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Le belve non amano la fuga

In una Verona dormiente, tre autovetture, in processione, sfrecciarono il lungoadige Galtarossa. All'altezza del ponte Aleardi, le vetture impiegarono in una svolta e i fari delle medesime illuminarono i vari tratti stradali che "coronarono" il cimitero monumentale. Nei paraggi di Via Caduti senza Croce, le piccole fotoelettriche delle vetture puntarono il fascio luminoso su uno spiazzo brullo e deserto. Le "quattroruote" bloccarono il loro percorso, senza quei "scoccianti" ululati delle sirene. Una coppia di giovinastri (bella lei, brutto come il diavolo lui), tutta intenta a fare sesso orale e anale dentro in una folta siepe capace di coprire una grossa vacca, si pose alla fuga nei paraggi fino ad oltrepassare le linee ferroviarie, tra la sorpresa dei lavoratori notturni. Tra le risate dei pochi operai della ferrovia, la coppia del "sesso di notte" era "orrendamente" spaventata e sdilinquita!
Il primo a scendere dall'auto sopraggiunta, era il maresciallo Papini, marito fedele e napoletano "verace", maturo, con baffetti infognafemmine, elegante e fumatore incallito. Preciso come un sergente dei commandos emanò gli ordini alla "truppa" composta di nove poliziotti e dal brigadiere Scialla, piccolo, tozzo, allegro e gioviale, romano de Roma, ed infine, l'agente scelto Pederzani, detto "Marco, il bello", sposato, un metro e novanta di statura, un pugno che se arrivasse sul grugno a qualcuno lascerebbe il segno come il calcio di un mulo!
La coppia fuggiasca non era nel mirino della polizia. Quella fuga, dei nudi corpi, non interessava a nessuno dei militi che ebbero ben altro da compiere: dietro telefonata anonima, due camionisti olandesi erano legati e imbavagliati al tronco di un albero. Bisognava cercarli. Li trovarono a cento metri, ad un dipresso, al lato Nord-Est del Cimitero Nuovo, in prossimità di un binario conclusivo.
Il maresciallo guardò l'orologio. Era l'una e ventisei di notte. La terza volta che a Verona, in un simile orario medio notturno, fossero individuati camionisti derubati da gang adeguata a tali furti.
Papini era solito bravare con certi scemi derubati, ma stanotte lasciò correre per la deficienza dei malcapitati che parvero piangere come bambini in cerca della mamma.
"Guardateli! Sono bebè nati nel ventre dei muli incazzati.", disse come pensasse ad alta voce, Pederzani.
"Già... Grossi come buoi, ma pivelli imbecilli!", accennò Papini.
I furti degli autoarticolati erano frequenti nella zona compresa tra Brescia-Verona-Trento, che i camionisti la soprannominarono "Triangolo delle Bermuda", riferendosi a quel tratto dell'Atlantico dove aerei e navi scomparivano senza lasciare traccia.
Papini individuò in quegli incolpevoli olandesi che il loro autoarticolato era l'ennesimo rubato su commissione: i ladri, vale a dire, si accordavano in precedenza con i ricettatori sugli articoli da procurare; di solito trattansi di vari elettrodomestici, tessuti, sigarette, videocassette e dvd. Lo strano fu che, il furto di turno, era per la precisione... la scomparsa di 4. 660 litri d'olio d'oliva olandese!
"Olio in bottiglie! Mi chiedo se i ladri hanno in ballo quintali d'insalate da condire per gli ospiti di una casa di cura!", fece il brigadiere in tono neutro, cercando di recuperare tempo, giacché stentava a rimettersi dalla sorpresa.

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