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Il trono di Nebbia

Dopo un attimo di disorientamento capì dov'era: al porto.
Non se n'era mai andato, ma il tormento di quella sera l'aveva portato a pensare molto e tutto insieme, fiaccandone anche il corpo, come se avesse percorso tutta la città.
Si diresse verso la sua barca esitando proprio prima di salire sulla passerella.
L'indomani non sarebbe più stato lui il proprietario. Quella sarebbe stata l'ultima volta che sarebbe passato su quella passerella di vecchio legno scricchiolante per salire a bordo.
L'esclamazione di un sì deciso rivolto verso se stesso lo convinse a salire.
Notò che nonostante i suoi pensieri diventassero sempre più malinconici la sua barca non sembrava né più nuova né più bella. Il legno che lo circondava trasudava la fatica di una vita, quella fatica tipica di chi non solca un mare sereno o lotta tenacemente contro onde feroci per poi andare avanti, fiero dopo il loro passaggio. Era la fatica di restare sempre a galla, uno sforzo continuo durato una vita, che ogni giorno veniva segnata nel legno e nella carne.
Entrato nella cabina non si diresse verso i comandi. Prese una birra gelata dal piccolo frigorifero e la aprì per poi accendere una sigaretta.
Intanto era cessata la leggera brezza che soffiava sulla fiammella della candela che ancora non aveva acceso, quindi poté accenderla senza dubitare di averlo già fatto per la seconda volta. Per via di qualche gioco d'aria la fiammella non tremolava, si muoveva ritmicamente, quasi fosse un pendolo capovolto. Scaldava tutto l'ambiente, pur essendo così minuta.
I pensieri erano diretti a quella scelta di ritiro anticipato che gli lasciava il retrogusto amaro di qualcosa che non si era concluso come avrebbe voluto. Ma era inevitabile.
All'inizio della seconda birra sentì il bisogno di scappare in mare.
Non fu impulsivo nel farlo. Continuò a pensarci e ripensarci mentre slegava le cime che trattenevano l'imbarcazione ed aspettò così tanto prima di ritirare la passerella che lo spostamento della barca quasi la fece cadere in acqua.
La barca prese il mare da sola, come fosse quella la sua volontà. Riuscì quasi a completare la manovra in cerca della giusta direzione quando si arrestò, quasi immobile sull'acqua. Fu la volontà dell'uomo a portarla fuori dalle acque stagnanti del porto.
Il rumore del motore interrompeva quella parentesi di silenzio che, seppur necessaria, cominciava ad essere indice di un'eccessiva immobilità ed indecisione, che difficilmente poteva sopportarsi senza sentire il bisogno di sospenderla per poi rientrarvi e trovarla quasi accogliente.
Quando sentì di essere abbastanza lontano spense improvvisamente il motore, come se avesse corso con le sue gambe, per poi concludere la spinta terminando con gli ultimi passi sempre più lenti prima di arrestarsi del tutto e riprendere fiato. Spento il motore, la barca si comportò proprio in questo modo, fece molti metri prima di esaurire la spinta ed abbandonarsi alla corrente.

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