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La scelta

Un tempo fui un angelo..
Appartenente alle schiere di Dio.

Anche noi, proprio come i figli, avevamo un corpo e un anima, perchè la carne e l'aura si fondono indelebilmente per sempre, perchè la carne è la sua espressione, e gli occhi, proprio come tutti dicono, ne sono lo specchio.

Io ero un angelo della morte, forse per il mio modo d'essere, per l'inquietudine che dentro mi portavo, per il mio essere cupo..
Fatto stà che questo era il mio compito, annunciare la fine, seguirvi nel momento del trapasso.

Ma io non ero solo quello, ribelle, testardo, ho amato gli uomini più di me stesso, e a loro comparivo spesso, consigliando, aiutandoli anche quando il destino aveva in serbo altro per loro.
Fu per questo motivo che venni punito, disobbedendo per l'ennesima volta, quando rifiutai di portar via una madre alle sue bambine.

Persi ogni titolo, ogni potere, l'immortalità, e fui cacciato sulla terra, a vivere con la mia stessa carne che ora soffriva, si feriva, si sporcava. Ero umano.
Dimenticai ciò che ero, cancellarono ogni mio ricordo, ogni mio passato, cancellarono perfino lei dalla mia mente.. il mio amore per Isis, un angelo, proprio come me.
E ho vissuto i miei giorni percependo in me sempre qualcosa di strano, qualcosa che al resto degli altri non puoi spiegare, sentendo dentro di te che non appartieni a questo mondo, a niente.

Lei mi apparve un giorno come tanti, uno di quelli in cui rincasavo nel mio buco, in quel cesso che qualcuno per educazione chiamava addirittura casa. Ero ubriaco, al solito.. e vidi lei, vidi la cosa che più bella del mondo, di quelle figure che ti fermeresti a fissare per giorni senza dir nulla. I suoi occhi scuri mi squadravano, sorridevano, un sorriso di qualcuno che ti conosce da secoli, che ti entra dentro e sa cose di te che perfino tu ignori. Un triste sorriso..

"Anthony.."

Mormorò, mordendosi appena il labbro per l'emozione, per quella voglia trattenuta di correre e stringermi.

" ti conosco?"

chiesi, accendendomi un'altra sigaretta che lasciai li tra le labbra, avevo gli occhi che facevano fatica a stare troppo aperti.

".. Se solo tu sapessi quanto.."

Pianse, poi si sfregò il viso, quasi come se la mia domanda fosse stata una coltellata nel punto più doloroso del corpo.. il cuore.

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6 commenti:

  • giovanna raisso il 18/11/2010 23:06
    giusta correzione la maiuscola...
    ti abbraccio
    .. ahhhh ne vale sempre la pena Anthony.. sempre..
  • Max Cherry il 17/11/2010 09:54
    Bella tematica! e bella anche la scelta di un angelo della morte, anche se compassionevole. Come ha avuto modo di vedere alla fine, altri svolgono diligentemente il proprio lavoro!
  • giovanna raisso il 16/11/2010 00:12
    angeli e uomini.. domande eterne nelle tue parole.. che forse fanno pensare.. forse troppo.. oltre amore, sole, cuore..
    bravo Anthony
  • Ugo Mastrogiovanni il 16/11/2010 00:10
    Vi prego di leggere quel "esenzionali" eccezionali, scusate.
  • Ugo Mastrogiovanni il 16/11/2010 00:08
    Ad eccezione di quel "dio" in minuscolo, l'inizio mi è piaciuto moltissimo, ma ecco che alle eccellenti affermazioni "carne e l'aura si fondono e perché la carne è la sua espressione", provo la prima delusione: "io ero un angelo della morte". Perché, mi sono detto? Perché questo giovane e bravo autore, pur sentendosi un angelo, è continuamente così scontento e inquieto? Proseguo incerto nella lettura e fortunatamente subito mi ricredo. Un angelo della morte buono: si rifiuta di "portar via una madre alle sue bambine" e così torna umano. Mi rallegra e credo, gratifichi anche lui, la descrizione che fa ritrovatosi con i piedi per terra. Fino alla conclusione, il racconto è parte di se. Anthony Black è ancora alla ricerca di se stesso, sente in se la prevalenza dell'uomo, con tutte le sue imperfezioni, con tutti i suoi difetti, ma allo stesso tempo sente prevalere in lui il sovrumano, quel tanto che lo stacca dalle miserie umane e lo proietta verso il divino. Anthony Black scrive con coraggio "continuo a far riflettere gli uomini" e noi gliene siamo grati, ma sa molto bene che i suoi racconti servono per prima al suo spirito inquieto e sono certo che un giorno leggerò di lui cose esenzionali.
    Rilevo in quel "continuiremo" un errore di battitura che sarebbe meglio correggere, così come quella minuscola di Dio: diamo a Dio quel che è di Dio!
  • MARCO POLVERELLI il 15/11/2010 11:05
    Bel brano, per dire che attraverso l'amore ci può "punizione" ma anche riscatto

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