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Come lui

Sul ripiano color noce del tavolo del soggiorno spicca solitaria una busta bianca, la guardo curioso, è indirizzata a me, rivolgo lo sguardo a mia moglie che indaffarata a togliere granellini di polvere mi risponde con un secco "leggi". Prendo la busta, leggo il mandante, la segfreteria del liceo scientifico. Mi rivolgo di nuovo a lei, questa volta espressamente.
"Cos'è, Valerio ne ha combinata un'altra? Quel ragazzo ci farà impazzire. Di che si tratta?"
"Leggila" conferma lei agitando il pennacchio sullo schermo della tv.
"Tu l'hai già letta?" le chiedo mentre l'apro. Domanda inutile perché si nota che non è stata ancora aperta. Estraggo la lettera e vengo messo a conoscenza dalla presidenza che dovrò recarmi a scuola per conferire con il preside. Valerio si è assentato illegittimamente all'inizio dell'ultima ora di quattro giorni prima.
"Che significa che si è assentato?" chiedo a lei mentre il sangue comincia a pulsarmi in testa.
"Significa che quando è suonata la campanella ha alzato i tacchi e se n'è uscito contro ogni avvertimento del professore"
"Quindi te l'aveva già detto?"
"Sì, mi aveva accennato già qualcosa in proposito, aveva detto, però, che era stata tutta la classe a uscirsene, non solo lui"
"E perché l'avrebbero fatto?"
"Pare che mancasse un professore e invece di starsene in classe senza far niente se ne siano usciti prima"
"Quindi questa lettera l'hanno mandata a tutti i genitori?"
"Pare di no, solo a chi ha organizzato la cosa, è per via che sono ancora minorenni"
"Questo significa che lui è stato il promotore.. diciamo della protesta?"
"Si, così pare"
"Ma santo Iddio, possibile che tu sappia solo rispondere così pare e così sembra?"
"Inutile che ti scaldi, cosa vuoi che ti dica di più?"
""Contro chi si è messo questa volta?"
"Quello di matematica, cos.., Niente.."
"Cristo santo, la matematica! Già deve portarsi un debito in Fisica e zoppica Chimica, adesso facciamo il tris!" Esclamo furente. Abbiamo due figli, Simona, la grande studia con profitto all'università e Valerio, il piccolo di sedici anni, che ci fa impazzire.
"Il terno, si dice il terno" mi risponde lei meticolosa, facendomi adirare di più.
"Già, un bel terno secco! E tu non sai dire altro che queste stupide precisazioni, invece di preoccuparti per la piega che sta prendendo questa situazione"

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7 commenti:

  • Anonimo il 21/11/2011 13:38
    La storia continua... si diventa padri e madri e qualche volta si dimentica di essere stati figli. Mio nonno era come il padre di Bruno: si ammazzava di lavoro per tutta la settimana e poi per un giorno diventava inavvicinabile, così mi raccontava mia madre della sua infanzia. Ognuno ha i suoi modi di evadere e ogni tempo i propri. Comunque il racconto è ben articolato e vivo con il discorso diretto, l'argomento può essere quello di una normale famiglia quindi semplice e gradevole. Ciao Michele!
  • Michele Rotunno il 28/04/2011 17:45
    Grazie Bob.
  • Bob di Twin Peaks il 28/04/2011 16:13
    Bel racconto, smuove dentro... cercare di non essere "come lui" ti fa prendere una strada di insicurezza, se non si segue un esempio, anche se pieno di difetti, si è insicuri, e con una marcia in meno rispetto a tutto che corre intorno
  • Michele Rotunno il 11/04/2011 00:08
    Saluto prima i miei due paladini Giac e Nunzio, poi passo a Massimo.
    Vedi Massimo, nel racconto è proprio quello che tu dici che volevo sottolineare. La nostra esistenza è fatta di livelli, il primo è quello dei ragazzi e dei giovani, il secondo a quella spensierata (si fa per dire) della maturita dove abbiamo poco tempo per guardarci intorno e la terza quella dei fatali rendiconti. Non ci accorgiamo che più passano gli anni e più rassomigliamo ai nostri genitori, fino a compiere gli stessi errori generazionali e quando ciò ci viene rinfacciato ci mette a dura prova. Riconoscerli sta alla nostra sensibilità.
    Tu dici che il racconto è troppo dialogato, ebbene non è una questione di gusti ma una scelta ponderata. Non si riesce mai a descrivere i sentimenti per quanto ci si applica, c'è sempre qualcosa che sfugge o, peggio, che lascia a equivoche interpretazioni. Il fialogo ritengo sia l'unica forma di presa diretta sul lettore, alla fine si lascia al lettore la libera interpretazione dei sentimenti.
    Nel mio caso, poi, ho constatato con l'esperienza che se mi applico sulle descizioni o sul narrato perdo facilmente il filo del discorso. Sarà la vecchiaia, boh!
    Grazie, a tutti, per avermi commentato.
    Ciao, con affetto. (C... mi stavo dando le stelline!)
  • Massimo Bianco il 10/04/2011 23:52
    Racconto quasi interamente dialogato: ciò accrescere la scorrevolezza ma fa perdere profondità. Sai cosa mi irrita del tuo personaggio Bruno? Il suo continuo pontificare dietro le spalle del figlio prima ancora di prendersi il disturbo di ascoltarlo. Per me uno dei modi peggiori di essere padri. Quanto alla seconda parte: in effetti c'è una tendenza tipica a commettere coi figli gli stessi erorri che venivano subito con i propri padri. L'unico esempio che si conosce è quello che si tende a ripetere. Beh, letto e commentato: dunque mi ha interessato, però preferisco le storie d'azione. Ciao
  • Anonimo il 09/04/2011 17:51
    Dovrebbero fare una legge per vietare a padri di far lavorare i figli nella propria azienda. Perchè se ti va bene te ne vai da solo e ti fai una tua vita autonoma, non senza dover pagare il prezzo del dispiacere che leggerai per sempre sul suo viso. Se ti va male...
    Padri e figli: la storia continua. Ottimo Michele.
  • Anonimo il 09/04/2011 14:00
    Bel racconto, Michele. La parte finale mi ha anche commosso, con me è facile. Un racconto che fa pensare... per quanto riguarda la parte scolstica io sono con il ragazzo... ero un contestatore ed ho pagato le mie convinzioni. e sono arcicontento d'averlo fatto... ricordo l'insegnante che insisteva nell'insegnarmi l'uso del regolo calcolatore. Io lo contestavo dicendo: fra qualche anno inventeranno una macchinetta che introduci i numeri e ti fa tutti i calcoli... forse basterà anche parlarle, a questa macchinetta, e lei ti risponderà... ahahah... avevo ragione io. ciaociao

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