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Autostima

Ma dài! Quando lo vedi allora?"
"Questo pomeriggio, dopo il lavoro; prenderemo un aperitivo.
Se non altro sembra che non sarà un altro di quei babbioni tutti viaggi organizzati e scuole di ballo latino-americano che hanno preso in mano un libro l'ultima volta che hanno comperato i testi scolastici per i figli! Questo legge, va al cinema, viaggia da solo come faccio io e vive il luogo dove si reca. Insomma, uno vero!"
"Beh se è così vero perché non vi siete scambiati neanche una foto?
Nessuna curiosità? Almeno sai se è alto? Con te è sempre un bel problema.."
"Sì per essere alto lo è: c'è scritto sul suo profilo 1. 84. Stai tranquilla.
Abbiamo deciso così, proprio perché abitiamo nella stessa città non volevamo incontrarci casualmente, prima di averlo deciso. Al telefono ha una bella voce, nessuna inflessione dialettale, sa usare i congiuntivi ed ha anche una vena ironica che, lo sai, è il mio punto debole con gli uomini.. Inoltre Enrica dovresti saperlo da mo' che io non vengo bene in foto, quindi meglio così."
Metto giù con Enrica e in un attimo arrivano le cinque. All'appuntamento ho deciso che ci vado a piedi. Cammino piano, per non sudare ed evitare così l'effetto sberluccicante sì come palla di Natale, sul naso gli occhiali, da miope, con le lenti da sole.
Sono ferma a quella che reputo essere una distanza ragionevole per non venire individuata subito e punto l'ingresso del caffè.
C'è un tizio lì davanti. Uno alto, con una gran massa di capelli brizzolati - è possibile - gli occhi verdi, un naso pronunciato, ben sbarbato, in braghe di lino chiare con una camicia ampia lasciata fuori dalla cinta che però non riesce a nascondere la pancia che, Enrica lo sai no? a me piace. Insomma uno bello.
O bello come piace a me, il che si sa è una cosa diversa.
Mi faccio coraggio e mi dirigo verso di lui ma, improvvisamente, i passi non vanno più avanti. È arrivato un altro tipo, anche questo alto. Più alto, con le spalle un po' curve, magro, stempiato, un completo blu molto anni '70 e, orrore!, al polso destro un braccialetto d'oro.
Metto la mano in borsa, userò il cellulare. Che ho lasciato in ufficio, mi rendo conto ora: una cretina. Ecco sono una cretina: ora non so che fare.
La vigliacca, quello mi riesce benissimo.
Giro sui tacchi e mi avvio per infilarmi nel primo cinema che incontro sulla strada.
A sera, tornata a casa, accendo il pc: tredici messaggi nuovi.
Uno è di B. alle 20. 45: "Successo qualcosa C.? Che fine hai fatto? Cellulare suona a vuoto. Ti ho aspettata fino alla chiusura del caffè. Hai cambiato idea su di noi? Bacio".
C'è un allegato. Lo apro: un sorriso con le fossette e, sotto un ciuffo grigio, un paio di occhi verdi che mi guardano.
Lo sapevo. Sono una cretina.

 

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7 commenti:

  • Claudia Ravaioli il 02/12/2010 16:02
    che poi "over" non è stato...
  • Pierandrea Formusa il 02/12/2010 13:16
    Appuntamento al buio: improvvisamente il baratro offerto dal fato, sara' B. oppure completo blu anni '70? Opzioni: resto (tasto Conferma) / fuggo (tasto Cancella) / ignora (tasto omonimo). Scelgo fuggo. Era B. (occhi verdi) - peccato. Game Over
  • Claudia Ravaioli il 17/11/2010 15:50
    Non sempre sono sterili; il web è un mezzo. Grazie di esserti soffermato.
  • Max Cherry il 17/11/2010 10:05
    Bello! è scritto bene e fa sentire (non so se volutamente o meno), la sterilità di questo tipo di relazioni "umane"
  • Claudia Ravaioli il 12/11/2010 15:39
    Per Carlo e Giancarlo: autobiografico solo nell'accenno ai lati del fisico maschile per cui ho debolezza.
    Non "cretina" fino al punto di dimenticare il cellulare...
    Ora vado a curiosare sulle vostre di scrivanie...
  • Carlo Araviadis il 11/11/2010 21:36
    Un bel raccontino anche se odio gli incontri alla cieca.. mi unisco a Giancarlo per la curiosità..

    Un saluto
  • Giancarlo Stancanelli il 11/11/2010 21:23
    Carino, veramente.
    Semplice e lineare, ma comunque intrigante.
    Solo una curiosità, autobiografico?

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