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Depressione

La strada è buia e silenziosa e, questo, può sembrare un inizio scontato, ma non lo è.
Il primo ed unico personaggio sta camminando. Le sue scarpe nere si mimetizzano con lo sfondo, ad eccezione della linea bianca della suola.
I passi contrastano il suono dei grilli. A parte questo tutto tace.
Ogni tanto qualche soffio di vento scuote i rami degli alberi producendo quel fruscio già troppe
volte sentito.
La luna è coperta da un manto di nuvole scure, ogni tanto qualche lampo illumina il cielo mentre le poche stelle che riescono, con tutte le loro forze, a fare capolino dalla matassa grigia sono spente, poco luminose. Devono essere stelle tristi.
Siamo in estate. A dire il vero è agosto inoltrato ed il tempo non è più quel caldo afoso che ti permette di dormire con le finestre spalancate. Le zanzare però ci sono ancora, quelle non muoiono mai. Il nostro camminatore solitario indossa dei pantaloncini neri un po' sbiaditi e una maglietta grigia, a maniche corte, con un disegno davanti.
I suoi occhi sono assenti, persi altrove. I lineamenti della sua faccia, le sue guance spelacchiate, la sua bocca corrucciata e i suoi zigomi abbassati lo fanno sembrare triste.
Sta pensando alla vita, ai rapporti con le persone, ai suoi amici e al perché è da così tanto tempo che non ha una ragazza.
È stato un sabato sera noioso e nel tornare a casa a piedi non può che lasciarsi andare a pensieri pesanti e malinconici, anche se non è successo niente di nuovo nell'ultimo periodo. Però il nostro ragazzo sa che ha bisogno di qualcosa per tirarsi su, per sorridere veramente come faceva fino a poco tempo fa. Perché possa di nuovo andarsene in giro con la sua biciclettina con la musica nelle orecchie e un bel sorriso senza senso stampato sulla faccia; perché anche una coccinella rossa che cammina sui petali di un girasole possa farlo sentire in pace con se stesso. Il problema più grosso è che non sa di che cosa ha bisogno: forse affetto, forse amicizia, forse amore. Forse vorrebbe solamente sentirsi realizzato oppure è semplicemente stanco e stressato dal non far niente. Chi può saperlo?
Il suo corpo magro ma non troppo slanciato gli chiede solo un po' di riposo, le sue palpebre vorrebbero serrare gli occhi come saracinesche. Ad ogni passo sente il suo materasso e il suo cuscino bianco come bisogni sempre più intensi.
La porta di casa è a pochi passi: basta percorrere un pezzo di marciapiede, girarsi, continuare lungo la ringhiera di ferro marrone, scavalcare il cancello, infilare la chiave nella toppa e girare. Troppe azioni per un cuore infelice. Così si ferma e si mette a sedere sullo scalino di cemento, sul ciglio della strada. Appoggia le mani dietro di sé e butta la testa all'indietro sbuffando. Piano piano si lascia scivolare fino a quando la sua schiena non entra in contatto con il freddo del terreno. Chiude gli occhi piano piano come se volesse stare attento a non rovinarli.

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3 commenti:

  • serena ricordi il 26/12/2008 12:08
    bella descrizione particolareggiata, ma la cosa più importante è il non sapere ciò che si vuole, classico sentimento che si ha in depressione e la voglia di non fare. in realtà ciò che si vuole si sa benissimo, e, si sa benissimo anche quello che ha determinato questo stato.
  • aurora marella il 17/06/2008 17:07
    spesso mi vestodi grigio. la mia felpa preferita è grigia. il mio zaino che uso come borsa è grigio. e i miei sogni sono colorati. andare a capo certe volte serve a poco se non si sa dove fermarsi per guardarsi. il tuo personaggio mi piace, in qualche tratto mi rispecchia nei miei momenti pensierosi e malinconici, quando ancora ciò che importa sembra sfuocato e io mi sento miope per non capire il senso di ciò che accade. poi arriva il grigio. che non è il colore spento che dicono tutti.è un colore fatto dai due lati della vita, quello bianco e quello nero. tutti i colori, nessun colore, riflessione e assorbimento. e quando arriva il grigio mi fermo e certe volte scelgo di sognare altre volte scelgo di farmi spazio tra le voci. questo racconto è davvero uno specchio. un bacio a