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Caterina

Caterina dice che aspetta ogni mercoledì a partire dal martedi sera. Che è il suo piccolo momento di piacere. Io non mi faccio illusioni, però: dice tante cose. Quando arrivo ha già messo al loro posto i pezzi sulla scacchiera e i cuscini, visto che giochiamo sul pavimento e ogni partita dura un'ora o più.
"Non tocca a me il nero" faccio, come ogni volta.
"Si invece" dice lei, accarezzando i suoi pedoni bianchi come se fossero un piccolo esercito del bene.
"E questa volta vincerò! L'hai portato il regalo, vero?" chiede, prendendo il primo pedone con la sua manina e spostandolo di una casella.
"Certo, piccola! E tu lo sai che, se vinco io, ti farò il solletico tutta la notte, vero?" Faccio la mia mossa e sorrido, mentre osservo la sua espressione, così divertita e concentrata insieme.
I minuti scorrono veloci, troppo. Lei mi guarda con i suoi occhi enormi: vorrei che il tempo si fermasse, vorrei rimanere eternamente congelato all'interno di questo istante. Forse a causa di tutti quegli anni scivolati via così rapidamente... ma ora, in effetti, non c'è più fretta.
Le devono ancora ricrescere i capelli: non importa, tra qualche mese saranno splendidi. Non ha mai voluto mettere cappellini o foulard per nascondere la sua testa nuda, rispondendo che non le importava che la gente la guardasse: anzi, diceva, forse così avrebbero apprezzato di più i loro capelli. La mia bambina. Sempre così matura, nonostante i suoi 10 anni. Sempre così felice, nonostante tutto.
"Papà, tocca a te!" sentire la sua voce di nuovo squillante è un sogno che per molto tempo ho creduto non potesse avverarsi più.
"Scusa Cate, ecco, alfiere in C4, e adesso? cosa fai?" Quando la sorprendo con una mossa che non si aspetta, aggrotta le sopracciglia in modo così buffo...
Ora è tutto finito, per fortuna. La paura, le lacrime, il dolore. C'è solo la nostra vita davanti, e quel mondo che maledivo quotidianamente, quel mondo spento e grigio in cui mi trascinavo, è tornato ad essere un posto semplicemente meraviglioso.
"E adesso cosa faccio? Mi aiuti?" mi chiede sbattendo le ciglia come fa sempre sua mamma.
"Tesoro, non posso! Ma se fossi in te... quella regina lì..."
"Ah giusto! Basta basta, non mi dire più niente" Osserva ancora un po' la scacchiera, muovendo le dita mentre la sua mente vaglia le possibili mosse da fare.
É la bambina più bella del mondo. Lo era anche quando pesava dieci chili in meno e la sua pelle era quasi gialla e trasparente per le medicine e le radiazioni. Lo era perchè il suo sorriso continuava ad illuminare la mia vita e quella di mia moglie. Lontano da lei, era buio anche il giorno più luminoso. É sempre stata Caterina a dare a noi la forza di andare avanti, ancora mi viene da piangere quando ci penso. E non devo, perchè la mia bambina non vuole vederci piangere. Dice che ogni lacrima versata è un pezzo di vita lasciata andare via.
"Fatto! Questa volta papà, vincerò, lo sento!"
Avrei voluto urlarle che lei aveva già vinto una partita molto più importante, e che con la sua vittoria, aveva donato nuovamente la vita alla nostra famiglia. Ma non voglio toccare ancora questi argomenti. La mia bambina merita solo di essere felice e spensierata, adesso.
"Ah si? ... E allora il solletico te lo faccio ora!" mi tuffo letteralmente verso di lei, mandando all'aria tutti i pezzi della scacchiera, e la tengo stretta tra le mie braccia, mentre le sue risate invadono casa e cuore, rendendo, in quel momento, la mia vita perfetta.

 

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2 commenti:

  • Anonimo il 09/04/2011 14:59
    Bell'esordio. Per un istruttore di scacchi come me, poi, oltretutto di giovani scacchisti, un racconto come questo è manna: avrei voluto non finisse mai.
    ottima la scelta del gioco degli scacchi usato come grimaldello per permettere al papà di esternare i suoi pensieri... A in C4 è un classico nelle partite di Re.
    Se sai giocare a scacchi leggiti il mio racconto: La commedia degli scacchi. ciaociao
  • Anonimo il 08/04/2011 13:41
    Molto bella e significativa, complimenti!

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