PoesieRacconti utilizza cookie, anche di terze parti, per personalizzare gli annunci. Per informazioni o negare il consenso clicca qui.     Chiudi

Parlando del vento

Il mio migliore amico è il vento. No, il mio migliore amico era il vento. Lui abita, no, lui abitava lungo la riva del fiume Ticino, proprio all'angolo del delta, prima che diventi Maggiore. Se riesco, vado a trovarlo ogni giovedì, anche se lui ormai non vive più là. Allora mi è corretto dire che andavo ogni giovedì a trovarlo! L'ha stabilito lui, no dico, di non vivere più là e delle visite del Giovedì, aveva stabilite pure lui quelle, diceva, e dice ancora forse, credo, che va più d'accordo con Giove; tra tutti i pianeti che suggestionano i giorni della settimana, è quello che lo fa sentire più equilibrato! Mi sussurrò che la luna lo rende troppo capriccioso, ci ha provato a controllarsi, ma niente da fare, se disgraziatamente, appoggiava il piede sul lago, in quel dì, improvvisamente cominciava a voler abbracciare tutte le foglie degli alberi, ma poi si stancava e cominciava a penetrare il fiume stuzzicando i pesci che poi l'annoiavano, quindi insultava gli uomini che passeggiavano lungo la riva, ma presto lo stufavano pure quelli e allora se la prendeva coi i fili d'erba, ma questi non si ribellano mai, perché sono troppo corti per cui diventano seccanti, come i rami privi delle foglie. No troppo lunatico di lunedì! Il Marte del giorno dopo lo rende troppo nervoso, e pensare che evita di bere the è caffè, anche perché se poi s'inquieta veramente, esaspera senza sosta tutti i cespugli intorno, che a loro volta, riempiono l'aria di lamenti che aggiunti ai suoi ululi pare proprio un giorno di lutto... insomma un campo di battaglia dopo una guerra! Mercoledì, parrebbe un giorno calmo, di quelli che ambasciator non porta pena, ma "è tutto un bluff" mi bisbigliò lui! Mercurio gli fa fare di quei viaggi a vuoto, tra una sponda e l'altra, "che non ci si può neanche farsene un'idea!" Sempre, a suo mormorare, lo sfinisce quel "mediare", troppe liti, troppa fatica. E che dire di Venere? La chiama " la ciabattona" e si, perché il mio amico vento, è troppo educato per usare parolacce! Pensavo. Invece, mi ha frusciato nelle orecchie che Venere non porta gli zoccoli, è troppo sofisticata. Lei ai piedi ha sempre quelle pantofolone con le piume di struzzo rosa che quando arriva non fa rumore così ti coglie a tradimento. Perché è così che si sente di Venerdì, tradito! Io gli ho gridato che Venere non era mica sua moglie e per tutta risposta seppi che ne era innamorato. Al sabato e alla domenica lui non c'è mai per nessuno. Si sente un Dio e... si riposa!
A me non importava che lui avesse l'amante, se era lunatico o nervoso, io col vento ci stavo bene. Potevo raccontagli ogni cosa, se la buttava addosso, gli piacevano le mie parole... gli assomigliavano. Certo, a suo mulinare era merito di Giove, ma io non ci ho mai creduto, gliel'ho già sbraitato un sacco di volte, macché, s'è fissato, nel senso che poi non mi si staccava più di dosso fino a quando non gli davo ragione! Che ci potevo fare? Non avevo molte alternative: o con lui o contro di lui. Certo avevo imparato ad essere cauta, perché a volte, pur di tirarmi dalla sua parte, s'insinuava con prepotenza nei miei pensieri, con l'intenzione di dare una ripulita al mio cervello! Ah, voi non lo conoscete, ma lui è peggio della mafia! Riesce a sapere tutto di tutti e quando qualcuno gli è antipatico o gli dimostra indifferenza, non ci pensa su due volte (anche perché il suo cervello è leggero), una folata e lo spazza via! Gli ho sempre detto che potrebbe diventare un grande benefattore dell'umanità: "Pensa quanti spazzini potrebbero riposarsi se tu con un soffio fossi disposto a pulire la città!" Mi ha zirlato dietro che lo taglierebbero a fettine perché sarebbero dei disoccupati! E pensare che non possono tagliarlo a fettine, non è mica una bistecca, anche se lui sibila che può essere qualsiasi cosa, sempre con questa fissa che si crede Dio! Un giovedì ( mi ero sottomessa a Giove), ero tranquillamente seduta sulla panchina della riva destra, beatamente assorta ad ammirare i colori dell'autunno, lui improvvisamente mi s'infila affianco spanchinandomi (sono caduta!), spaventata gli ricordo che siamo di giovedì, mi risponde che a volte, capita di ammalarsi anche in quel giorno: aveva la febbre, ma io lo sentii gelido, aveva freddo... ma come si fa a coprire un vento? Mi suggerisce che sarebbe bastato un po' di calore. Il problema comunque c'era: come si fa a scaldare un vento? Se fosse stata una persona sarebbe stato sufficiente abbracciarlo, ma lui era il vento abbracciarlo era come stringere il nulla, persino quando diceva di prendermi per mano io non lo vedevo, ma lo sentivo, sentivo la sua gelida manina penetrarmi il cuore e allora? Non mi restava che cantare al vento!

12

4
2 commenti     0 recensioni    

un altro testo di questo autore   un'altro testo casuale

0 recensioni:

  • Per poter lasciare un commento devi essere un utente registrato.
    Effettua il login o registrati

2 commenti:

  • ANNA MARIA CONSOLO il 13/12/2010 23:23
    stupita d'averti stupito... semplice ispirazione ventosa... ah ah ah.. bibidibobidibu! baciobacio
  • Anonimo il 13/12/2010 20:05
    Come minimo devo dire che mi hai stupito... positivamente, certo, ma stupito. Ho letto questo tuo brano con la bocca aperta come fanno i bambini... dai, dimmi la verità, non sei umana, sei una maga o una strega o una fatina, giusto?
    Alcuni periodi altamente poetici... originale al massimo... personalissimo modo di scrivere... ma cosa vogliono di più i lettori' Un Lucano? Allora leggete Michele Rotunno... ah ah ah... mio grande amico.
    Ci sono delle gran metafore qui dentro... ma non capisco se sono profondamente infantili o infantilmente profonde... vabbè, la gabbia di matti si allarga... ciaociao

Licenza Creative Commons
Opera pubblicata sotto una licenza Creative Commons 3.0