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Raccontami

C'era una volta un re, erede di una nobile dinastia, che disse alla sua donna: "Raccontami una storia" e la donna cominciò:

<C'era una volta un re, grande e potente, che disse alla sua serva: <Raccontami una storia> ed ella cominciò ...>

"Un momento, fermati!" disse il re "Tu stai raccontando la nostra storia"
"Perdonami se ti contraddico, mio signore e sposo, ma non è così. La donna della storia è una serva"
"L'ho pur sentito, ma la storia è la stessa"
"Essa è molto simile, in realtà, ma non è la stessa. Sono le piccole cose, a volte, che fanno le grandi differenze. Permettimi di continuare e vedrai.

<La serva cominciò:
- C'era una volta un principe, bello e famoso, che chiese ad una fantesca - Raccontami una storia - e la fantesca cominciò ... -
<Serva, che storia è mai questa!>
<È una storia, assai bella, che ha dentro un'altra storia, mio padrone. Non piace al mio signore?>
<Non dico questo. Dico che è strana>
<Perdonami, ma nulla ci impedisce di raccontare di qualcuno che a sua volta racconta>
<Serva, ora sei insolente, tu mi vuoi mettere alla prova! Se dentro alla tua storia c'è un'altra storia, allora dentro a quest'ultima ce ne potrebbe essere un'altra, e dentro quest'altra, un'altra ancora>
<Certamente, sire. Ogni storia ne contiene almeno un'altra. E per ogni storia c'è qualcuno che la racconta>
<Ecco il punto! Devi capire che tutto questo è pericoloso, molto pericoloso. Se racconti una storia, essa deve essere semplice, ben circoscritta, in modo che tutti possano capire chiaramente di quale storia si tratta. E, soprattutto, deve avere solo uno che la racconta>
<Non capisco, mio re>
<Io credo invece che tu sia in grado di capire. Anche se sei solo un serva, so riconoscere la tua intelligenza. Non a caso chiedo a te e non ad altri di raccontarmi le tue storie, anche se un po' pericolose, in verità. Perché, vedi da te dove porta quello che mi stai dicendo: la tua fantesca racconta la sua storia, ma è sua volta raccontata da te. Se accettiamo questo, dobbiamo anche accettare che ci possa essere qualcun altro, da qualche parte, che sta raccontando la nostra storia>
<Perché no, mio sovrano>
<È proprio questo, invece, che non posso tollerare! Non ti rendi conto, sciocca serva, che cosa può significare per me, per il simbolo che incarno? Io qui, nel mio regno, con la mia persona, con i cerimoniali che definiscono in ogni dettaglio il modo in cui voi sudditi vi dovete comportare in mia presenza, ecco, io rappresento il Potere. Il potere che mi deriva direttamente da Dio. Quale sarebbe la mia presa sul popolo se, invece di essere visto come il rappresentante di Dio, la personificazione del suo potere, fossi solo l'inerme protagonista di una storia raccontata da altri? Quel narratore di cui cianci non può esistere. Il fatto stesso che io sia il re, lo esclude>

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8 commenti:

  • Giovanni Barletta il 12/01/2011 21:16
    Grazie Nino, il tuo commento quasi mi imbarazza... Per quanto riguarda lo stile non ti preoccupare, mi sto solo mettendo alla prova con approcci diversi.
    Grazie Ro', le fiabe le abbiamo assorbite tutti quanti con il latte della mamma!
  • Anonimo il 11/01/2011 16:41
    Bella Gianni, davvero bella
    Poi io amo le fiabe!!!
  • Anonimo il 10/01/2011 17:12
    Questo racconto, caro Gianni, si nutre di molta letteratura. Le storie che s'incastrano, i labirinti della psiche e del tempo, mi fanno pensare a Calvino e Manganelli. Poi c'è l'assurdità della vita che si esplica a meraviglia nel rapporto tra moglie e marito, con la donna sempre in grado di condizionare le scelte del consorte. Ma il tuo lavoro va oltre: ti sei interrogato sul concetto di regalità, che naturalmente non può regalarti il dominio né di te stesso né delle genti né della storia ; su quello di giustizia e buona amministrazione. A tratti il tuo personaggio sembra bonariamente machiavellico
    Vedo, inoltre, che hai depurato la tua lingua. Ecco, in questo caso dovrei tirarti un po' le orecchie, perché ciò che ti distingue dagli altri, la tua prosa nervosa e carismatica, è un patrimonio e non un qualcosa che va corretto.
    Ottima lettura
  • Giovanni Barletta il 10/01/2011 17:08
    Grazie a tutti voi, amici. Michele, credo che tutte le storie siano già state raccontate, per cui finiscono per assomigliarsi. Vado a leggere il tuo racconto.
    Siete tutti attenti osservatori, anche se la faccenda di come il re chiama la moglie non era proprio voluta. Mettiamola così: il re sa di essere in un momento di intimità, ma rimarca sempre il suo ruolo superiore. Io l'ho impostata così e ne è venuto fuori quello che avete notato.
    Giacomo, mi fa molto piacere darti l'autorizzazione anche perchè c'era sottotraccia l'intenzione di parlare anche di lui. Questo risponde anche a Nunzio.
    Medina grazie anche della tua osservazione.
  • Anonimo il 10/01/2011 16:22
    La storia è piena di amori impossibili che hanno rovinato l'esistenza anche a chi innamorato non è. Bella
  • Anonimo il 10/01/2011 14:05
    E bravo Gianni. hai utilizzato una vecchia impalcatura per costruire un ragionamento che fila a perfezione e ben si adatta alla realtà. Di re che non si contentano di governare ma vorrebbero anche controllare la storia da raccontare ai propri sudditi ne conosciamo, no?
    Lettura gradevole. Ottimo!
  • Anonimo il 09/01/2011 16:46
    Giovanni, anche a me non è sembrato un caso che la chiami sempre donna. È una finezza filosofica... immagino.
    Gran bel racconto. Ti chiedo l'autorizzazione ad inviarlo, a nome mio e senza fare riferimenti personali al vero autore, ad un re di nome Silvio Berlusconi. Mi autorizzi?
    Ebbravo, Giovanni, sono contento di averti conosciuto. ciaociao
  • Michele Rotunno il 09/01/2011 14:07
    Caro Gianni, per un attimo ho strabuzzato gli occhi. "mi ha copiato!" mi sono detto poi, beh, le storie si dividono, tu in filosofia e la mia.. quasi.
    A cosa mi riferisco? al mio racconto d'esordio "C'era una volta".
    Bravissimo, come sempre, ma una domanda perchè il re non chiama mai la moglie mia regina?
    Ciao Gianni

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