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Dom Heldér Camara, profeta per i nostri giorni

"Non lasciar cadere la profezia". Sono le parole che Dom Heldéer Camara, in un momento di lucidità della sua agonia, rivolse al suo collaboratore e amico Marcelo Barros, monaco benedettino e autore del libro: "Dom Heldér Camara, profeta per i nostri giorni" uscito recentemente per le Edizioni EGA. Quell' appassionata preghiera a non lasciar cadere la profezia risuona molte volte nel libro e rappresenta il nodo in cui si intrecciano le vicende della vita dello straordinario Arcivescovo di Olinda e Recife, situate nel poverissimo Nordeste brasiliano. Davvero "una giornata di sole, in questi tempi bui, il Dom Camara dal nome strano per i brasiliani. La mamma, leggendo il nome
Heldér in un calendario olandese ne fu affascinata e volle darlo al suo piccolo. La profezia di Dom Heldér è la parola di Dio che si fa carne e impegna l' uomo a "sporcarsi" le mani con la politica e con la storia per
lottare contro le ingiustizie del mondo ponendosi sempre dalla parte dei piccoli, dei poveri, degli sfruttati.
Marcelo Barros sa leggere con grande acutezza tutte le pieghe della personalità del Dom. Insiste molto sul suo amore per la libertà che ha consentito al profeta di accostarsi ai potenti senza esserne condizionato e sempre per la causa dei poveri e che lo ha indotto a spostarsi da
iniziali posizioni integraliste a posizioni radicali in tema di sobrietà ed anche di critica ad una Chiesa troppo attaccata alle ricchezze. Diceva di vergognarsi a portare nelle processioni un ostensorio d' oro mentre i poveri non avevano cibo e tetto. Parlava con tutti e dai giovani ascoltava seriamente le critiche. Proprio da una domanda di un giovane prese lo spunto per condannare le nunziature, come forme di potere della chiesa. Aveva, dice Barros, civetterie e vanità che non intaccavano la sua coerenza evangelica ed erano la manifestazione della sua umanità concreta fatta di carne e sangue. Aveva anche limiti che riconosceva e accettava sulla base della sua grande fiducia nell' amore di Dio. Castamente si emozionava davanti alla bellezza di una ragazza in bikini,
con lo stesso candore con il quale ammirava un tramonto, tutte manifestazioni della bellezza di Dio che ci ha donato un mondo da godere e rispettare. La sua fedeltà alla Parola gli consentiva di riconoscere i suoi errori. Alla domanda di un giovane che gli chiedeva se avesse sostenuto Hitler, rispose che da giovane aveva pensato che
qualunque governo andasse bene purché garantisse l' ordine e la libertà religiosa, ma capì presto che era sbagliato e ripudiò questa posizione nel 1937, prima della guerra e dell' orrore dell' Olocausto. Concluse la risposta al giovane con queste parole: " Non cambia idea solo chi non ha idee da cambiare. Io penso, per questo cambio e voglio
continuare a cambiare sempre, sempre". Mi ha molto colpito il suo ricordo del padre che era massone. E quando seppe che il figlio voleva farsi prete lo ammonì: " Fare il prete
ed essere egoisti è incompatibile. Il prete deve pendersi, lasciarsi divorare. Se sei disposto a questo, va".

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4 commenti:

  • Maria Lupo il 27/11/2007 00:29
    Grazie di aver condiviso con noi il ricordo di un uomo eccezionale, che ho seguito ed ammirato nella mia giovinezza.
  • Franca Maria Bagnoli il 13/10/2006 08:23
    Grazie Bruna. Ho scritto altri pezzi su queste persone speciali di cui abbiamo assolutamente bisogno.
    Per questo scrivo di loro. Ciao. Franca.

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