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In riservo per noi

Il paese in cui vivo ha un nome che nelle cartine geografiche non riscontra nessuna importanza.
Un borgo diroccato in cima ad una montagna e luogo di passaggio per scalatori e pecorari.
È sempre invaso dal fetido odore del letame delle mucche e dei buoi.
Solo sotto i giorni di festa l'aria viene riempieta dal profumo della buona cucina di Zia Lucia e a qualche passante viene voglia di fermarsi.
Il paese dove sono nato e cresciuto se fosse un suono sarebbe un campanaccio e se dovesse avere un odore diverso da quello che ha sarebbe agro, acerbo come un limone.
Non siamo mica in tanti qui, in questo pezzo di terra.
E tutti personaggi strani circolano per le viuzze sterrate.
C'è Luigi, il falegname che si è costruito un fantoccio di legno e se lo porta in giro come fosse il figlio.
Quello che la povera Teresa non gli ha mai potuto dare.
Qualche voce maligna sostiene che gli rimbocchi anche le coperte al pezzo di legno il povero Luigi, la cui firma è una x e le scarpe bucate il suo pezzo forte.
C'è caterina che vive in fondo alla strada principale, vicino alla rocca.
Lei si che è stupenda. Si nutre di Neruda, poco pane e bastonate.
Quelle che le infligge suo padre alla sera.
Io il mare non l'ho mai visto ma se dovessi disegnarlo avrebbe i suoi occhi.
C'è Ernesto e a lui la televisione ha sempre fatto male da quando gliel'hanno installata in casa.
Sono mesi che se ne va in giro, urlando per le stradine del borgo che i i cinesi invaderanno il mondo e arriveranno fin su da noi per costringere i pochi artigiani che ci sono a chiudere le botteghe per potersi arricchire con un centro commerciale.
Non lo sa che un paesino come il nostro non fa gola a nessuno.
C'è Orlando il proprietario dell'unico bar del posto.
Con la sua sambuca scaccia via la malinconia a qualche malandato vecchietto e la domenica prepara dolci di mele per tutti.
C'è la povera signora Adelina che ogni notte lascia che i gatti di nessuno entrino dalla sua porta e frughino nell'immondizia in cucina.
Il rovistare di quei randagi è l'unico rumore che le tiene compagnia.
C'è marcello, per tutti il matto del paese.
Gira per il borgo con la sua vespa rossa senza aver la patente, bussa alle porte delle case per raccontare a chiunque il suo incontro con Dio.
Leggenda vuole che fosse seduto in riva ad un fosso con una sigaretta in bocca quando arrivò Dio, gli prese le mani e lo benedisse.
L'incontro Divino lo fece smettere di fumare ma lo fece elevare ad uno stato di molesta euforia.
Forse le rotelle del tutto a posto non le aveva nemmeno da ragazzo.
Suo padre, uomo poverissimo si indebitò per comprargli un cavallo e lui il giorno stesso lo cedette ad un passante per dieci caramelle.

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5 commenti:

  • Giulia Fratocchi il 11/04/2011 21:44
    Si esatto pura fantasia. Non so, ho iniziato a scrivere e ho sentito un uomo più vicino al racconto.
    Non sarebbe stata discordante nemmeno la figura di una donna ma non so, mi sono sentita più vicina ad un protagonista uomo per questo racconto. Contentissima che ti sia piaciuto. A presto
  • Bruno Briasco il 10/04/2011 10:31
    Mi embrava di esserci, per qusto brava. Brava nel racconto e brava nei particolari... Una domanda soltanto: perchè ti impersonifichi in un uomo? Fantasia?--- Ci sta benissimo anche come donna... non credi? Bravissima comunque
  • Anonimo il 07/04/2011 21:14
    Giulia sei bravissima... scrivi divinamente mi sembrava di essere lì e sai... mi piacerebbe tanto... alzarmi dalla sedia sulla quale sono seduta ed andare a pescare... brava piccola
  • Anonimo il 07/04/2011 16:36
    Ben reso il clima del paesino dove tutti si onoscono e nel quale tutte le persone hanno una loro originalità... ben scritto, con uno stile personale. ciaociao
  • Anonimo il 05/04/2011 22:56
    Io vivo in un paesino molto simile a questo... nei piccoli paesi si respira genuinità ma tanta solitudine... ma a differenza di questo paesino qui si parla e si sa tutto di tutti
    nessuno che si fa i c... suoi... molto carino