giusto in tempo per salire sul treno ormai in partenza. Tutti i posti erano già occupati, perciò non gli rimase altra scelta se non quella di aggregarsi al gruppo di viaggiatori rimasti in piedi. L'abitacolo era affollatissimo, caldo e impregnato da un mix di odori pungenti:sudore, sigarette e... chissà cos'altro! Si guardò intorno:quello spazio claustrofobico sembrava contenere le più svariate tipologie umane. Alla sua destra una donna con in braccio un bambino di circa due anni:la carnagione ambrata, i capelli disordinatamente raccolti in una coda e i vestiti visibilmente consumati rivelavano le origini rom. Alla sua sinistra un uomo sulla sessantina che indossava una quantità spropositata di indumenti:una sciarpa rossa malamente avvolta intorno al collo, un berretto di lana nero e un lercio giaccone dal colore indefinibile. Le mani dell'uomo(anche esse coperte, da dei guanti di stoffa) erano entrambe occupate, in una stringeva diversi sacchetti di plastica, nell'altra teneva al guinzaglio un cane deperito e dal pelo ormai rado. Davanti a lui una donna dalla mise provocante spostava a intervalli il peso del corpo da un piede all' altro, cercando di trovare solievo dal tacco dodici. Bonaffini non riusci a scorgere il viso, ma da ciò che la sua limitata prospettiva gli permetteva di vedere ipotizzò che si trattasse della tipica donna di mezz'età che ricorre ad abili stratagemmi per salvaguardare il proprio fascino. In alternativa poteva trattarsi di una di quelle donne di strada che cercavano di restare attraenti per ostacolare l'ascesa delle "colleghe" più giovani. Una quantità variegata di miseria concentrata in un angusto spazio. In tutto questo la figura di Bonaffini spiccava fortemente, l'abito elegante, grigio sagomato, il taglio preciso, la rasatura impeccabile, tutto in lui emanava successo e benessere. Il cane del barbone cominciò a strofinarsi contro i suoi pantaloni e a leccargli la mano, Bonaffini guardò con aria disgustata il barbone.-<<Potrebbe farlo smettere, per piacere?>>esclamò acido in faccia al barbone, ma quest'ultimo sembrò non sentirlo o semplicemente si limitò ad ignorarlo. Infastidito, Bonaffini avanzò di qualche passo, cercando di farsi spazio tra la folla, finchè soddisfatto della postazione raggiunta si fermo:almeno in quel punto la gente sembrava "più normale". Questa volta i suoi vicini erano due ragazze che chiacchieravano allegramente, una giovane donna elegantemente vestita, un ragazzone palestrato e una minuta vecchietta appena dietro di lui. Tirò un sospiro di sollievo. Poco dopo Bonaffini giunse alla sua fermata, era addirittura in anticipo per il lavoro, quindi decise di fare un salto al tabacchino più vicino per acquistare le sigarette, era quasi a corto.-<<un pacchetto di Diana Blu, per piacere>>, disse al negoziante cercando il portafoglio nella tasca posteriore dei pantaloni, scoprendo con orrore che questo non c'era più.-<<Prego signore>>, disse il negoziante porgendogli il pacchetto. ma Bonaffini non lo sentì neppure preso com'era a frugare tra le tasche e a guardarsi attorno. Uscì fuori dalla tabaccheria, sperando che il portafoglio fosse solo caduto nelle vicinanze:niente. Bestemmiò, una di quei "casi umani l'aveva fregato. Intanto non molto lontano dalla zona in cui si trovava Bonaffini, una vecchia signora procedeva con passo malfermo verso casa. Aprì la porta e si accasciò sul divano massaggiando le gambe tremanti pensando che se anche loro fossero state salde e forti come le mani sarebbe stato perfetto. Scaraventò l'intero contenuto della borsa sul piccolo tavolinetto che le stava di fronte:un telefonino e due portafogli contenenti in tutto 150 euro. Girnata magra ma c'è sempre domani.

 

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1 commenti:

  • Anonimo il 06/11/2010 08:28
    Scrivi bene, non c'è dubbio. Dovresti però evitare il più possibile l'uso dei due punti, ed andare a capo qualche volta. La storia pecca do ovvietà, a cui potresti sopperire lavorando più di fantasia. Comunque non c'è male.

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