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È sempre festa

Non sono mai venuto qui con la pioggia, fino ad oggi almeno. Non farà che aumentare l'atmosfera, e pazienza se mi bagnerò fino all'osso. Atmosfera è quello che mi serve, non certo la salute o la comodità. Il sentiero è sempre più sconnesso, ogni anno che passa si decompone, carcassa di una vecchia strada. Ormai ne è rimasto solo il fantasma. Ed è proprio come un fantasma che ti senti, durante i primi venti minuti di cammino. Ascesa, solitudine, calma boschiva. Il bello è che non vedi ancora nulla di strano, e nonostante questo inizi a sentirti su un altro pianeta. Gli alberi ti circondano finché non impari a considerarli mura invalicabili, finché, quando proprio inizi a chiederti se mai questa strada finirà, compare il primo, strano segno di questo posto dimenticato. È un lampione arrugginito, vecchio stile, di quelli che ti aspetteresti di vedere in un film anni '50 a ospitare nel suo cono di luce un vecchio fumatore. Questo in particolare, la prima cosa che vedi, è storto in cima, e i vetri che ricoprivano la lampadina sono a pezzi. Difficile dire dove siano finiti, i pezzi. I lampioni che gli fanno compagnia sono tutti più o meno nello stesso stato, ma è inevitabile affezionarsi al primo, forse perché è lui ad accoglierti, alla stregua di un portinaio vecchio e malridotto. Se è la prima volta che vieni qui, ti fermerai un po' ad osservare questi lampioni, e se sei il tipo che vaga per il mondo a raccogliere ricordi, sicuramente gli scatterai qualche foto. Altrimenti, se sei già passato sotto i loro occhi spenti da decenni, passerai oltre.
È proprio questo che faccio ora, senza deciderlo. Oltre i lampioni mi saluta il vecchio "disco volante". Ho deciso di soprannominare così questo palazzo, ovviamente per la sua forma assurda, già il primo segno del fatto che forse chi ha ideato questo posto doveva avere le idee un po' confuse.
Arrivando dalla curva che lo precede, la sensazione è proprio quella di un UFO sgangherato e coperto di graffiti che sta per precipitarvi direttamente sul cranio e schiacciarvi. Immagino le grandi feste, tutte le persone che un tempo passavano di qui, senza quasi notare l'inquietante maestosità di questo orrore di cemento, ancora nuovo e brillante di luci.
Forse è necessaria una spiegazione, forse qualcuno si chiede il perché io sia di nuovo qui, dopo tanto tempo, dopo tante persone. La spiegazione è nel sogno.
Dopo il sogno non ho potuto fare a meno di tornare.
Lascia ogni cosa, se vogliamo citare Gesù Cristo.
Lascia ogni cosa, se vogliamo citare me qualche ora fa.
Passo accanto, sotto anzi, al disco volante, e non posso proprio fare a meno di gettare un'occhiata al suo interno, sicuro peraltro di trovarlo spoglio e decadente come sempre. Qualche nuovo graffito è comparso su una delle pareti interne, ma niente di artisticamente valido, secondo me.
Parte del soffitto del primo piano è crollato.
E questo è quanto un anno è stato in grado di produrre nella fisionomia del mio caro disco volante. Ancora, nella mia mente, vagano i fantasmi di quelli troppo impegnati per guardare, diretti alla città dei divertimenti in cima alla collina. Questo non era che un ingresso, un punto di passaggio. Credo nessuno abbia mai esplorato il povero disco volante bene quanto l'ho fatto io, cercando deliberatamente tutti i suoi particolari, le sue crepe e i graffi nel suo cemento.

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1 commenti:

  • Anonimo il 03/02/2011 00:40
    è da folli non commentare quest'opera che io trovo meravigliosa, ho vissuto nei posti che hai descritto e forse ci vivo ancora, grazie.

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