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La rosa il papavero e la camomilla

La rosa, il papavero e la camomilla

C'era una volta. un bel giardino. Era da poco cominciata la primavera ed i primi caldi ridestavano la vegetazione. Alberi da frutta e da ombra s'erano da poco svegliati e sebbene ancora sbadigliassero, avevano preso di buona lena a rivestire con fresco fogliame i nudi rami invernali. In un cantuccio, tre piccoli steli portavano sul capo baldanzosi boccioli
"Ancora un po' - disse la rosa rossa - e diventerò la regina del giardino." Il papavero, che s'era accasato qualche palmo lì vicino ed in altezza non sfigurava affatto, cominciò anche lui a lanciare proclami: "Questo giardino ha bisogno di tinteggiatura!" - disse con tono saccente - "Il tempo di spiegare i miei petali rosso rubino e sarà tutta un'altra cosa". Tra i due senza che una spiegazione logica potesse essere data, cominciò a sbocciare una piccola camomilla da campo, quella che i nonni una volta raccolta la esponevano per alcuni giorni al sorriso del sole perché fosse poi utilizzata per gustose e provvidenziali tisane. "E tu cosa hai a che fare con noi?" - dissero in coro e piuttosto seccati la rosa ed il papavero -. "Noi diamo vivacità e colore al giardino, siamo alti, belli - dissero impettiti - e destinati ad abbellire i saloni, le fioriere - disse la rosa - e rappresentiamo il risveglio e la bellezza creativa della natura dopo il letargo invernale", aggiunse il papavero che non voleva essere da meno della rosa in quanto ad importanza sociale.
"Quei tuoi colori scialbi, quasi anonimi - disse con superiorità la rosa - e quella tua altezza da pigmeo da confonderti con le erbacce - replicò il papavero - sono un pugno nell'occhio al buon gusto, all'estetica".
"Cari fratelli floreali - disse la camomilla - io non ho studiato estetica e di buon gusto non me ne intendo molto, ma forse anch'io potrei essere utile visto che qualcuno qui mi ha seminato". Sentirsi chiamare fratelli floreali indignò non poco la rosa ed il papavero che ammonirono severamente la camomilla: "Quando entra gente nel giardino - disse la rosa - tu tieniti bassa bassa per non rovinare l'incantesimo e l'estetica - aggiunse il papavero. Sarà perché s'erano attardati oltre che accaldati nei loro discorsi, ma nessuno dei tre aveva fatto caso ai nuvoloni che capricciosi e grassocci s'erano adagiati cupi sul giardino. Quando s'accorsero, era troppo tardi e grossi chicchi di ghiaccio avevano già cominciato a colpire violentemente i loro capi. La rosa non ebbe come ripararsi e nemmeno il papavero, mentre la camomilla trovò rifugio tra fili d'erba. La grandine scese impietosa e copiosa e dopo qualche minuto il temporale, seppure violento, era già bello e lontano. La rosa ed il papavero erano sfigurati poiché tutti i loro giovani petali risultavano lacerati e gravemente danneggiati. Annaspando venne fuori anche la camomilla Vide la rosa ed il papavero davvero malconci ma non si perse d'animo. Conoscendo le proprietà curative dei suoi petali se ne privò e prese a fare degli impacchi. Cominciò a medicare le ferite della rosa e poi quelle del papavero. Poi esausta s'addormentò... L'indomani la rosa ed il papavero furono svegliati da delicati raggi mattutini. "Sai - disse la rosa - la camomilla ha fatto davvero un buon lavoro; mi sento rinata e poi guarda i miei petali sembrano nuovi." Il papavero dopo un rapido controllo al suo vestiario esclamò: "Magnifico, nemmeno un graffio, sono rinato". Intanto la camomilla stentava a risvegliarsi: era stremata e poi senza i suoi petali non aveva più speranze. A quella vista gli occhi della rosa e del papavero si riempirono di lacrime

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7 commenti:

  • sara rota il 19/06/2007 20:52
    Molto bello, io l'ho apprezzato.
  • michele marra il 25/04/2007 11:53
    Il Poeta Rivoluzionario
    da "Un Uomo"
    di Oriana Fallaci

    Il poeta ribelle, l'eroe solitario, è un individuo senza seguaci: non trascina le masse in piazza, non provoca le rivoluzioni. Però le prepara. Anche se non combina nulla di immediato e di pratico, anche se si esprime attraverso bravate o follie, anche se viene respinto o offeso, egli muove le acque dello stagno che tace, incrina le dighe del conformismo che frena, disturba il potere che opprime. Infatti qualsiasi cosa egli dica o intraprenda, persino una frase interrotta, un'impresa fallita, diventa un seme destinato a fallire, un profumo che resta nell'aria, un esempio per le altre piante del bosco, per noi che non abbiamo il suo coraggio e la sua veggenza e il suo genio. E lo stagno lo sa, il potere lo sa che il vero nemico è lui, il vero pericolo da liquidare. Sa addirittura che egli non può essere rimpiazzato o copiato: la storia del mondo ci ha ben fornito la prova che morto un leader se ne inventa un altro, morto un uomo d'azione se ne trova un altro. Morto un poeta, invece, eliminato un eroe, si forma un vuoto incolmabile, e bisogna attendere che gli dei lo facciano resuscitare. Chissà dove, chissà quando
  • Matteo Zanetti il 16/01/2007 12:37
    Originale ed efficace
  • Matteo Zanetti il 16/01/2007 12:37
    Originale ed efficace

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