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Lacrymosa

Mi sento una privilegiata per il fatto di poter godere di un tale spettacolo ogni volta che lo desidero. Protetta dalle verdi fronde di una grande quercia secolare, posso permettermi di indugiare su questi grossi rami grigi. Accoccolata come un animale che si nasconde, lascio vagare i miei occhi sull'immensa distesa azzurra del mare indorata dalle prime luci dell'alba.
La leggera brezza mattutina scuote il fogliame e quasi mi infastidisce non poterla sentire sulla pelle, non sussultare a causa dei brividi.
Mi fermo un attimo a pensare, sforzandomi di ricordare cosa significhi provare freddo o caldo. O dolore. No, non lo so più, troppo tempo è passato dall'ultima volta in cui le mie membra hanno vibrato ad un qualsiasi contatto. È il prezzo che ho da pagare per essere divenuta parte dell'eternità.
Giorni, mesi, anni si susseguono rapidamente senza che io ne sia sconvolta. Muta la luce, ma i miei occhi non hanno alcun bisogno di abituarsi così alle tenebre come allo splendore del sole estivo. Non un raggio li trafigge, non un'ombra riduce le loro capacità.
È ancora presto e sono sola. Ancora tutto è silenzio, tutto è nulla. Soltanto dinanzi ai miei occhi, presto, inizieranno le danze, questo giardino si ripopolerà e comincerà il loro canto. Un canto antico secoli, una nenia che è una dolorosa preghiera a cui nessuno presterà ascolto.
Il cielo inizia ad arrossarsi, imponendomi di lasciare il mio nascondiglio. Leggera, mi muovo lungo i viali di pietra che l'erba secca ha divorato ma che, anni ed anni or sono, disegnavano strani segni sulla terra umida.
In un muto fruscio di gonne, mi avvio verso la piccola cappella il cui portone è stato corroso dal tempo e dalle intemperie. Mi lascio cadere sulle assi sconnesse del pavimento e il mio sguardo va subito a lei, l'Addolorata che sovrasta l'altare, avvolta in manti di seta nera rimasti miracolosamente intaccati, ancora morbidi al tatto, lucidi alla vista. Sul suo volto pallido, spiccano i grandi occhi blu rivolti verso l'alto, spalancati in un'espressione di dolore e di amara rassegnazione. Le mani sono ancora giunte in preghiera, ma il rosario d'oro che le adornava è sparito, così come la sua corona e tutto ciò che di prezioso arricchiva questo luogo.
Mi riscuoto nell'udire dei passi alle mie spalle, silenzioso calpestio di cui voi non vi sareste mai resi conto. Mi volto piano e la vedo, piccola, venirmi incontro, con i suoi boccoli dorati e i grandi occhi celesti. Stringe tra le braccia una bambola quasi calva che ha perso un braccio ed un occhio ma, insistentemente, continua a sbattere le palpebre ad ogni minimo balzo. Si siede al mio fianco con il pollice in bocca ed è solo ora che, guardandola, mi rendo conto dei raggi di luce che si fanno spazio attraverso le strette finestrelle andando a proiettarsi ai nostri piedi.
Avete tutti l'idea romantica delle madri che, anche dopo la morte, stanno accanto ai loro figli, proteggendoli, nutrendoli di invisibili baci e mute carezze, ma alla vostra vista è precluso ciò di cui io sono da sempre testimone: anche le anime dei più piccini faticano a staccarsi dalla persona a loro più cara al mondo e, con insistenza, si aggrappano alle gonne fruscianti, in lacrime, domandandosi perché per loro non vi sia più un sorriso. E questo dura a lungo, anni, fino a che anche le madri scompaiono e i piccoli capiscono...

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9 commenti     1 recensioni    

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1 recensioni:

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  • salvatore maurici il 28/12/2011 18:42
    La Sardegna, quella mitica e letteraria, raccontata con i tuoi occhi, le immagini che prendono corpo rigo dopo rigo, leggendo il tuo racconto, è quando di più bello può capitare a coloro che vogliono visitare la tua isola fuori dagli schemi folcloristici. È prende corpo l'Isola (che c'èche ha origini nel mito dei nuraghi e della magia che arriva sino a noi quando vogliamo fermarci a vedere ed ascoltare.

9 commenti:

  • Rita Cancedda il 03/01/2012 11:30
    Grazie, Salvatore! Questo è sicuramente uno dei commenti più belli che abbia mai ricevuto. Sono felice che tu sia riuscito anche a trovare un collegamento con la mia terra che non è fatta solo di banditi e pastori (come film e romanzi, anche realizzati da noi sardi, si ostinano a mostrare), ma anche di magia e mistero.
  • Rita Cancedda il 19/03/2011 19:26
    Grazie ancora! *commossa*
  • Anonimo il 19/03/2011 19:22
    Ed infatti lo è! Trovo difficile dare un qualche tipo di atmosfera ai miei racconti tu qui ci riesci benissimo, è una vera escalation.
  • Rita Cancedda il 19/03/2011 19:18
    *complimeNto
  • Rita Cancedda il 19/03/2011 19:18
    Grazie! Io lo prendo come un complimeto
  • Anonimo il 19/03/2011 19:15
    Inquietante, grande atmosfera di decadenza
  • Anonimo il 19/03/2011 19:11
    E ci sei riuscita! Mi è piaciuto!
  • Rita Cancedda il 19/03/2011 19:04
    Beh, l'intento era proprio quello di scrivere un racconto gotico Grazie!
  • Anonimo il 19/03/2011 15:37
    stile molto... Gotico, oserei dire, poi mi sbaglierò, e il titolo è proprio azzeccato. Complimenti!

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