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Un colpo in canna [parte 1]

La notte era calata sopra quella strada sterrata, la quale, al buio, non se ne poteva cogliere i dettagli. Si sentiva il fruscio del vento e l'odore dell'erba. Si sentiva l'umidità nelle ossa, segno che aveva appena piovuto. L'unica luce era quella della luna che, sulla via per una meta ignota, si poteva intravedere l'ombra di una roulotte agganciata a un grosso fuoristrada. Non se ne poteva cogliere la casa automobilistica.
Dentro la roulotte un uomo era stato legato e imbavagliato. Si era svegliato da un po' di tempo e si era subito conto della situazione in cui si ritrovava. "Rapimento!" pensava... "Si mi hanno rapito e poi chiederanno un riscatto! Che porci!". Nel bavaglio poteva sentire la freschezza della sua saliva quando cercava di respirare aprendo per quello che poteva la bocca. L'aria che usciva dal naso era calda e lo avrebbe infastidito ma in quel momento era occupato a fare altro che a lamentarsi. Cercava di guardarsi intorno per capire dove si trovava. Sentiva il rumore delle ruote sul terreno quindi doveva essere in un camion! Si nel retro di un camion se fosse stato nel bagagliaio di una macchina avrebbe l'affanno per la mancanza di ossigeno. Solo adesso si rendeva conto di quanto il respiro caldo sulla saliva era fastidioso! Gli si scatenò un forte prurito ma non riuscì a grattarsi. Non poteva... Le mani erano legate. All'improvviso sentì un lamento. Ci doveva essere qualcun'altro insieme a lui. Rispose al lamento con un <<Mmmmmmmmm!>>. L'altro aumento l'audio disperato. Incominciò ad agitarsi. Si sentiva che rimbalzava sul fondo del camion "O quello che era..." pensò. Sentì toccarsi il piede. Reagì ritraendolo. "Mi ha toccato. Ma certo è mia moglie!!!". Continuò a toccarlo, o meglio, lo stava letteralmente aggredendo! "Ma come sono io non mi riconosci!!! Questi bastardi vogliono chiedere il riscatto ai nostri figli!". Il mezzo si fermo. Sentì un tonfo. La moglie doveva essere caduta all'indietro. "Cazzo cara! Spero che tu stia bene". Si sentì il rumore di una portiera che si apriva insieme a un'altra. Poi si chiusero quasi simultaneamente. Un suono di passi proveniva da fuori. La porta si aprì. Una luce fioca invase la stanza. Era chiaramente di una pila. La luce saltellò qua e la. Si rese conto che non erano soli... Inquadrò lui e altre tre persone. Si rese subito conto che erano stati legati come degli "involtini". Totalmente ricoperti da una corda che si avvolgeva in stretti giri intorno a tutto il corpo. E un fazzoletto bianco imbavagliava ognuno di loro. L'ombra che teneva la pila se la mise in bocca puntandola dritta davanti a lui. Prese una persona e la portò via. Erano di nuovo soli. Adesso dalla porta aperta entrava l'aria. "Probabilmente non è un camion. Sennò si sarebbero aperti i portelloni alla mia sinistra. Non è un camper perchè non avrebbero avuto bisogno di scendere. Quindi deve essere una roulotte!". Rientrò l'ombra e questa volta prese lui. Se lo mise con l'inguine sulla spalla con notevole brutalità. Gli fece un dannato male. Uscì e lo pose sull'asfalto vicino all'altro. Entro circa dieci minuti erano messi in fila, tutti e sei. I colpevoli erano due, ma uno non aveva trafficato per portarli di sotto! Quindi uno doveva essere il capo. E fu proprio lui a incominciare a parlare:<<Eh eh. Ci siamo tutti.>>. Un coro di <<mmmmm>> a cui prima nessuno faceva caso si librò in aria. Notò solo in quel momento che proprio nessuno di loro era sua moglie. <<Facciamo un gioco!>> si sentì un'altro coro di <<mmmmm>>.

 

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