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Poco tempo

Al mio risveglio la testa ancora mi faceva male. Per quanto tempo ero rimasto privo di sensi? Dove mi trovavo? Avevo ancora tempo a sufficienza per trovarla? Sotterrato da una valanga di interrogativi ai quali non avrei mai avuto risposta, ho fatto appello alle forze che mi rimanevano per cercare di sollevarmi da terra e mettermi in piedi. Solo alzandomi mi sono reso conto che ero a piedi nudi. Una volta assunta la posizione eretta, sempre in preda ad uno stato confusionale totale, ho cercato di capire dove mi trovavo e che cosa ci fosse intorno a me. Non subito sono riuscito in questo secondo intento. I miei occhi, nonostante fossero già in parte abituati all'oscurità, non riuscivano a riconoscere altro che pareti rocciose e alcune sorgenti luminose sparse qua e là, in vesti di fiaccole. Ho impiegato poco a capire che, in effetti, oltre ad un misto di polvere, ragnatele e sporadici cumuli di macerie, non c'era altro intorno a me.
Avevo freddo, come adesso. Il mio corpo debole tremava per la bassa temperatura. Mi sono avvicinato ad una parete, composta da enormi blocchi di pietra umida e gelata. Ne ho toccato uno ma ho subito ritirato la mano perché quel gesto mi aveva provocato un ulteriore brivido in tutto il corpo. Prolungando la panoramica visiva, ho realizzato immediatamente che nessuna finestra era alla portata del mio sguardo. Né chiusa, né tantomeno aperta. Solo oscurità. In mesta conclusione mi sono risvegliato stordito e congelato in un buio e stretto cunicolo dal soffitto alto a dir tanto due metri e mezzo, a piedi nudi e vestito di soli stracci.
Ero in preda al panico. E lo stato d'animo era ancor più giustificato dalla drammatica consapevolezza del fatto che lei aveva bisogno di me. Mi sono sforzato di smorzare la disperazione, riuscendo a stento nel proposito. Soltanto dopo diversi secondi, mentre ancora stavo cercando di mettere a fuoco più elementi possibili all'interno del mio campo visivo, ho deciso di voltarmi. Con mio stupore, una grata ferrata si specchiava nei miei occhi. La porta, ormai arrugginita dall'umidità permeata dalle rocce e dal pavimento, sembrava in disuso da secoli. La catena che la assicurava saldamente al terreno affermava il contrario. Filtrando lo sguardo attraverso le spranghe, ho cercato di riconoscere qualcosa ma tutto ciò che potevo vedere era una stretta scalinata che conduceva in alto, nell'oscurità. Mi sono avvicinato ad una fiaccola inanellata alla parete più vicina per tentare di impossessarmene ma l'iniziativa morì sul posto, dal momento che l'asta metallica era un tutt'uno con l'anello che la sorreggeva, murato nella roccia. Così come tutte le altre.
Ho gettato un ultimo sguardo alla porta. Tutto faceva pensare che mi trovassi sottoterra e che quella che avevo di fronte era stata la mia via di accesso. Ma non sarebbe stata certamente quella di fuga. Dovevo cercare di tornare in superficie ma per il momento non potevo fare altro che cominciare a muovermi ed avanzare nella direzione opposta alla grata, anche per contrastare il gelo che stava avendo la meglio sul mio corpo.
Avanzavo lentamente lungo un corridoio che sembrava non avere mai fine. Per un periodo di tempo indefinito che a me è parso un'eternità, sono stato accompagnato da un assordante e tenebroso silenzio, interrotto soltanto a scatti dall'eco delle gocce che, abbandonando il soffitto, si congiungevano con altre migliaia raccolte in pozze sul terreno sottostante. Potevo, inoltre, percepire il crepitio delle fiamme e altri rumori dei quali non riuscivo ad individuarne la fonte. Trascinavo le gambe, lottando contro la stanchezza, conscio del fatto che il tempo non era dalla mia parte. Ad un tratto, aiutato da una fiamma che fortunatamente si trovava nelle vicinanze, un particolare del terreno ha catturato la mia attenzione. Anzi, due. L'irregolarità del pavimento roccioso cessava di colpo lasciando al suo posto una distesa di oscurità. Un baratro? Inoltre, a contatto con la parete vicino alla fossa, potevo intravedere una sagoma. Solo aiutato da alcuni ulteriori passi ho potuto capire che mi trovavo di fronte ad un cadavere ancora in fase di decomposizione e che non ero giunto ad un capolinea, quanto al cospetto di una voragine profonda chissà quanti metri ma fortunatamente larga non più di due. Difatti, potevo scorgere nuovamente il pavimento dall'altro lato.

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1 commenti:

  • Evelyn Di Maio il 27/02/2011 14:34
    Un bel racconto, avvincente e ben scritto, una piccola osservazione però, infastidisce un po' il continuo cambio di tempi verbali, secondo me quello che hai scritto sarebbe molto più scorrevole se non ci fosse. A rileggersi.
    Eve

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