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La mia follia

Poche righe, a volte, possono bastare per descrivere un luogo, una persona o un'era. Ma per lei no. Lei non poteva essere riassunta in così poche parole. Lei era il perfetto pensiero del trascendente reso in materia, lei era ineffabile.
Lei era il mio concetto puro, la perfetta immagine noumenica ed era la mia voglia di ricercare il perfetto nell'infinito mare della caducità tangibile. Era una musa, la mia musa, la mia voce, il mio suono, la mia dolce curva e la mia perfetta ispirazione. Non avrei mai potuto cercare qualcosa di più perfetto, non avrei mai potuto cercare altro che lei.
Cercavo sempre di guardarla tentando di capire se ci fosse qualcosa che potesse, anche per un poco, scalfire al sua marmorea perfezione. Ma a tal quesito la risposta era sempre negativa. Era questo il punto di frattura. Il mio perenne interrogativo fu il punto di rottura più grande. Ero diventato pazzo.
Sai, noi pazzi siamo sempre stati visti male. Tutti ci credono pericolosi perché non ci comportiamo secondo i vostri canoni. Non siamo prevedibili.

Ma tu, ora capirai.

Un pazzo diventa tale nel momento in cui si innamora. Tutti si innamorano, è vero, ma il pazzo riesce a innamorarsi con tutto se stesso di qualcosa, dal profondo del suo intimo al più carnale dei suoi sogni. Ciò che ami diventa un'allucinazione, un pensiero talmente ricorrente da diventare te. Entri in simbiosi con il tuo vero amore. Il pazzo è, dunque, colui che viene pervaso e capisce appieno cosa significhi amare.

Ecco cos'ero diventato, un pazzo.

Ero morbosamente innamorato dell'unico essere che dovevo avere. E fu così per qualche tempo. Lei era mia e non potevo far altro che godere dell'infinita gioia da essa provocata. Era il mio culto, la mia dea. A volte capitava di rendermi che lei fosse mia; non puoi capire l'estremo senso di piacere che provavo. Era come un serpente di fuoco, che sinuoso saliva dal mio stomaco, su per la colonna vertebrale, e avvolgendo lentamente le sue spire, saliva su fino al cervello. Sovrastava ogni mio senso, al punto di rendermi cieco.

E lì, all'apice del più alto dei miei sogni, quando tutto mi crollò addosso. Lei sparì, senza dirmi nemmeno come si coltivassero le fragole, senza neanche ricordarmi di spegnere le candele. Ero solo

Non c'era più, e con lei scomparve ogni mio sentimento.
ecco il motivo per cui non posso e non potrò mai descriverla con poche parole. Non me ne ha lasciate abbastanza. Non ha saputo scrivere la fine e non ha neppure dato un accenno a questo, forse per paura di non essere all'altezza dell'epilogo, o forse per.. non lo so.

Ancora adesso la sera accendo la candela vicino alla porta, nella speranza che di nuovo torni a bussare.

 

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1 recensioni:

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  • Anonimo il 07/04/2012 15:28
    Un racconto piacevole
    che mi ha ricordato
    Maupassant, scorrevole,
    icastico,
    complimenti.

2 commenti:

  • Anonimo il 03/04/2011 20:14
    Beh, la pazzia e l'amore corrono su due binari paralleli... si dice pazzo d'amore, no? Io divido le persone in amanti ed amati... tu sei l'amante e lei era l'amata. Devi renderti conto che è un classico. E le parole di conforto non servono... solo l'esperienza aiuta... se leggi il mio ultimo racconto puoi capire cosa dico... e ti può servire... ciaociao, scritto bene anche se c'è qualche refuso.
  • alberto p il 02/04/2011 10:02
    ciao, ho letto iltuo racconto con piacere,... cosa posso dire, che l'innamoramento egoistico
    porta quasi sempre alla rottura.

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