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Monologo sul millennio - ultimo quarto

Però ... però, ecco, io vi sto parlando da un bel po' di tempo, ormai. Vi ho portato degli argomenti, ho cercato con ogni mezzo di far scoccare dentro di voi la scintilla della fede, di prepararvi ad essere partecipi, ma che dico, protagonisti di questi tempi fantastici ed irripetibili! Ho cercato...
Via, facciamo così. Io vengo vicino a voi, il più vicino possibile, mi siedo sul bordo del palcoscenico in modo che ci possiamo guardare in faccia, diritti negli occhi, francamente, come vecchi amici. Perché dovete, anzi, dobbiamo essere franchi. Vedete, il mio compito qui è quello... come dice il contratto? ... Sì, quello, leggo testualmente, di farvi "diventare impavidi guerrieri della modernità, sostenitori convinti delle meravigliose possibilità che il Nuovo Millennio offre all'umanità intera". Ecco, questo è il mio compito, la ragione per cui sono qui. Il motivo di tanto parlare. Del calore che ho messo nei miei gesti, della pazienza che ho avuto nell'ascoltare.
Eppure non vi vedo convinti. Siete freddi, diffidenti, ostili. Osservo i vostri volti, così vicini al mio, e li vedo chiusi ad ogni possibilità di cambiamento.
Quando parlo del nuovo, voi non lo capite. Mi state a sentire con un'espressione assente, stolida. Ma appena mi capita di accennare alle cose del passato, subito vedo una luce che si accende nelle vostre pupille, un bagliore, una specie di speranza, un sentimento forte, intenso, che assomiglia molto alla nostalgia, che è nostalgia.
State attenti, la nostalgia è una brutta bestia, non lasciate che si impossessi della vostra anima!
La nostalgia è la faccia buona della paura. È uno stato di confusione, un regresso all'infanzia, dove è giusto solo ciò che già si conosce, dove quello che succederà è ignoto e quindi potenzialmente, forse sicuramente, cattivo. La nostalgia è una catena che limita la vostra volontà di agire, di misurarvi, di comprendere i vostri limiti. È un ventre materno, di certo caldo ed accogliente, consolatorio. Ma che vi impedisce di crescere, di diventare veri uomini, vere donne!
Se voi vi ostinerete in questa sciocca difesa del passato, se non lo lasciate andare al suo ineluttabile destino, perché è destino che il passato venga travolto, relegato nelle buie profondità della Storia! Se ancora resistete, voi sarete trascinati con esso, anche voi diventerete dei fantasmi. Continuerete a muovervi come me, come gli altri, mangerete, dormirete, farete ogni cosa come noi, ma sarete morti! Degli zombie!
Ma se invece darete spazio al Nuovo, se riuscirete a coglierne il disegno grandioso, sarete pronti per entrare nel nuovo paradiso terrestre - beatamente inconsapevoli del bene e del male - una schiera di esseri perennemente felici... felici... No! No, che fate? No, fermi, calmatevi, vi prego! No, ehi, attenzione, non cominciate a tirare roba! Io... io sono un professionista, non vi perm... Ahi! Fa male! Smettetela, vi prego, smettetela! No, cari vi prego calmatevi, parliamo, vi scongiuro... Non mi strattonate così, no, mi fate paura... Ecco, sono pronto a ritirare quello che ho detto, non volevo offendervi, lo giuro!

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0 recensioni:

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10 commenti:

  • Diego TURATTO il 05/09/2011 12:33
    Sei un Signor scrittore, e da te c'è solo da imparare. Se non era per la tua valutazione sulla mia caccola di racconto probabilmente non ti "scoprivo"... complimenti e sei altre critiche da farmi ben vengano, traumatizzanti o spietate che siano.
  • Anonimo il 04/05/2011 09:12
    ... il tuo lavoro, non Kraus.
  • Anonimo il 03/05/2011 19:06
    Gianni, l'hai vista la foto che accompagnava la prima edizione di Kraus?
    Anche a me piacerebbe vederlo a teatro
  • Giovanni Barletta il 03/05/2011 18:26
    Grazie Suszanne, grazie Smeraldoeneve, siete troppo buone!
  • Anonimo il 03/05/2011 18:15
    Complimenti, veramente bravo.

    Suz
  • Anonimo il 30/04/2011 09:39
    Complimenti sinceri, senza parole per me è un capolavoro
  • Giovanni Barletta il 28/04/2011 18:19
    A tutti (i superstiti) grazie per i bellissimi commenti
    @Giacomo. Lo scopo era proprio quello. In realtà è stato mio figlio che mi ha fatto vedere altri possibili punti di vista su questo nostro mondo.
    @ Michele. Mi rendo conto che che non è una lettura facile. Del resto il riferimento che ho preso è "Gli ultimi giorni dell'umanità" di Karl Kraus (sono modesto...)
    @ Roberta. Sì, è pensato come un lavoro teatrale, anche se onestamente non so nemmeno dove si cominci a scrivere per il teatro!
    Per questo lavoro ho un sogno: poterlo vedere rappresentato su di un palcoscenico. Di solito non scrivo con il pensiero di pubblicare, ma per questo sento che il solo leggerlo non renda bene l'idea. Chissà ...
  • Anonimo il 27/04/2011 11:14
    Finale inaspettato e piaciutissimo!
    Sinceramente non ricordo se all'inizio avevi spiegato che il protagonista parlava su palcoscenico... comunque a me aveva immediatamente dato quella idea... infatti ho letto le varie parti immaginando un tono enfatico ed una gestualità teatrale!!!
    Riuscitissimo Gianni
  • Michele Rotunno il 20/04/2011 22:49
    Io l'avrei messa come prima parte, quella iniziale, e poi il resto. Ma è una mia personale idea.
    Un lavoro profondo e, diciamolo, anche per pochi adepti.
    Ciao Gianni
  • Anonimo il 20/04/2011 07:38
    Molto bello... un lavoro il tuo che fa pensare. Piaciutissimo questo finale... molto attuale.
    Bravo davvero... inoltre ben scritto e geniale l'idea. Io amo molto anche l'idea che sta dietro oltre alla buona scrittura... il contenuto, come si diceva una volta. ciaociao, Giovanni.

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