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Soffocando

Il ronzio violento del citofono li risvegliò dal torpore post coito.
Lei saltò su, come punta da uno spillone. Ben, ancora intorpidito, socchiuse appena gli occhi. Quello che vide in quelli di lei lo svegliò del tutto: vide terrore puro, come mai ne aveva visto.
- Oddio è già qui - squittì Erika con una voce così stridula da essere quasi un cigolio. Un istante dopo era già in piedi, mentre cercava di vestirsi.
- Forse potremmo provare a parlargli, alla fine è da un po' che... -
Erika smise di dibattersi cercando di infilarsi i pantaloni - in preda al panico non si era accorta che erano ancora allacciati - e lo fissò con uno sguardo allucinato: - Ma sei impazzito - quasi gridò - ma hai idea di cosa potrebbe fare? Devi andartene subito.
Ben scese dal letto ed iniziò anche lui a recuperare i propri vestiti. Erika intanto si lanciò al citofono, infilandosi la maglietta sulla soglia.
- Chi è? -
- Finalmente, chi vuoi che sia? - voce resa ancor più ruvida dalla distorsione del citofono.
Lei aprì.
Ben notò, mentre si allacciava le scarpe, che le mani gli tremavano. Cercò di convincersi che non era per niente spaventato, che la voce sentita, che saliva roca da piano terra, non lo aveva turbato.
Cazzo, sarebbe dovuto tornare solo domani. Cazzo, cazzo.
Finì di vestirsi ed uscì dalla stanza. Erika era nello stretto corridoio, vicino alla porta d'ingresso. Si girò di scatto: - Gesù, quanto ci hai messo. Ora non c'è più tempo -
Lui rimase interdetto: - Cosa vuoi dire? -
- Che lui sta salendo - quasi gridò lei in preda ad una mezza crisi isterica - non posso rischiare che ti veda uscire da qui. Devi nasconderti -
Ben rimase interdetto: - Guarda che posso ancora scendere le scale -
- NO, l'ascensore è rotto, anche lui starà salendo le scale. DEVI NASCONDERTI -
Si avventò verso di lui ed iniziò a spingerlo di nuovo verso l'interno della casa, lontano dall'ingresso, da cui stava per entrare lui, ovvero il marito di Erika.
Ben ed Erika si erano conosciuti circa sei mesi prima. O meglio, abitando nello stesso palazzo di vista si conoscevano da sempre, ma solo sei mesi prima si erano parlati più del solito buongiorno e buonasera. Fino ad allora, infatti, lui era semplicemente stato l'inquilino del terzo piano, lei quella del quinto.
La loro storia, se così può chiamarsi, era iniziata quasi per caso, da un problema alla lavatrice che Ben si era offerto di ripararle visto che il marito di lei, camionista - autotrasportatore preferiva farsi chiamare lui - era fuori città, e lo sarebbe stato ancora per un po'.
Avevano iniziato a vedersi regolarmente, aiutati dalle frequenti assenze di Tony, il marito appunto. Ma benché la sintonia e la confidenza tra loro fosse in costante aumento ad ogni incontro, c'era una cosa che Ben non era riuscito a scalfire: il folle terrore che lei aveva nei confronti di Tony.

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1 commenti:

  • Lucrezia Canzonieri il 02/04/2015 20:21
    Mi piace da morire, bravo! La storia è interessante e lo stile mi piace molto. Ma finisce davvero così? Ben muore?

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