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L'impatto

Un pugno in pieno volto può causare tutta una serie di strane sensazioni, alcune inaspettate. Non è il dolore la prima cosa che si percepisce, come forse verrebbe spontaneo pensare, anzi nell'ordine degli eventi è quasi sempre l'ultima.
La prima è una preoccupazione cosciente, perché, se lo si vede arrivare, e in genere si fa in tempo a vederlo, invariabilmente un pensiero ancora coerente attraversa il cervello, ed è "mi farà molto male, forse mi spaccherà qualcosa". Questo pensiero dura solo una frazione infinitesimale di secondo e, mentre il maglio si sta avvicinando alla sua incudine, si fa ancora in tempo a provare un senso di rassegnazione, di fatalismo e di speranza, la speranza che non sia un evento devastante.
Poi arriva il colpo.
Di per sé non è una cosa così tremenda, al momento; si avverte l'urto, ma ancora nessun dolore, nessuna sensazione veramente spiacevole. L'attimo in cui le nocche sprofondano nella carne è quasi come fosse la liberazione da un indugio che sembra eterno; se ne sente la durezza, la forza dell'impatto che si propaga nella testa con il moto di una lunga frusta, ma è come se colpissero qualcun altro.
Subito dopo, però, il cervello sembra esplodere, come un vetro caldo immerso nell'acqua gelata, e per un po' smette completamente di pensare; da questa esplosione una miriade di frammenti luminosi e colorati si proiettano sulla faccia interna delle palpebre serrate, rimbalzando l'uno sull'altro fino a spegnersi, alla maniera delle scintille di braci smosse.
Spente le scintille resta solo il buio, un buio totale che non si dissolve neppure se si trova la forza di riaprire gli occhi; ma non è ancora finita, perché, a questo punto, si perde del tutto il contatto con il proprio corpo e si diventa incapaci di compiere qualsiasi movimento, qualsiasi percezione viene annullata e per qualche istante non si esiste più.
La penultima fase è quella del ritorno; si sente la mente mentre si riappropria di ciò che le appartiene, per gradi, partendo dalla testa fino alle estremità, come se facesse l'inventario di tutte le parti di sua competenza.
E in ultimo arriva lui, il dolore. Arriva come una conferma e ti dice che sei ancora vivo, che tutto sommato poteva andarti anche peggio e che dovresti essergli grato perché ti restituisce l'idea di te stesso. E un certo senso di gratitudine lo provi davvero, e assieme a questo, per il fatto di essere ancora vivo e di poter pensare, ti fai prendere da una gioia strana, che si mischia al sapore del sangue che ti riempie la bocca.

 

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4 commenti:

  • Bianca Moretti il 07/02/2012 10:05
    Non ho mai vissuto l'esperienza di un pugno in pieno viso e dopo la tua minuziosa descrizione, con tutta la spiacevole gamma di sensazioni annesse, spero proprio di non doverla mai provare. Mi piacciono le stelle ma preferirei guardarle di notte in dolce compagnia. Complimenti per lo scritto! Reso efficacemente e di un realismo davvero "credibile" e convincente.
  • Anonimo il 26/02/2011 14:38
    Che brano strano! Sei riuscito a far provare anche a chi non ne ha avuto esperienza l'incontro con un bel "cazzottone"! Mai titolo fu più indovinato di impatto e dalle tue parole è davvero un impatto sconvolgente e violento.
    La tua bravura di autore sta proprio nel fatto che sei riuscito a fare di un evento, probabilmente personale, una esplosione di sensazioni fisiche e psichiche condivisibili da tutti, cioè non solo ti sei fatto capire benissimo ma chiunque ti leggerà proverà l'impressione di essere stato colpito proprio da un pugno reale e non credo che sia una operazione da poco!
    Complimenti!
  • Claudia Ravaioli il 27/11/2010 13:38
    Incredibile! Colpita (figurativamente parlando) e ti dò decisamente il massimo!
  • Michele Rotunno il 27/11/2010 11:03
    Accidenti, devo crederti sulla parola anzi, dirò di più, incondizionatamente. Perciò ti lascio tutte le sensazioni descritte, stelle comprese.
    Un'analisi dettagliata e scientifica. Mi chiedo se è il frutto di un solo evento o di una lunga e accurata analisi.
    Beh, un commento scherzoso ci sta pure. Questo per sottolineare la tua bravura.