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Postumi d'adolescenza

Ormoni impazziti mi inebriano il cervello, tingono di nero il mondo, mettono le sbarre alla mia camera e mi rendono sorda alle parole del vecchio.
Le sue parole, mi percuotono come colpi di verga sulla nuda pelle.
I suoi modi di fare mi inferociscono come una bestia ferita. Tutto bolle dentro di me e i miei pensieri sono agitati come un mare in tempesta che niente e nessuno può placare.
Tanta voglia di fare, tanta voglia di essere IO. Io devo essere IO. Fuggire non posso che fuggire.

Ora, passati pochi anni, tutto diventa più chiaro, come una bella giornata dopo una tremenda tempesta. Come il risveglio dopo un incubo.
Guardo le vite che ho deluso, che sono li ferme e immobili, come alberi spezzati che ricordano il passaggio di un uragano.
Penso alla mia vita sfregiata dagli errori che ho commesso.
Mi sento sola al centro di immensa collina dopo un incendio che ha distrutto i lussureggianti boschi. Ovunque io guardi non c'è nulla. Terra bruciata e arbusti fumanti.

Non c'è più nulla di quello che vedevo, ne le sbarre alle finestre, ne il nero del mondo e non c'è più papà.
E le sue parole e i suoi divieti che un tempo mi facevano soffrire, sarebbero ora come dolci carezze e abbracci per proteggermi.

 

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9 commenti:

  • Anonimo il 24/07/2013 11:01
    Bellissima rappresentazione di una figura sempre da ricordare, quella di un papà scomodo, apparentemente censore dispotico e prepotente (meno male, chissà cosa avremmo combinato!?), un ruolo sconveniente e odioso oggi a me stesso. Ma il vuoto è incolmabile e l'amore di un padre perduto è una ferita per sempre.
  • Germano Venturi il 18/09/2011 23:24
    Grazie per avermi fatto ricordare quel periodo schifoso.
  • claudio paolieri il 12/09/2011 16:37
    bella l'immagine degli alberi spezzati. chi, voltandosi indietro, non si sente così?
    complimenti
  • mauri huis il 05/05/2011 22:09
    che forza terribile in questo racconto! e che dolcezza terribilmente triste e nostalgica nella chiusa finale! non so se ti interessi, visto il tema trattato, ma complimenti sinceri per come lo hai scritto. un po' meno per il vissuto, se così è stato...
  • Michele Rotunno il 07/04/2011 20:04
    Vivere fino alla completa maturità sforzandosi di essere diverso poi un bel giorno, sull'uscio della vecchiaia, ci si accorge davanti a uno specchio di essere esattamente la copia conforme, e non solo nell'immagine, di colui per il quale si è cercata la diversità.
    Riflessione: in quel momento quale sentimento prevale? Non voglio rispondere.
    Grazie per lo spunto.
  • Anonimo il 06/04/2011 07:51
    Racconto bello, ma tutto è vano, sono solo passaggi di tempo.
  • Bruno Briasco il 05/04/2011 15:34
    Cara francesca. molti commettono o hanno commesso quello che tu chiami errore portando una sofferenza che alberga in noi fino a chè, protagonisti degli stessi episodi, prendiamo coscienza, che tutto sommato, i nostri "vecchi" tanti torti non li avevano. Ma la vita contunua. Porta con te il ricordo del loro insegnamento e sorridi alla vita per non appesantirti ulteriormente. Da queta esperienza hai tanto da dare... Un caro abbraccio e, a proprosito: il racconto mi è piaciuto, ben scritto e ben sviluppato.
  • Giacomo Scimonelli il 05/04/2011 12:08
    è bellissimo... e ben scritto
  • paul von hofburg il 04/04/2011 18:29
    Hai in corpo la voglia di vivere di chi ha la tua età.
    Quando le persone care ci lasciano con loro se ne và anche una parte di noi.
    I ricordi di tuo padre da bambina come lui ti ricordava i suoi ricordi legati a te sono andati via con lui.
    La sola cosa che puoi fare è vivere portando in te il suo ricordo ed i suoi insegnamenti.
    Ti auguro un mondo di bene.